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Sanatoria abusi edilizi: ultime sentenze

23 Ottobre 2019
Sanatoria abusi edilizi: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: domanda di concessione in sanatoria per abusi edilizi; procedura di regolarizzazione eccezionale degli abusi edilizi; repressione degli illeciti edilizi; demolizione dell’opera abusiva; provvedimento di diniego della sanatoria. 

In pendenza dell’ordine di demolizione, l’accertamento degli abusi edilizi osta al rilascio della sanatoria? È rilevante la previsione del richiedente la sanatoria edilizia di demolire una parte delle opere abusive oggetto della domanda? Sono sanabili gli abusi edilizi realizzati in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico? Per scoprirlo, leggi le ultime sentenze.

Violazione dei piani regolatori e dei regolamenti edilizi comunali

Ai fini della regolarizzazione dell’abuso edilizio rileva l’attuale oggetto dell’istanza di sanatoria edilizia, ed è priva di effetti giuridici la previsione del richiedente di demolire una parte dell’opera abusiva oggetto della domanda di sanatoria, previsione che non può quindi incidere sull’assentibilità della regolarizzazione degli abusi edilizi.

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. III, 16/04/2019, n.555

Accoglimento domanda di concessione in sanatoria

La presentazione di una domanda di concessione in sanatoria per abusi edilizi impone al Comune competente la sua disamina e l’adozione dei provvedimenti conseguenti, di talché gli atti repressivi dell’abuso in precedenza adottati perdono efficacia, salva la necessità di una loro rinnovata adozione nell’eventualità di un successivo rigetto dell’istanza di sanatoria.

Se infatti è accolta la domanda di concessione in sanatoria, conseguentemente gli atti sanzionatori impugnati sono implicitamente rimossi; se viceversa il Comune disattende l’istanza, respingendola, è tenuto, in base all’art. 40, comma 1, L. n. 47 del 1985 (anche questo richiamato dall’art. 32, comma 25, del D.L. 30 settembre 2003 n. 269, che rinvia alle disposizioni di cui ai capi IV e V della legge n. 47), a procedere al completo riesame della fattispecie, assumendo se del caso nuovi, e questa volta conclusivi, provvedimenti sanzionatori, che a loro volta troveranno esecuzione oppure saranno oggetto di autonoma impugnativa, con conseguente cessazione immediata, anche in caso di diniego di sanatoria, di ogni efficacia lesiva da parte della primitiva ordinanza impugnata.

Pertanto, la richiesta di concessione in sanatoria determina la sopravvenuta carenza d’interesse all’annullamento dell’atto sanzionatorio in relazione al quale tale domanda è stata presentata (a seconda dei casi, l’ordine di demolizione dell’abuso accertato, la riduzione in pristino dello stato dei luoghi, e/o i successivi provvedimenti di accertamento dell’inottemperanza all’ordine di demolizione e di acquisizione al patrimonio comunale), con la traslazione dell’interesse a ricorrere sul futuro provvedimento che, eventualmente, abbia a respingere la domanda medesima (ad esempio, per la mancata corresponsione dell’oblazione definitivamente accertata come dovuta), e disponga nuovamente la demolizione dell’opera abusiva.

Consiglio di Stato sez. VI, 15/04/2019, n.2438

Normativa sul condono edilizio

La normativa sul condono edilizio, per la sua natura straordinaria ed eccezionale, è di stretta interpretazione e dal relativo ambito di applicazione sono escluse le opere che oggettivamente non abbiano i requisiti di condonabilità di cui all’art. 32, d.l. n. 269/2003, laddove viene inequivocabilmente individuata la tipologia di opere assolutamente insanabili.

Trattandosi di una legalizzazione in via eccezionale di una condotta che l’ordinamento giuridico considerava illegittimo al momento della commissione e consistendo il condono edilizio in una procedura di regolarizzazione eccezionale degli abusi edilizi, la quale porta come risultato un effetto di sanatoria sia ai fini amministrativi sia ai fini penali, la relativa portata è del tutto eccezionale, limitata alle ipotesi ivi tassativamente previste, ovvero agli abusi edilizi individuati come condonabili di volta in volta dalla legge istitutiva, che può allargare oppure restringere le ipotesi nell’esercizio della discrezionalità legislativa.

