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Resistenza a pubblico ufficiale: ultime sentenze

30 Settembre 2019
Resistenza a pubblico ufficiale: ultime sentenze

Sussiste il reato di resistenza a pubblico ufficiale se si adotta una condotta di guida obiettivamente pericolosa mettendo a rischio l’incolumità degli agenti inseguitori o degli altri utenti della strada

Fuga all’alt intimato dalla polizia

Nel reato di resistenza a pubblico ufficiale la violenza consiste in un comportamento idoneo a opporsi, in maniera concreta ed efficace, all’atto che il pubblico ufficiale sta legittimamente compiendo, sicché deve rispondere di tale reato il soggetto che, alla guida di un’autovettura, anziché fermarsi all’alt intimatogli dagli agenti di polizia, si dia alla fuga ad altissima velocità e, al fine di vanificare l’inseguimento, ponga in essere manovre di guida tali da creare una situazione di generale pericolo.

Corte di cassazione, sezione VI penale, sentenza 16 settembre 2019 n. 38240

In tema di resistenza a pubblico ufficiale integra il reato la condotta di chi, alla guida di un’autovettura, pratichi manovre rischiose mettendo in pericolo la vita e l’incolumità degli operanti e degli altri utenti della strada.

Cassazione penale sez. III, 06/02/2019, n.24633

Il delitto di resistenza a un pubblico ufficiale (art. 337 c.p.) è integrato anche dalla violenza cosiddetta impropria, che, pur non aggredendo direttamente il pubblico ufficiale, si riverbera negativamente nell’esplicazione della sua funzione, impedendola o ostacolandola; pertanto solamente la resistenza passiva, come mancanza di qualunque forma di violenza o di minaccia, rimane al di fuori della previsione legislativa. (Nella fattispecie l’inottemperanza all’intimazione dell’alt da parte dei Carabinieri aveva causato un inseguimento con concreto pericolo per l’integrità degli utenti della strada).

Corte di cassazione, sezione VI penale, sentenza 21 dicembre 2017 n. 57222 

Non sussiste resistenza a pubblico ufficiale se l’uso della forza si risolve in una resistenza passiva

Non sussiste l’ipotesi di resistenza a pubblico ufficiale allorché vi sia un moderato uso della forza, risolventesi in una resistenza passiva, che impedisce di ravvisare quell’effettiva violenza oppositiva che sola può integrare il contestato delitto di resistenza.

Cassazione penale sez. VI, 22/01/2019, n.5209

Violenza o minaccia a pubblico ufficiale

Il reato di resistenza a pubblico ufficiale è stato tipicizzato dal legislatore soltanto sotto il profilo teleologico, come volontà diretta a impedire la libertà d’azione del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio, di talché la minaccia o la violenza possono consistere in qualunque mezzo di coazione fisica o psichica diretto in modo idoneo e univocamente a raggiungere lo scopo di impedire, turbare, ostacolare l’atto di ufficio o di servizio intrapreso, ciò perché l’idoneità della minaccia va valutata con giudizio ex ante, a nulla rilevando il fatto che in concreto i destinatari non siano stati intimiditi e che il male minacciato non si sia realizzato (nella fattispecie, l’imputato risultava avere cercato di ostacolare l’attività degli agenti, facendo intendere di essere in grado di arrecare loro problemi in sede giudiziaria, millantando di averlo già fatto contro altri agenti, quindi prospettando implicitamente la presentazione di una denuncia calunniosa: la Corte, nel rigettare il ricorso avverso la sentenza di condanna, ha ritenuto che anche una millanteria può costituire mezzo idoneo a turbare e ostacolare l’operato del pubblico ufficiale, per effetto della prospettazione di conseguenze pregiudizievoli attraverso la presentazione di un esposto calunnioso con l’implicito riferimento alla possibilità di creare problemi grazie alle proprie conoscenze influenti).

