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Celiachia: ultime sentenze

5 Ottobre 2019
Celiachia: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: malati di celiachia; intolleranza al glutine; alimenti destinati a sostituire quelli caratterizzati dalla presenza di cereali fonte di glutine; esposizione cutanea al glutine; pubblicità ingannevole.

Il messaggio pubblicitario che attribuisce ad un integratore alimentare un’efficacia risolutiva generalizzata sulle intolleranze è ingannevole. Per saperne di più, leggi le ultime sentenze sulla celiachia.

Limiti massimi di spesa per l’erogazione dei prodotti senza glutine

Appare prima facie immune da censure l’art. 2 d.m. 10 agosto 2018 (“Limiti massimi di spesa per l’erogazione dei prodotti senza glutine di cui all’art. 4 commi 1 e 2 l. 4 luglio 2005, n. 123, recante: “Norme per la protezione dei soggetti malati di celiachia“), con il quale il ministero della Salute ha limitato l’erogabilità a carico del S.s.n. ai soli alimenti destinati a sostituire quelli tradizionalmente caratterizzati dalla presenza di cereali fonte di glutine, escludendo dall’iscrizione al Registro nazionale istituito ai sensi dell’art. 7 d.m. 8 giugno 2001 alimenti quali “hamburger (panino farcito), cotolette, nuggets di pollo, arancine e supplì”.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 19/02/2019, n.1153

Arresti domiciliari e celiachia del figlio

L’allontanamento dall’abitazione ove si è ristretti agli arresti domiciliari per andare a trovare il figlio a casa della moglie in quanto affetto da celiachia non scrimina il reato.

Tribunale Napoli Nord sez. II, 21/09/2016, n.1764

Pubblicità: quando è ingannevole?

È ingannevole il messaggio pubblicitario di un integratore alimentare cui sia attribuita un’efficacia risolutiva e generalizzata sui disturbi causati dalle intolleranze alimentari, attraverso “claim” perentori quali “Mai più cibi vietati/Torna a mangiare con gusto”, in assenza di evidenze scientifiche idonee a comprovare le proprietà attribuite al prodotto.

(Nello specifico, a fronte della complessità del fenomeno delle intolleranze alimentari, all’esito dell’istruttoria era emerso che l’azione benefica dell’integratore era limitata ai soli disturbi infiammatori del colon causati dall’intolleranza al lattosio, essendo impossibile dimostrare l’efficacia del prodotto per tutte le possibili reazioni allergiche al cibo, laddove alcune, come la celiachia, sono vere e proprie patologie).

Giurì cod. aut. pubb.ria, 14/07/2016, n.34

Valutazione della scorrettezza di un messaggio pubblicitario

La decisione dell’Agcm adottata in esito ad un procedimento volto alla valutazione della scorrettezza di un messaggio pubblicitario va esente da critiche laddove l’Autorità operi una congrua e logica decodifica del messaggio esaminato, tenendo conto delle affermazioni in esso contenute, del contesto complessivo e degli accertamenti istruttori eseguiti durante il procedimento, e attribuisca rilevanza primaria al bene giuridico della salute e alla sua tutela.

(Nella specie, l’Agcm ha ritenuto non scorretta l’indicazione “senza glutine” riferita ad una tipologia di prodotto non alimentare dopo aver accertato che l’esposizione cutanea al glutine, pur non presentando un rischio di attivazione della celiachia, può causare ai consumatori atopici una dermatite allergica).

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 20/07/2015, n.9866

Tutela del consumatore

La circostanza che il glutine possa causare fenomeni di allergia da contatto in alcuni soggetti con cute deteriorata consente di concludere che l’indicazione “senza glutine“, qualora corrispondente a verità e riportata in modo neutrale senza alcun riferimento o indicazione d’uso che possa correlarne l’impiego ad una categoria specifica di soggetti, mettendo in evidenza che tra gli ingredienti di un cosmetico non figura il glutine, non è ingannevole e può, anzi, costituire un’informazione rilevante per orientare le scelte dei consumatori allergici o intolleranti per via topica alle proteine del grano e che non necessariamente coincidono con i soggetti affetti da celiachia la cui intolleranza al glutine è attivata attraverso l’ingestione della sostanza.

Garante concorr. e mercato, 15/10/2014, n.25149

Pubblicità dei cosmetici: il claim “senza glutine” è ingannevole?

È ingannevole l’utilizzo del claim “senza glutine” nella pubblicità dei prodotti cosmetici, in quanto, da un lato, non è dimostrata la potenzialità allergizzante del glutine statisticamente più significativa rispetto ad altre proteine alimentari al di fuori dai casi di celiachia e, dall’altro, l’associazione dei celiaci, cui la pubblicità risulta implicitamente rivolta, attesta che questa intolleranza non può manifestarsi a seguito di contatto con i cosmetici.

