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Casa di riposo anziani: come scaricare le spese dalle tasse


> Business Pubblicato il 11 aprile 2018



Modello 730: quali sono le spese e i costi che si possono detrarre dalle tasse con riferimento alle rette delle Rsa e delle case di risposo per anziani? Ecco tutti i chiarimenti e i dettagli

Non sempre è semplice prendersi cura dei propri cari direttamente “da casa” una volta divenuti anziani. Ed infatti, sono sempre più numerose le famiglie che decidono di affidare i propri parenti anziani alle cure di strutture specializzate.  Molto spesso, infatti, le particolari cure e le continue attenzioni di cui necessitano i propri parenti con l’avanzare dell’età impongono il loro affidamento presso le cosiddette Rsa (Residenze sanitarie assistenziali) o le case di risposo per anziani, i cui costi sono considerevoli e tali da ripercuotersi gravemente sul budget familiare. E allora ci si domanda: quali sono le spese e i costi che si possono detrarre dalle tasse con riferimento alle rette delle case di risposo per anziani?  Qual è la quota di spesa che può essere portata in detrazione fiscale?

Ebbene, con riferimento alle agevolazioni previste ed agli sgravi applicabili in materia di rette di Rsa e case di riposo per anziani, vi sono regole specifiche e variabili a seconda del caso concreto. Cerchiamo allora di fare chiarezza: vediamo, dunque, come scaricare dalle tasse le spese sostenute per le rette delle Rsa e le case di riposo anziani; a quanto ammontano le detrazioni e gli sgravi e chi può beneficiarne. Procediamo con ordine.

Retta Rsa e case di riposo anziani: come funziona

Prima di comprendere come scaricare dalle tasse le spese sostenute per il pagamento della retta di una Rsa o di una casa di riposo anziani, è necessario fare una precisazione preliminare. Sul punto, infatti, è indispensabile comprendere come funziona la retta di una Rsa, vale a dire di cosa essa effettivamente si compone e quali voci di spesa ricomprende.

Ebbene, le case di riposo per anziani non forniscono solo prestazioni aventi carattere sanitario. La retta delle case di riposo, infatti, si compone di una parte riferibile alla quota sanitaria e da una parte che, invece, riguarda la quota alberghiera per vitto e alloggio. Per permettere di individuare le due quote che compongono la retta, infatti, i gestori delle strutture rilasciano annualmente una dichiarazione che attesta i costi sostenuti dagli ospiti rispetto alle due voci appena descritte.

Ci si domanda allora: quale parte della spesa può non essere pagata o può essere portata in detrazione?

Casa di riposo: quota sanitaria e quota alberghiera

Per rispondere alla domanda è fondamentale la distinzione tra quota sanitaria e quota alberghiera. La legge, infatti, consente di portare in deduzione o detrazione esclusivamente i costi sostenuti per la quota sanitaria in misura e con modalità che variano a seconda di tre fattori, vale a dire:

  • lo stato di salute dell’anziano ospite;
  • il soggetto che provvede al pagamento;
  • il fatto che l’anziano sia o meno a fiscalmente a carico di chi sostiene la spesa.

Attenzione, dunque: per poter individuare qual è la quota di spesa che potrà essere portata in detrazione è necessario avere a portata di mano la certificazione che, ogni anno, i gestori delle Rsa rilasciano al soggetto ospitato. Come chiarito, inoltre, è bene tenere a mente che la spesa della casa di riposo non potrà essere portata in detrazione fiscale in misura integrale, ma sarà possibile scaricare dalle tasse soltanto la quota sanitaria (o parte di essa, a seconda dei casi che di seguito analizzeremo) e dedurre dal reddito soltanto la stessa parte di spesa. La voce di spesa che riguarda il vitto e l’alloggio (cosiddetta quota alberghiera), al contrario, non è detraibile o deducibile.