Ai fini della configurabilità del reato di resistenza a pubblico ufficiale, è necessaria la volontà diretta ad impedire la libertà d’azione del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio e la minaccia o la violenza possono consistere in qualunque mezzo di coazione psichica o fisica volto a raggiungere lo scopo di impedire, ostacolare o turbare l’atto di ufficio o di servizio intrapreso dal soggetto.

Corte di cassazione, sezione VI penale, sentenza 10 luglio 2019 n. 30424 

Controllore e ausiliare del traffico in servizio: verifica del biglietto 

Il verificatore dei titoli di viaggio (cosiddetto controllore) dipendente di un’azienda di trasporto pubblico locale, riveste, se in servizio, la qualità di pubblico ufficiale, essendo munito dei poteri autorizzativi e certificativi previsti dall’articolo 357, co. 2, c.p. Nessun rilievo ostativo a tale inquadramento giuridico assume l’attribuzione alla stessa persona fisica di tali mansioni insieme a quelle proprie dell’ausiliario del traffico, inquadrato come incaricato di pubblico servizio dall’articolo 17, co. 2, Legge 127/1997, come interpretato dall’articolo 68, co. 1, Legge 488/1999. Di conseguenza, chi reagisce alla legittima richiesta del controllore in servizio di esibire il biglietto di viaggio, minacciandolo e cagionandogli lesioni personali, commette il reato di resistenza a pubblico ufficiale punito.

Allorché il dipendente dell’azienda di trasporto pubblico locale rivesta la doppia qualifica sia di ausiliario del traffico sia di controllore dei titoli di viaggio sui mezzi di trasporto del Comune, sussiste il reato di resistenza di cui all’art. 337 c.p. nella condotta dell’imputato che minacci e cagioni lesioni al dipendente della ditta di trasporti comunale il quale, nello svolgimento del servizio affidatogli, gli aveva chiesto di esibire il biglietto di viaggio.

Corte di cassazione, sezione VI penale, sentenza 27 maggio 2019 n. 23223 

Non sussiste il reato di violenza o minaccia a pubblico ufficiale se la violenza della minaccia sono attuate  dopo il compimento dell’atto doveroso del pubblico ufficiale. (Nel caso di specie, l’imputato, in evidente stato confusionale e in condizioni di ubriachezza,  dopo che il funzionario dell’Atac gli aveva chiesto di esibire il titolo di viaggio e gli intimava di scendere dall’autobus,  afferrava il controllore alla giacca facendolo cadere dall’autobus).

Tribunale Napoli sez. I, 12/11/2018, n.13017

Minacce autolesionistiche contro un pubblico ufficiale, sussiste il reato di resistenza

La condotta ovvero la seria minaccia autolesionistica dell’agente, quando sia diretta a impedire o contrastare il compimento di un legittimo atto d’ufficio del pubblico ufficiale, integra il delitto di resistenza a pubblico ufficiale.

Cassazione penale sez. VI, 06/03/2019, n.24877

Evitare di essere caricato sull’auto della polizia e fare resistenza

Ai fini della configurabilità del reato di resistenza a pubblico ufficiale non è necessario che la violenza o la minaccia sia usata sulla persona del pubblico ufficiale, ma soltanto che sia stata posta in essere per opporsi allo stesso nel compimento di un atto di ufficio, con la conseguenza che è sufficiente anche la violenza sulle cose, la quale non è però configurabile quando la condotta si traduce in un mero atteggiamento di resistenza passiva. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la sussistenza del reato in relazione a condotta consistita nel puntare i piedi e le mani su di un’auto della polizia per evitare di essere caricato sulla stessa e di essere così condotto negli uffici di p.s.).

Corte di cassazione, sezione VI penale, sentenza 10 febbraio 2015 n. 6069

Condotta ingiuriosa posta nei confronti del pubblico ufficiale 

Non integra il delitto di resistenza di cui all’art. 337 c.p. la condotta ingiuriosa posta in essere nei confronti di un pubblico ufficiale, quando essa non riveli alcuna volontà di opporsi allo svolgimento dell’atto d’ufficio e risulti priva del nesso di causalità psicologica tra l’offesa arrecata e le funzioni esercitate, ma rappresenti piuttosto l’espressione di uno sfogo di sentimenti ostili e di disprezzo, da inquadrare nell’ipotesi di oltraggio già prevista dall’art. 341 c.p. e abrogata dall’art. 18 della L. 25 giugno 1999, n. 205. (Fattispecie in cui l’imputato, senza porre in essere alcun comportamento violento o minaccioso, si è limitato a ingiuriare gli agenti operanti in occasione di un controllo sulla sua autovettura).

Corte di cassazione, sezione VI penale, sentenza 3 dicembre 2008 n. 44976

Il rifiuto di sottoporsi a test alcolico non assorbe il reato di resistenza a pubblico ufficiale commesso nel medesimo contesto spazio-temporale

Il rifiuto di sottoporsi a test alcolico(art. 186 co. 7 D. lvo 285/1992) non assorbe il reato di resistenza a pubblico ufficiale commesso nel medesimo contesto spazio-temporale. (Nel caso di specie, vi era un decreto penale di condanna per il reato di cui all’art. 186 co. 7 C.d.s. che non costituiva ne bis in idem rispetto al reato di resistenza a pubblico ufficiale contestato in un procedimento penale diverso).

Tribunale Terni, 05/06/2019, n.524

Reato di resistenza a pubblico ufficiale: condotta necessaria e sufficiente e nozione di atti d’ufficio

Per la configurabilità del reato di resistenza a pubblico ufficiale è sufficiente una condotta idonea a impedire o turbare l’attività del pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, mentre non occorre che tale condotta violenta o minacciosa abbia realizzato l’effetto voluto di impedire il compimento dell’atto di ufficio. La nozione di atti d’ufficio comprende poi una vasta gamma di comportamenti umani, effettivamente o potenzialmente riconducibili all’incarico del pubblico ufficiale. Ciò posto, nella fattispecie, il Tribunale ha riconosciuto sussistente il reato ex articolo 337 del Cp in relazione alla condotta dell’imputato il quale, al fine di opporsi agli agenti di Polizia Penitenziaria che lo invitavano a entrare nella sala di attesa della Casa Circondariale, si scagliava contro di essi impugnando una lametta e si opponeva al tentativo dei medesimi, agenti di sottrarre la stessa dalle sue mani.

Tribunale Napoli, 10/01/2019, n.117

Commette resistenza a pubblico ufficiale anche il passeggero del ciclomotore che, dopo essersi fermato all’alt, riprenda la marcia investendo i militari

Risponde del reato di resistenza a pubblico ufficiale anche il passeggero del ciclomotore che dopo l’intimazione dell’alt da parte delle forze dell’ordine si sia prima fermato e poi abbia ripreso la marcia accelerando indirizzandosi contro i militari che venivano investiti rappresentando la ripresa della marcia un elemento concreto per dedurre l’avvenuto accordo sull’esecuzione del reato.

Tribunale Torre Annunziata, 29/11/2018, n.3216

Non commette resistenza a pubblico ufficiale chi, invitato a salire sull’auto di servizio, sferri una spallata all’ufficiale e, divincolandosi, si dia alla fuga

Non integra il delitto di resistenza a pubblico ufficiale di cui all’art. 337 c.p. la condotta del prevenuto che, invitato dal personale dei Carabinieri a prendere posto sulla vettura di servizio per l’accompagnamento negli uffici, sferri una spallata nei confronti di uno degli operanti, senza produrre conseguenze fisiche e senza impedire l’attività legittima della P.G., e, divincolandosi, si dia alla fuga.

Tribunale Napoli sez. I, 05/11/2018, n.12615



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