Ne discende che, costituendo la possibilità, prevista in via generale ed astratta, di procedere alla sanatoria di abusi edilizi una palese deroga a fondamentali principi di legalità, responsabilità e certezza giuridica tipici dell’ordinamento, le relative previsioni rivestono carattere straordinario ed eccezionale e quindi tassativo e non suscettibile di applicazione analogica o estensiva.

In applicazione delle illustrate coordinate interpretative, è dunque sufficiente, al fine di escludere la condonabilità delle opere abusive, la loro riconducibilità alla tipologia di opere che la legge ha escluso dall’ambito applicativo del condono, senza che vi sia spazio per accertamenti in ordine alla compatibilità o meno, in fatto, delle opere con le ragioni del vincolo.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 08/04/2019, n.4572

Repressione degli abusi edilizi: inerzia della PA

La mera inerzia da parte della PA nella repressione degli illeciti edilizi non comporta la perdita del potere/dovere dell’autorità amministrativa di contrastare il fenomeno dell’abusivismo edilizio, né è idonea a consolidare alcun affidamento ovvero a generare alcuna aspettativa giuridicamente rilevante in ordine alla legittimazione di una situazione che costituisce illecito permanente, con una sorta di inammissibile sanatoria praeter legem.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. III, 01/04/2019, n.1781

La sanzione della nullità

La sanzione della nullità, prevista dalla Legge n. 47 del 1985 art. 40 con riferimento a vicende negoziali relative ad immobili privi della necessaria concessione edificatoria, trova applicazione nei soli contratti con effetti traslativi e non anche con riguardo ai contratti con efficacia obbligatoria, quale il preliminare di vendita, come si desume dal tenore letterale della norma, nonché dalla circostanza che successivamente al contratto preliminare può intervenire la concessione in sanatoria degli abusi edilizi commessi o essere prodotta la dichiarazione prevista dalla stessa norma, ove si tratti di immobili costruiti anteriormente al 1 settembre 1967, con la conseguenza che in queste ipotesi rimane esclusa la sanzione di nullità per il successivo contratto definitivo di vendita, ovvero si può far luogo alla pronunzia di sentenza ex art. 2932 c.c.

Cassazione civile sez. II, 07/03/2019, n.6685

Reati urbanistici e sanatoria degli abusi edilizi idonea ad estinguere il reato

In tema di reati urbanistici, la sanatoria degli abusi edilizi idonea ad estinguere il reato di cui al d.P.R. n. 380 del 2001, art. 44, non ammette termini o condizioni atteso che la ratio della norma è quella di dare rilievo alla piena conformità agli strumenti urbanistici dell’intera opera così come realizzata, senza quindi che siano consentiti accorgimenti per far rientrare la stessa nell’alveo della legittimità urbanistica.

È illegittimo, e non determina l’estinzione del reato edilizio di cui al d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 44, il rilascio di un permesso di costruire in sanatoria condizionato all’esecuzione di specifici interventi finalizzati a ricondurre il manufatto abusivo nell’alveo di conformità agli strumenti urbanistici, in quanto detta subordinazione contrasta ontologicamente con la ratio della sanatoria, collegabile alla già avvenuta esecuzione delle opere e alla loro integrale rispondenza alla disciplina urbanistica in tema di reati urbanistici.