Giurì cod. aut. pubb.ria, 18/01/2013, n.119

Pubblicità di alimenti funzionali naturalmente privi di glutine

È legittimo, nella pubblicità di alimenti funzionali naturalmente privi di glutine, l’utilizzo di riferimenti al soddisfacimento di “funzionalità specifiche” per il mantenimento del “benessere” degli individui “intolleranti al glutine”, senza che ciò possa indurre i consumatori affetti da celiachia a confondere gli stessi con i prodotti dietetici privi di glutine, disciplinati dal d.lg. n. 111/1992; con la circolare del 2 ottobre 2003, infatti, il Ministero della salute ha esplicitamente distinto gli alimenti di uso corrente confezionati con materie prime prive di glutine dai prodotti dietetici “senza glutine”, esprimendosi a favore dell’utilizzo dell’espressione “non contiene fonti di glutine” nella presentazione dei primi, purché non presentino tracce di glutine superiori a 20 ppm.

Giurì cod. aut. pubb.ria, 03/02/2006, n.170

Somministrazione di prodotti gratuiti

La somministrazione di prodotti gratuiti a favore dei soggetti portatori di diabete mellito e di celiachia non è riservata in maniera esclusiva alle farmacie; pertanto, illegittimamente l’unità sanitaria locale nega il pagamento di fatture in relazione all’erogazione dei detti prodotti da parte di azienda comunale.

T.A.R. Catania, (Sicilia) sez. II, 04/11/2002, n.1874

Integratore alimentare e informazioni veritiere

Non devono ritenersi di per sé ingannevoli i claims “Gluten free”, “No sugar added”, “Lactose free”, riferiti ad un integratore alimentare contenente Omega 3, per il solo fatto che si tratta di caratteristiche comuni a tutti i prodotti appartenenti alla medesima categoria merceologica.

Infatti, tali affermazioni, qualora adeguatamente dimostrate, sono da considerarsi veritiere, senza che debba ritenersi implicito il vanto di esclusività del prodotto al quale si riferiscono, essendo del tutto ovvio che anche le aziende concorrenti possono utilizzarle nella presentazione di prodotti con le medesime caratteristiche.

Giurì cod. aut. pubb.ria, 10/11/2017, n.69

Alimenti relativi alla celiachia

È legittima l’erogazione in forma diretta, da parte delle aziende sanitarie locali, dell’assistenza sanitaria integrativa e, in particolare, di quelle prestazioni che riguardano la fornitura agli assistiti di presidi sanitari in genere – che non rientrano nel “genus” delle specialità medicinali o dei preparati galenici né sono farmaci in senso ampio – ovvero di alcuni specificamente indicati con delibera del direttore generale (ad esempio: monouso, all. b), d.m. Sanità 28 dicembre 1982; per fibrosi cistica; per i talassemici; per i diabetici; alimenti relativi alla celiachia, ecc.; alimenti aproteici, ecc.).

T.A.R. Bari, (Puglia) sez. I, 03/04/1997, n.242


10 Commenti

    1. Questa patologia non è espressamente prevista all’interno della tabella delle invalidità; tuttavia, tra le malattie dell’apparato digerente figura anche la «sindrome da malassorbimento enterogeno con compromesso stato generale», la quale conferisce il diritto ad una percentuale di invalidità variabile tra il 41 e il 50 per cento.Nonostante ciò, si tende ad escludere che la celiachia possa rientrare nella predetta categoria, per il semplice fatto che essa presuppone un “compromesso stato generale” che, di solito, la malattia celiaca non comporta: chi è affetto da celiachia, infatti, non potendo assumere un farmaco specifico, non può fare altro che correggere la propria dieta ed evitare il glutine. Di conseguenza, il celiaco, quando non ingerisce glutine, sta bene e non può essere definito un soggetto invalido.L’invalidità presuppone uno stato di salute costantemente compromesso, o comunque pregiudicato per un lasso di tempo apprezzabile: ad esempio, il malato di tumore sottoposto a chemioterapia viene riconosciuto invalido, ma tale status gli viene revocato nel momento in cui guarisce. Il celiaco, invece, soffre di una malattia cronica che lo colpisce solamente in una determinata circostanza, cioè quando ingerisce glutine, mentre per il resto è una persona perfettamente sana e, quindi, non invalida. In sintesi, dunque, una persona celiaca che non assume glutine, se presenta un quadro clinico del tutto normale o al massimo un peso sotto la norma, non è considerato invalido, a meno che, come ti dirò nel prossimo paragrafo, non subentrano complicanze derivanti dal concorso di altre patologie.

