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Dopo la sospensione dal lavoro cosa succede?

2 Novembre 2019
Dopo la sospensione dal lavoro cosa succede?

Non sempre le sanzioni disciplinari adottate dal datore di lavoro sono legittime.

Hai ricevuto una lettera con cui il datore di lavoro ti sospende dal lavoro? Non sai quanto tempo hai a disposizione per impugnare questo provvedimento che reputi ingiusto? Innanzitutto, occorre capire se si tratta della sospensione dal lavoro e dalla retribuzione o della sospensione cautelare dal lavoro. In secondo luogo, è fondamentale capire se, prima di adottare questa sanzione, il datore di lavoro ha seguito correttamente il procedimento disciplinare fissato dalla legge.

Ti stai chiedendo dopo la sospensione dal lavoro cosa succede? Per rispondere a questa domanda occorre fare un passo indietro ed alcuni passi avanti.

Bisogna, infatti, capire perché l’azienda è arrivata a sospenderti dal lavoro e che percorso ha seguito nell’adottare la sanzione. Eventuali errori fatti nel procedimento precedente alla sospensione, infatti, potrebbero determinare anche la non legittimità dell’atto di sospensione e darti dunque diritto ad impugnare la sanzione disciplinare.

Cos’è la sospensione dal lavoro?

Prima di capire in cosa consiste la sospensione dal lavoro occorre fare un passo indietro.

Quando vieni assunto in una azienda sorgono su di te tutta una serie di obblighi e di doveri che derivano dalla legge, dal contratto collettivo di lavoro che si applica al tuo rapporto lavorativo, dal contratto individuale di lavoro che hai sottoscritto, dalle direttive aziendali, che si esprimo con gli ordini che ti comunica il tuo superiore gerarchico, il codice disciplinare aziendale, eventuali policy e direttive adottate dall’azienda.

Sono molti gli obblighi che scattano automaticamente quando vieni assunto. Tra gli altri ricordiamo che devi:

  • arrivare al lavoro in perfetto orario;
  • svolgere le tue mansioni con diligenza ed accuratezza;
  • rispettare le regole di condotta scritte nel Ccnl e nel codice disciplinare aziendale;
  • non fare concorrenza al tuo datore di lavoro;
  • non diffondere notizie riservate che hai appreso sul lavoro;
  • rispettare le direttive che ti vengono date.

Prevedere tutti questi obblighi senza attribuire un potere effettivo di farli rispettare non avrebbe senso. Per questo, oltre al potere di darti direttive su come e dove lavorare, il datore di lavoro può esercitare nei tuoi confronti altri due poteri:

  1. il potere di controllo, ossia, la possibilità di verificare che stai realmente rispettando i tuoi doveri;
  2. il potere disciplinare, ossia il potere di “punirti” se non fai il tuo dovere e commetti dei fatti che costituiscono infrazioni disciplinari.

Quando poni in essere un comportamento scorretto e contrario ai doveri che ti derivano dal rapporto di lavoro, il datore di lavoro può aprire un procedimento disciplinare nei tuoi confronti e, alla fine del procedimento, adottare una sanzione disciplinare nei tuoi confronti.

Le sanzioni disciplinari che possono essere adottate sono:

  • rimprovero orale: è una sorta di ramanzina che ti viene fatta dal datore di lavoro oralmente;
  • rimprovero scritto: in questo caso la ramanzina viene messa per iscritto;
  • multa: ti viene trattenuta dallo stipendio una somma di denaro che equivale ad un certo numero di ore di lavoro che, comunque, non può superare la soglia di 4 ore;
  • sospensione dal lavoro e dalla retribuzione: vieni lasciato a casa senza retribuzione per un massimo di dieci giorni;
  • licenziamento disciplinare: hai commesso un fatto molto grave che ha del tutto lacerato il vincolo fiduciario nel rapporto con il tuo datore di lavoro e per questo vieni licenziato.

La sospensione dal lavoro è, dunque, una delle sanzioni disciplinari che può essere adottata dal datore di lavoro quando il dipendente pone in essere un’infrazione disciplinare e, come visto, non può eccedere le dieci giornate.