Ciò premesso, vediamo nel dettaglio quali sono le agevolazioni fiscali e gli sgravi previsti a seconda dei diversi casi e come scaricare dalle tasse i costi sostenuti per ognuna delle diverse ipotesi.

Bonus casa di riposo anziani: la detrazione integrale

Secondo quanto stabilito dalla legge [1], le persone disabili oppure invalide possono dedurre integralmente i costi sanitari sostenuti e certificati nella dichiarazione annuale rilasciata dall’ente gestore della struttura.

Per disabile si intende una persona «che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione» [2], indipendentemente dal fatto che questi fruiscano o meno dell’assegno di accompagnamento.

In questo caso, con il modello 730 sarà possibile dedurre integralmente l’importo di spesa sanitaria sostenuto e indicato all’interno della retta della Rsa.

Anziani disabili: chi può dedurre la spesa della casa di riposo dal reddito?

In caso di soggetti disabili, la spesa sanitaria potrà essere dedotta integralmente non soltanto dal beneficiario che risiede nella Rsa, ma anche qualora sostenuta dai seguenti familiari:

  • coniuge;
  • figli;
  • genitori;
  • generi e nuore;
  • suocero e suocera;
  • fratelli e sorelle.

Oltre che dall’ospite della casa di cura, dunque, le spese sanitarie sostenute possono essere eventualmente dedotte anche dai familiari a prescindere dal fatto che il parente in cura sia o meno da considerare fiscalmente a carico di chi ha sostenuto la spesa.

Casa di riposo: detrazione del 19% sulla quota sanitaria

Le persone non portatrici di handicap o non invalide, ma comunque non autosufficienti «nel compimento degli atti della vita quotidiana», possono detrarre il 19% del totale delle spese sanitarie certificate [3].

Sono da considerarsi “non autosufficienti” i soggetti che siano incapaci in autonomia di: assumere alimenti; espletare le funzioni fisiologiche e di igiene personale; deambulare; indossare da soli gli indumenti. Lo stato di “non autosufficienza” sussiste anche qualora ricorra una sola delle suddette condizioni. Inoltre, sono da considerare “non autosufficienti” le persone che necessitano di sorveglianza continuativa.

Dunque, quando il soggetto ospitato nella casa di riposo non ha una disabilità accertata, ma è comunque non autosufficiente, ovvero è un anziano che non può più vivere da solo, è possibile portare in detrazione fiscale il 19% della parte di spesa sanitaria.

Per poter beneficiare della detrazione della spesa per la casa di riposo senza limitazioni è necessario che a presentare il modello 730 sia o il soggetto ospitato oppure un familiare di cui l’anziano è fiscalmente a carico.

Anche in questo caso, quindi, oltre che dall’ospite della casa di cura, le spese sanitarie sostenute possono essere detratte anche dal familiare. Attenzione, però: come appena detto, la deducibilità è possibile solo se l’anziano è fiscalmente a carico.

Casa di riposo: detrazione del 19% per familiare non a carico

Se, invece, l’ospite della casa di riposo non è un familiare fiscalmente a carico, i parenti che hanno sostenuto la spesa possono indicare i costi sostenuti e certificati come spese per addetti all’assistenza personale, usufruendo della detrazione del 19% su una spesa massima di 2.100 euro, per un totale dunque di 399 euro, a patto però che il reddito del contribuente non superi i 40mila euro lordi annui. Dunque, nel caso in cui l’ospite della casa di risposo non sia disabile né fiscalmente a carico, risulta più conveniente che paghi direttamente la retta, perché così è invece ammessa dalle legge la detrazione del 19% sul totale della spesa certificata e non con le limitazioni sopra descritte.

note

[1] Art. 10, comma 1, lett. b, del Dpr 917/1986.

[2] Cfr. l. n. 104/1992.

[3] Art. 15, comma 1, lett. c, del Dpr 917/1986.

Autore immagine: Pixabay.com

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