    1. Per beneficiare del bonus d’acquisto, gli alimenti per celiaci dovranno essere schedati in un registro nazionale, istituito presso la direzione generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti del ministero della salute. Di conseguenza, gli operatori alimentari, che intendono offrire ai consumatori alimenti in grado di beneficiare del contributo del sistema sanitario nazionale dovranno notificare allo stesso dicastero questi prodotti, affinché siano inclusi nel registro. A seguito della diagnosi del medico specialista, il celiaco, quindi, ha diritto ai prodotti dietetici senza glutine, indispensabili per la sua dieta che dovrà essere rigorosa e portata avanti per tutta la vita. Può, quindi, ritirare prodotti nelle farmacie, pubbliche e private, nei supermercati e negozi specializzati, fino al raggiungimento di un tetto di spesa mensile. Da precisare, però che i tetti di spesa effettivamente riconosciuti, così come la tipologia dei punti vendita in cui sono disponibili i prodotti senza glutine distribuiti in regime di erogazione gratuita, possono essere differenti a seconda della regione di residenza e della Asl di appartenenza. Pertanto, ogni dettagliata informazione deve essere richiesta all’Associazione Italiana Celiachia della regione di residenza. Ma come fanno i celiaci a sapere che cosa esattamente possono mangiare? Un decreto ministeriale del 2001 ha istituito il Registro Nazionale dei Prodotti Destinati a un’Alimentazione Particolare che viene aggiornato con cadenza mensile dal Ministero: al suo interno sono presenti tutti gli alimenti senza glutine erogabili dal Sistema Sanitario Nazionale e che sono facilmente identificabili grazie ad un logo ministeriale ufficiale che le aziende possono apporre sulle confezioni.

  1. La legge per tutti potete indicarmi quali sono i documenti necessari per ottenere l’erogazione gratuita degli alimenti per i celiaci?

    1. Per ottenere l’erogazione gratuita degli alimenti privi di glutine sono necessari: il certificato di accertata diagnosi di malattia celiaca rilasciato da parte di uno dei centri ospedalieri o universitari di riferimento; il rilascio da parte dell’Azienda Sanitaria Locale dell’autorizzazione a fruire gratuitamente dei prodotti privi di glutine. Il ritiro dei prodotti avviene secondo modalità definite dalle singole Regioni, direttamente presso i presidi delle Asl, le farmacie convenzionate o i fornitori da queste autorizzati.

  2. Buongiorno. ho una domanda da farvi per quanto riguarda l’aspetto lavorativo. Se io sono malato di celiachia posso ottenere dal mio datore di lavoro la conversione del contratto di lavoro da full-time a part-time?

    1. La legge dà diritto al passaggio a un orario a tempo parziale solamente nel caso di lavoratori affetti da patologie oncologiche. Se i contratti collettivi (nazionali o aziendali) non dispongono nulla, a fronte di un rifiuto del datore di lavoro vi è ben poco da fare, se non proporre al datore una trasformazione del lavoro da full time a tempo parziale rispetto alla quale sia prevista una data di scadenza (per esempio, tre mesi), così da consentire al lavoratore di gestire le terapie opportune senza incidere troppo sull’organizzazione del lavoro. Ciò comporterebbe per l’azienda un risparmio sul costo del lavoro, dato che la fissazione di un orario a tempo parziale comporta una riduzione dei costi retributivi e contributivi.

  3. Grazie per la risposta. ma scusate, se non possiamo avere l’invalidità, allora noi celiaci quali diritti abbiamo? Non capite il disagio che abbiamo. E poi i prodotti per celiaci sono anche un po’ costosi. Non è affatto semplice affrontare le spese.

    1. Il fatto che al celiaco non possa essere riconosciuta con facilità l’invalidità civile non significa che egli sia abbandonato a se stesso; anzi: esiste un’apposita legge che tutela i celiaci. Tra gli aspetti maggiormente significativi compaiono: il riconoscimento della celiachia come malattia sociale; la predisposizione gratuita, per quanti sono affetti da questa malattia, di prodotti alimentari senza glutine, per un tetto massimo di spesa fissato da apposito decreto del ministero della Sanità; la previsione che nelle mense scolastiche, ospedaliere e delle strutture pubbliche siano preparati, dietro richiesta, pasti per celiaci, cioè privi di glutine. Più recentemente, la celiachia è stata introdotta nell’elenco malattie e condizioni croniche e invalidanti (ove sono presenti, ad esempio, anche l’asma bronchiale, il diabete mellito, l’epilessia e il morbo di Crohn) con conseguente possibilità per i celiaci di richiedere l’esenzione ticket per le prestazioni di specialistica ambulatoriale appropriate per il monitoraggio della patologia e la prevenzione di eventuali complicanze o aggravamenti. La malattia, per poter fare richiesta di invalidità, deve essere riconosciuta come cronica e invalidante. Il codice esenzione ticket per la malattia celiaca è 059.

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