Cassazione penale sez. III, 22/02/2019, n.13084

Zona sottoposta a vincolo paesaggistico

Gli abusi edilizi realizzati in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico ai sensi dell’art. 136 D.Lgs. n. 42/2004, non sono suscettibili di sanatoria, neppure mediante il rilascio di un permesso di costruire postumo, dovendo pertanto essere respinta l’impugnazione del provvedimento di diniego della sanatoria.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 17/01/2019, n.652

Acquisizione gratuita dell’immobile abusivo

Il condono degli abusi edilizi ai sensi dell’art. 43, l. n. 47 del 1985, non è precluso dal provvedimento di acquisizione gratuita dell’immobile abusivo al patrimonio del Comune, né sono preclusivi l’avvenuta trascrizione del provvedimento sanzionatorio e la semplice presa di possesso del bene senza modificazione della sua consistenza e destinazione da parte del Comune, determinandosi invece una situazione incompatibile con la sanatoria solo quando all’immissione in possesso siano seguite la demolizione dell’immobile o la sua utilizzazione a fini pubblici.

Consiglio di Stato sez. III, 15/01/2019, n.386

Ordine di demolizione

In tema di abusi edilizi, l’accertamento dell’illecito penale, anche se distinto da quello amministrativo, in pendenza dell’ordine di demolizione scaturente dal giudicato penale, è da solo ostativo al rilascio della sanatoria, essendo in tal caso legittimo l’annullamento in autotutela da parte del Comune della concessa sanatoria.

Consiglio di Stato sez. VI, 20/06/2019, n.4205

Comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento della domanda di sanatoria

La natura vincolata delle determinazioni in materia di abusi edilizi e, quindi, anche delle determinazioni di sanatoria, esclude la possibilità di apporti partecipativi dei soggetti interessati e, conseguentemente, non impone nei confronti dell’amministrazione procedente, come quando l’impedimento al condono sia insuperabile perché tassativamente previsto dalla legge, un obbligo di previa comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento della relativa domanda.

Consiglio di Stato sez. VI, 18/06/2019, n.4103

Principio della doppia conformità: cos’è?

Il principio della doppia conformità di cui all’art. 36, t.u. n. 380 del 2001non può essere interpretato in modo riduttivo, nel senso che per la sanatoria sia sufficiente che la conformità sussista al momento in cui si provvede sulla relativa domanda; accontentarsi infatti della semplice conformità alla normativa urbanistica ed edilizia sopravvenuta si tradurrebbe in un sostanziale incentivo a commettere abusi edilizi, nella speranza di una successiva modifica in senso favorevole degli strumenti di pianificazione, con il risultato di far condizionare dal fatto compiuto il potere di governo del territorio che spetta all’amministrazione, con evidente pregiudizio al buon andamento di essa.

Consiglio di Stato sez. II, 13/06/2019, n.3958



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10 Commenti

  1. Consiglio di stato 3958 del 2019 non condivisibile. Si demolisce una costruzione che, subito dopo, si può ricostruire identico in quanto conforme allo strumento urbanistico.
    Meno male che la Regione Siciliana con la legge 16 del 2016 ha eliminato questa sciocchezza della doppia conformità.
    Arch. Rocco Aluzzo

    1. Se non ricordo male, c’è stato un tentativo di eliminare la doppia conformità, ma questa parte della legge è stata purtroppo impugnata dal Commissario dello Stato.
      Carlo Foderà (Trapani).

  2. Buongiorno. Vorrei sapere quanto tempo c’è a disposizione per demolire un abuso edilizio dall’ingiunzione. E che succede se non lo si fa?

    1. Buongiorno Maurizio. Il responsabile dell’abuso edilizio deve provvedere alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi entro massimo 90 giorni dall’ingiunzione. Se non lo fa, il bene e l’area di sedime, nonché quella necessaria alla realizzazione di opere analoghe a quelle abusive sono acquisiti di diritto gratuitamente al patrimonio del Comune. L’area acquisita non può comunque essere superiore a dieci volte la complessiva superficie utile abusivamente costruita. Una volta acquisita al patrimonio del Comune, l’opera viene demolita con ordinanza del dirigente o del responsabile del competente ufficio comunale a spese del responsabile dell’abuso. La demolizione viene evitata solo se viene adottata una delibera consiliare con cui l’opera venga dichiarata di interesse pubblico e sempre che l’opera non contrasti con rilevanti interessi urbanistici, ambientali o di rispetto dell’assetto idrogeologico.

