Diritto e Fisco | Articoli

Trasmissione sifilide: conseguenze civili e penali

5 Ottobre 2019
Trasmissione sifilide: conseguenze civili e penali

A seguito di rapporto extraconiugale ho sfortunatamente contratto malattia la sifilide. Premetto che non ero a conoscenza del fatto che si potessero contrarre malattie attraverso un rapporto orale, se non attraverso ferite e passaggio di sangue. Successivamente, ho avuto rapporto sessuale con la mia compagna a seguito del quale ho avvertito bruciore agli organi genitali. Non ho associato il sintomo alla malattia per i motivi sopra detti. Dopo essere stato da vari dottori, ho avuto conferma della diagnosi. Ho chiesto alla mia compagna di fare anche lei subito gli esami, all’esito dei quali è risultata positiva. Ha avuto una sifilide primaria in uno stato molto iniziale, ma poi è guarita. La mia compagna ora vuole denunciarmi perché ha contratto da me questa malattia e se non gliel’avessi detto non l’avrebbe mai scoperto. Vorrei sapere cosa rischio civilmente e penalmente?

Dal punto di vista penalistico, la giurisprudenza sostiene l’imputabilità dolosa del soggetto che trasmette la malattia contagiosa solo nel caso in cui sia consapevole di aver contratto la malattia.

In questo caso, si parla di un dolo attenuato (cosiddetto dolo eventuale),  poiché si è consapevoli di essere affetti da una malattia, ma non si ha la certezza di trasmetterla; al massimo si accetta il rischio che può accadere (per questo, dolo eventuale). Nel caso in cui Lei fosse stato consapevole, ci saremmo trovati dinanzi al reato di lesioni personali dolose; ma non è questo il Suo caso.

Qualche rischio in più, potrebbe sussistere per l’imputabilità colposa del reato di lesione, in quanto Lei avrebbe, secondo il diritto, imprudentemente avuto un rapporto con la Sua compagna, dopo averne avuto un altro non protetto, precedentemente, con altra donna, di cui non conosceva le condizioni di salute, e aver scoperto del bruciore agli organi genitali.

Dal punto di vista della potenziale condanna, in questo caso, non c’è molto da preoccuparsi, essendo Lei incensurato e il reato attenuato da varie circostanze, prima fra tutte l’aver agito colposamente, e non dolosamente: sicuramente l’eventuale condanna sarebbe, quindi, sospesa, non dovendo subire l’esecuzione di alcuna sentenza.

Dal punto di vista civile, non essendosi configurati danni di natura patrimoniale, né fisica (a quanto pare), l’unico elemento che potrebbe riguardarLa in concreto riguarda il danno morale avuto dalla donna, derivato dal contagio della malattia, che si sostanzierebbe nelle sofferenze morali e materiali patite dal danneggiato, avuto riguardo anche alle implicazioni di natura sociale che avrebbe provocato l’illecito.

In questo caso, il danno sarebbe risarcito in modo equitativo, ai sensi dell’art. 2059 c.c.. Certo è che non parliamo di grosse cifre, visto che, oggi, la sifilide è una malattia facilmente guaribile, soprattutto nella fase primaria il cui batterio, normalmente, impiega pochi giorni prima di morire, attraverso una semplice cura medica.

Il mio consiglio è, comunque, quello di mediare con la Sua compagna, insistendo sul fatto che Lei non era minimamente a conoscenza di questa malattia. Per quanto mossa, soprattutto, dalla rabbia per l’infedeltà subita, può darsi che con il passare del tempo, questo rancore inizi a scemare.

Ad ogni modo, alla luce della Sua buona fede e della guarigione veloce della Sua compagna, i rischi legali che incombono su di Lei sono minimi e, comunque, circoscritti ad un eventuale risarcimento del danno di non elevata entità.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA