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Lucernario: ultime sentenze

5 Ottobre 2019
Lucernario: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: lucernario di pertinenza di un appartamento compreso in un condominio; tetto munito di lucernario di tipo velux; caduta del lavoratore; apertura del lucernario sul tetto di un immobile a pochi centimetri di distanza dalla terrazza del vicino.

Natura dei lucernari di pertinenza delle unità immobiliari di proprietà esclusiva

In materia di condominio degli edifici, i lucernari di pertinenza delle unità immobiliari di proprietà esclusiva, anche se inseriti nella facciata dello stabile condominiale, non rientrano fra le parti necessarie o comunque destinate all’uso comune, salvo che, per la peculiare conformazione architettonica del fabbricato, assolvano alla prevalente funzione di proteggere o di rendere esteticamente gradevole l’intero edificio. (In applicazione dell’enunciato principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva accertato la natura di bene comune di un lucernario di pertinenza di un appartamento sul presupposto che lo stesso contribuisse a formare la struttura architettonica dell’edificio condominiale e non in base al criterio della specifica e prevalente attitudine protettiva o decorativa dell’intero fabbricato).

Cassazione civile sez. VI, 18/01/2019, n.1422

Bambina precipitata dal lucernario

L’art. 9 del d.m. n. 1444 del 1968 determina le distanze minime che devono intercorrere tra le pareti di edifici antistanti e le pareti finestrate, per tali dovendosi intendere unicamente le pareti munite di finestre qualificabili come vedute, senza poter ricomprendere invece quelle sulle quali si aprono semplici luci.

Ne deriva che ai fini dell’applicazione della norma in parola non può qualificarsi come parete finestrata il tetto di un edificio, ancorché da quest’ultimo, mediante lucernari di tipo velux, prendano luce ed aria gli ambienti sottostanti; infatti il lucernario velux non può considerarsi quale veduta ai sensi dell’art. 900 c.c., non consentendo né di affacciarsi sul fondo del vicino (prospectio), né di guardare di fronte, obliquamente o lateralmente (inspectio).

Consiglio di Stato sez. IV, 05/10/2015, n.4628

Danno da cose in custodia e responsabilità del proprietario

Il proprietario di un bene, cui è sempre riconducibile il potere-dovere di custodia sotto il profilo del controllo, della manutenzione e dell’interdizione dell’accesso a terzi non autorizzati, non è tuttavia responsabile dei danni da esso derivanti, quando lo stesso – contiguo ad altro suo immobile concesso in locazione e da cui solo quel bene sia raggiungibile – risulti in concreto sottratto al suo controllo, per la detenzione qualificata attribuita al conduttore sul confinante appartamento, evenienza che inibisce al proprietario l’accesso a quel bene ed impossibile, materialmente e giuridicamente, ogni attività atta a prevenire ed evitare il rischio di danni.

(Nella specie, la S.C. ha escluso la responsabilità del proprietario di un lastrico solare, per i danni occorsi ad una bambina precipitata dal lucernario posto in cima al medesimo, rilevando che esso era raggiungibile solo dal contiguo appartamento, sempre di sua proprietà, ma locato ad altra persona, cui era stato, peraltro, contrattualmente vietato l’accesso al lastrico, ma del quale, invece, il conduttore aveva assunto l’utilizzo, trasformando senza autorizzazione una finestra, prospiciente il lastrico, in porta-finestra per l’accesso diretto ad esso).

Cassazione civile sez. III, 18/09/2014, n.19657

Lucernario: è di proprietà comune?

Il lucernario, salvo che diversamente risulti dal titolo, è proprietà comune, dunque, è illegittima l’opera del privato condomino che ne elimini o soltanto riduca l’utilità prestata a scapito di tutti i condomini ed a proprio esclusivo beneficio.

Cassazione civile sez. II, 20/09/2012, n.15848

Ristrutturazione edilizia

In una visione complessiva dell’intervento, è corretta la qualificazione come ristrutturazione, nel caso in cui l’immobile, complessivamente considerato, risulta indubbiamente differente rispetto al precedente (nel caso di specie ha rilevato il Tar che l’immobile è stato interessato da venticinque interventi, che hanno comportato la realizzazione di nuovi accessi e l’originario lucernario è sostituito da una nuova copertura, ad una quota più alta, con modifica della sagoma).

