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Tumore vescica: risultati positivi con l’immunoterapia

30 Settembre 2019
Tumore vescica: risultati positivi con l’immunoterapia

Un nuovo studio rivela risultati sorprendenti nella lotta a una delle più diffuse forme di cancro.

«Negli ultimi anni c’è stato un grande fervore della ricerca: anche contro il tumore della vescica si sta delineando un approccio sempre più personalizzato». A spiegarlo all’AdnKronos Salute è Sergio Bracarda, direttore dell’Oncologia medica dell’ospedale Santa Maria di Terni, commentando i primi risultati positivi sull’immunoterapia nel carcinoma della vescica in fase avanzata, illustrati oggi a Barcellona al Congresso Esmo (Società europea di oncologia medica). Lo studio ha valutato l’efficacia di atezolizumab più chemio a base di platino rispetto alla sola chemio, nel trattamento di prima linea nei pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico, non precedentemente trattati.

L’immunoterapico Roche associato alla chemioterapia ha mostrato un miglioramento statisticamente significativo della sopravvivenza libera da progressione rispetto alla sola chemio (8,2 contro 6,3 mesi). In un’analisi ad interim, sono stati osservati risultati incoraggianti, sebbene ancora non statisticamente significativi, anche in termini di sopravvivenza globale – 16,0 contro 13,4 mesi – inoltre, non sono stati identificati nuovi segnali di sicurezza con questa associazione.

«Quello che stiamo vedendo – dice Bracarda – ci porta a pensare che l’abbinamento di chemio più immunoterapia porterà a un cambiamento nella storia naturale della malattia. Ci troviamo di fronte a primi dati positivi, ma dobbiamo ricordare anche che per la prevenzione di questo tumore hanno un gran peso gli stili di vita, a partire dal fumo».

Nel 2018, sono stati diagnosticati oltre mezzo milione di nuovi casi di tumore della vescica a livello globale, con circa 200.000 decessi dovuti alla malattia. Il carcinoma uroteliale, che si sviluppa nelle cellule del rivestimento vescicale, è il tipo più comune e rappresenta circa il 90% di tutti i casi. In totale, il 30% dei casi si presenta in stadio avanzato, con il tumore che è penetrato nei tessuti muscolari o ha dato origine a metastasi.

«Vediamo soprattutto pazienti anziani, con comorbidità, che assumono più farmaci e che spesso sono in condizioni tali da non poter fare la terapia con cisplatino», sottolinea l’oncologo.

«Siamo soddisfatti dei risultati positivi dello studio, che dimostrano come atezolizumab in associazione alla chemioterapia può apportare un beneficio significativo per i pazienti affetti da carcinoma avanzato della vescica di nuova diagnosi», ha dichiarato Sandra Horning, Chief Medical Officer e Head of Global Product Development Roche.

«Per questi pazienti, in cui lo standard di cura è oggi rappresentato dalla sola chemioterapia, esiste ancora un bisogno clinico insoddisfatto. I risultati che arrivano da questo studio sono una conferma del ruolo importante che l’immunoterapia può giocare nel trattamento di questa malattia aggressiva», ha concluso.



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10 Commenti

  1. Potreste fornirmi maggiori informazioni sul tumore alla vescica? Quali sono i sintomi, le cause e la cura? E come avviene l’operazione chirurgica? Grazie

    1. Per avere maggiori informazioni sul tumore alla vescica, ti consigliamo di leggere l’intervista al direttore della struttura complessa di urologia presso l’azienda ospedaliero-universitaria di Modena. Il medico ci ha spiegato quanto segue. La diagnosi avviene in genere mediante ecografia associata a cistoscopia. La cistoscopia consiste nell’introduzione attraverso l’uretra di uno strumento (cistoscopio) che può essere rigido o flessibile: nel sesso maschile, proprio per ridurre la potenziale dolorabilità provocata dalla strumentazione e consentire un più agevole accesso attraverso l’uretra, si utilizza per lo più lo strumento flessibile. Tale esame endoscopico consente la visualizzazione diretta delle pareti della vescica e quindi la diagnosi di neoformazioni papillari che aggettano dentro il lume della stessa. A completamento e in genere prima di arrivare alla cistoscopia, si consiglia un esame delle urine per la ricerca di cellule neoplastiche (citologia urinaria su 3 campioni).