  3. Se a seguito della rilevazione dell’abuso edilizio non si procede in alcun modo, cioè in caso di mancata demolizione, si rischia qualche multa?

    1. Oltre alla confisca del terreno, il proprietario che non demolisce l’abuso edilizio è soggetto a una sanzione amministrativa compresa tra 2.000 euro e 20.000 euro, salva l’applicazione di altre misure e sanzioni previste da norme vigenti. Resta ovviamente ferma l’eventuale condanna penale per il reato di abuso edilizio.

  4. Gentili specialisti del diritto, vorrei avere la vostra risposta ad un mio quesito che mi sta mettendo un po’ di agitazione. Dopo una condanna penale per abuso edilizio, è possibile chiedere una sanatoria?

    1. In tema di reati edilizi, e specificamente in materia di ripristino o demolizione dello stato dei luoghi anteriore alla realizzazione del fabbricato abusivo, si può ottenere la revoca o la sospensione dell’ordine di demolizione delle opere abusive se il responsabile presenta una istanza di condono o sanatoria anche se ciò avviene dopo il passaggio in giudicato della sentenza di condanna (ossia dopo che la sentenza penale diventa definitiva). La revoca o la sospensione della demolizione però non avviene automaticamente: il giudice dell’esecuzione infatti valuta innanzitutto che sussistano elementi che facciano ritenere plausibile l’accoglimento della domanda da parte dell’autorità amministrativa competente. In pratica, la demolizione si blocca o se la sanatoria è già stata concessa o se è verosimile che la relativa domanda venga accolta nell’imminenza. Tali concetti sono stati ribaditi dalla Cassazione con la pronuncia in commento. Se interviene la sanatoria dell’abuso e quindi l’amministrazione ritiene di regolarizzare l’opera – si legge in sentenza – il predetto ordine può essere revocato, anche eventualmente in sede esecutiva laddove sia divenuta definitiva la sentenza di condanna. Il giudice dell’esecuzione, prima di bloccare l’ordine di demolizione, controlla la legittimità della richiesta di sanatoria sotto il profilo della sussistenza dei presupposti per la sua emanazione e dei requisiti di forma e sostanza richiesti dalla legge per il corretto esercizio del potere di rilascio. Nel caso in cui sia stata presentata soltanto una domanda di condono o sanatoria, il giudice può disporre la sospensione dell’esecuzione laddove ritenga prevedibile che, in un breve lasso di tempo, l’autorità amministrativa adotti un provvedimento che si ponga in insanabile contrasto con l’ordine di esecuzione.

  5. Buongiorno. Vorrei sapere se c’è la possibilità che un ordine di demolizione possa andare in prescrizione. Vi ringrazio per la vostra eventuale risposta. Sono ben accetti tutti i chiarimenti possibili su questo argomento, in quanto deve capire in che modo procedere e come evitare di peggiorare la mia attuale situzione.

    1. Buongiorno Daniele. L’ordine di demolizione non si prescrive mai e può essere impartito anche a distanza di molti anni. Anche un vecchio abuso edilizio può essere raggiunto quindi da un provvedimento di demolizione, benché il proprietario non sia l’effettivo responsabile per aver acquistato l’immobile in tale stato di fatto. L’obbligo di demolizione si configura come un dovere di ripristino dello stato dei luoghi, e come tale ha per oggetto sia il manufatto abusivo originariamente contestato, sia le opere accessorie e complementari nonché le opere successive, sulle quali si riversa il carattere abusivo della originaria costruzione. Ricordiamo che oltre alla confisca del terreno, il proprietario che non demolisce l’abuso edilizio è soggetto a una sanzione amministrativa compresa tra 2.000 euro e 20.000 euro, salva l’applicazione di altre misure e sanzioni previste da norme vigenti. Resta ovviamente ferma l’eventuale condanna penale per il reato di abuso edilizio.

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