Indici rivelatori di un intervento che non si limita ad un adeguamento dell’immobile, ma tende a creare un quid novi, sono altresì la creazione dell’ascensore all’esterno del fabbricato e, infine, le modifiche del piano seminterrato, interessato da interventi di demolizione delle pareti, ridistribuzione degli spazi e creazione di nuove scale.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. II, 05/01/2012, n.34

Apertura lucernario con portello apribile verso l’alto

In tema di aperture sul fondo del vicino deve escludersi l’esistenza di un “tertium genus” diverso dalle luci e delle vedute; ne consegue che l’apertura priva delle caratteristiche della (o del prospetto) non può che essere qualificata giuridicamente come luce.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto che l’apertura-lucernario con portello apribile verso l’alto, realizzata sul tetto di un immobile a pochi centimetri di distanza dalla terrazza del vicino, fosse qualificabile come luce e non come veduta).

Cassazione civile sez. II, 28/09/2007, n.20577

Apertura di un lucernario nel tetto comune di un edificio

È legittimo, in quanto esplicazione del diritto di comproprietà, aprire un lucernario nel tetto comune di un edificio per dare aria e luce ad un sottotetto di proprietà esclusiva purché l’opera sia realizzata a perfetta regola d’arte, non pregiudichi la copertura né leda i diritti degli altri condomini.

Tribunale Ariano Irpino, 21/09/2006

Aperture lucifere fra un vano e l’altro dell’edificio condominiale

Qualora si aprano fra un vano e l’altro dell’edificio condominiale, le luci, essendo prive della connotazione della precarietà e della mera tolleranza, sono sottratte alla disciplina prevista dagli art. 900-904 c.c. con riferimento all’ipotesi in cui le stesse si aprano sul fondo altrui; pertanto, è possibile – a favore di chi ne beneficia – acquisire la relativa servitù, per destinazione del padre di famiglia, o per usucapione, in virtù del possesso correlato all’oggettiva esistenza dello stato di fatto nel quale si manifesta l’assoggettamento parziale di in immobile a servizio od utilità dell’altro.

(Nella specie è stata affermata l’esistenza, per effetto del possesso ad usucapionem, della servitù gravante sul terrazzino del sovrastante vano (ubicato nell’edificio condominiale), nel quale si apriva – fuoriuscendo con un “torrino” verticale – una condotta che, partendo da un foro praticato nel solaio del sottostante terraneo, svolgeva la funzione, oltre che di “lucernario”, di “sfiatatoio”a favore di quest’ultimo).

Cassazione civile sez. II, 22/06/2006, n.14442

Tradizionale tipologia a lucernario

Poiché dalle motivazioni contenute nell’ordinanza di rimessione risulta evidente che la q.l.c. dell’art. 52 d.lg. 29 ottobre 1999 n. 490 riguarda il solo comma 1, nella parte in cui non consente l’emanazione di provvedimenti di rilascio, e non anche il comma 2 del medesimo articolo, relativo ad una fattispecie – gli studi d’artista rispondenti alla tradizionale tipologia a lucernario – estranea al giudizio “a quo” o comunque in esso non dedotta, nè richiamata, la questione deve ritenersi limitata al solo comma 1.

Corte Costituzionale, 04/06/2003, n.185

Caduta di un operaio attraverso un lucernario

Del danno conseguente alla caduta di un operaio attraverso un lucernario, non protetto nè resistente al peso di una persona, non può essere chiamato a rispondere il proprietario dell’immobile, quando risulti che – (a) il luogo del sinistro non era destinato al passaggio abituale di persone – (b) al momento del fatto l’immobile era stato consegnato all’appaltatore per l’esecuzione di lavori di ristrutturazione.

Tribunale Roma, 10/12/2001

Caduta del lavoratore da un lucernario sulla copertura del tetto del capannone

Costituisce violazione dell’obbligo d’informazione sui rischi specifici esistenti nell’ambiente di lavoro, non solo non trasmettere le informazioni di cui si è in possesso, ma anche omettere d’informarsi circa l’esistenza, la natura e la collocazione dei rischi specifici relativi all’ambiente.

(Nella specie, è stata riconosciuta la responsabilità penale del consulente esterno dell’impresa appaltatrice il quale, durante un sopralluogo sul tetto dello stabilimento, ometteva di preavvertire del pericolo esistente il lavoratore autonomo, che veniva accompagnato al fine di poter formare un preventivo in ordine ai lavori che avrebbero potuto essergli commissionati, determinando in tal modo la caduta del lavoratore da un lucernario posto sulla copertura del tetto del capannone e facendogli riportare gravissime lesioni).

Pretura Tolmezzo, 25/06/1998


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