      In caso di conferma di tumore della vescica, occorre eseguire anche una Tc con mezzo di contrasto per studiare l’eventuale diffusione ad altri organi ma anche le alte vie escretrici (pelvi renali ed ureteri). La neoplasia della vescica infatti trae origine dal rivestimento del viscere (urotelio) che è lo stesso che si trova anche in tutto il sistema escretore, dai calici del rene al bacinetto renale e lungo tutto l’uretere. Essendo una malattia dell’urotelio di rivestimento, ricordiamo come nel 3-5% dei pazienti con tumore della vescica possa concomitare malattia diffusa anche alle alte vie escretrici. La diagnostica strumentale con Tc si rende necessaria proprio per escludere la diffusione della malattia anche in altre sedi dell’asse escretore. Infine, ricordiamo come la Tc rientri comunque nel percorso diagnostico dell’ematuria, anche in caso di negatività della cistoscopia, proprio per escludere neoplasia uroteliale negli altri distretti o neoplasie renali che abbiano infiltrato la via escretrice provocandone il sanguinamento.
      Per leggere l’intervista completa, clicca qui https://www.laleggepertutti.it/278220_tumore-alla-vescica-diagnosi-e-intervento

  2. Quando occorre procedere all’asportazione della vescica? Avete ulteriori informazioni su questa forma di tumore?

    1. Se il tumore arriva nel muscolo, l’intervento di scelta in questi casi è l’asportazione della vescica (cistectomia) che si associa all’asportazione della prostata negli uomini e all’asportazione di utero e ovaie nelle donne. In corso di intervento, viene eseguita anche la rimozione chirurgica dei linfonodi per una più corretta definizione dello stadio della malattia. E’ quanto spiegato dallo specialista che abbiamo intervistato. Puoi trovare l’intervista completa qui https://www.laleggepertutti.it/278220_tumore-alla-vescica-diagnosi-e-intervento

  3. E’ possibile la prevenzione del tumore alla vescica? Se sì, in che modo? Cosa dicono i medici?

    1. Il tumore alla vescica può essere causato dal fumo di tabacco e dall’esposizione ad agenti cancerogeni sul posto di lavoro. Scopri i sintomi, le cause e le cure di questa patologia e le norme che tutelano la salute dei lavoratori. Secondo lo specialista che abbiamo intervistato: “Non esistono percorsi di screening standardizzati, come ad esempio per il tumore della mammella o il tumore colon-rettale. Sicuramente l’abolizione del fumo di tabacco gioca un ruolo fondamentale, così come il rispetto degli standard di sicurezza nazionali nei confronti dell’esposizione a determinate sostanze in ambito lavorativo”. Per saperne di più, leggi l’articolo Tumore alla vescica: diagnosi e intervento https://www.laleggepertutti.it/278220_tumore-alla-vescica-diagnosi-e-intervento

  4. Scusate, ma chi si sottopone ad un intervento chirurgico per il tumore alla vescica, quali conseguenze può avere? Quali sono i rischi a cui si può andare incontro? Io temo terribilmente le operazioni chirurgiche e mia zia deve operarsi a breve. Vorrei tranquillizzarla… E tranquillizzarmi io stessa. Potete darmi qualche delucidazione? Grazie in anticipo

    1. Abbiamo intervistato un medico specialista sul tumore alla vescica che ci ha parlato della diagnosi e dell’intervento. Ti suggeriamo la lettura del seguente articolo https://www.laleggepertutti.it/278220_tumore-alla-vescica-diagnosi-e-intervento Il medico ci ha spiegato che “la cistectomia radicale rappresenta un intervento di discreta complessità chirurgica, dal momento che prevede una fase demolitiva – l’asportazione della vescica e dei linfonodi – ed una fase ricostruttiva, di ripristino del deflusso urinario. Pertanto i rischi connessi all’intervento sono sia quelli generici e tipici di ogni chirurgia addomino-pelvica maggiore (emorragia, trombosi venosa profonda, infezione) che quelli specifici delle fasi sopraccitate, cioè legate all’utilizzo dell’intestino e alla necessita di anastomosi (connessioni chirurgiche) fra le strutture deputate al deflusso urinario. Per questo la cistectomia radicale è un intervento che richiede centri urologici con alta esperienza e alti volumi chirurgici e la disponibilità nello stesso nosocomio di unità operative complementari (terapia intensiva post-operatoria) o specialità mediche che possano essere coinvolte nel delicato decorso post-operatorio (es. infettivologo, nutrizionista, internista)”.

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