Durante la sospensione dal lavoro, il rapporto di lavoro è “congelato” e le relative obbligazioni reciproche delle parti sono parimenti sospese. Ciò significa che il lavoratore non deve recarsi al lavoro e non deve svolgere le mansioni lavorative né al lavoro né da remoto.

Anzi, se il dipendente si recasse al lavoro commetterebbe un altro illecito disciplinare visto che la sanzione della sospensione dal lavoro rappresenta, comunque, un ordine di astensione dalla prestazione di lavoro dato dal datore di lavoro al dipendente.

Viceversa, dal canto suo, il datore di lavoro è esonerato dall’obbligazione retributiva. Ciò significa che, se la mensilità completa è composta da 26 giorni di lavoro e viene disposta la sospensione dal lavoro e dalla retribuzione per dieci giorni, in quel mese, prenderai lo stipendio per soli 16 giorni.

Sospensione cautelare dal lavoro: cos’è?

Quella che abbiamo appena esaminato è la sospensione del lavoro e dalla retribuzione intesa come misura disciplinare adottata dall’azienda alla fine del procedimento disciplinare.

In certi casi, invece, sospendere il lavoro dal servizio non costituisce una punizione, ma una misura cautelare adottata dal datore di lavoro proprio nell’ambito del procedimento disciplinare.

In certi casi, infatti, se al dipendente che ha già ricevuto una contestazione disciplinare fosse  consentito di recarsi normalmente in azienda, egli potrebbe:

  • inquinare le prove necessarie a dimostrare la sua responsabilità disciplinare;
  • porre in essere condotte pericolose per l’incolumità delle persone o delle cose;
  • minacciare il patrimonio aziendale.

La sospensione cautelare dal lavoro, a differenza della sospensione dal lavoro e dalla retribuzione, non ha una durata massima di dieci giorni, ma può durare tutto il tempo necessario a ricostruire l’eventuale responsabilità disciplinare del dipendente.

Inoltre, sempre a differenza della sospensione dal lavoro e dalla retribuzione, durante la sospensione cautelare il dipendente continua ad avere diritto alla integrale retribuzione.

Cosa succede dopo la sospensione dal lavoro?

Hai ricevuto una lettera con cui ti viene comunicata la sospensione dal lavoro? Vediamo cosa succede dopo aver ricevuto una simile comunicazione.

Innanzitutto, se non hai intenzione di impugnare la sanzione disciplinare, dopo aver ricevuto la lettera nella quale viene indicato il periodo di sospensione, devi sicuramente rispettare l’ordine ricevuto nella lettera stessa e non devi dunque assolutamente recarti al lavoro nelle giornate di sospensione che ti sono state comunicate.

In tal caso, infatti, porresti in essere un altro illecito disciplinare che potrebbe esserti contestato dall’azienda.

Prima di tutto, comunque, occorre valutare se è opportuno impugnare la sanzione disciplinare della sospensione dal lavoro. Ciò è possibile in particolare se:

  • non è stato rispettato il procedimento disciplinare previsto dalla legge: lo Statuto dei lavoratori [1] prevede, a tutela del lavoratore e del suo diritto di difendersi, che il datore di lavoro debba contestare per iscritto al dipendente l’infrazione disciplinare che si ritiene egli abbia commesso e dargli un termine di almeno cinque giorni per produrre giustificazioni scritte o chiedere di essere ascoltato a voce. Solo dopo aver letto e valutato le giustificazioni, può essere adottata la sanzione disciplinare;
  • è passato troppo tempo tra la data in cui l’azienda è venuta a conoscenza dell’infrazione disciplinare e la data della sanzione: in tal caso la sospensione dal lavoro e dalla retribuzione può essere considerata tardiva e dunque illegittima;
  • la sospensione dal lavoro e dalla retribuzione è una sanzione sproporzionata rispetto alla gravità del fatto posto in essere dal dipendente. In generale, infatti, deve esserci proporzionalità tra la sanzione irrogata e la gravità dell’inadempimento del dipendente [2]. La sproporzione è particolarmente evidente quando il Ccnl indica, per il fatto commesso dal dipendente, una sanzione disciplinare meno grave (come rimprovero o multa) e l’azienda adotta, invece, la sospensione dal lavoro e dalla retribuzione.

Posso impugnare la sospensione dal lavoro?

Per impugnare la sospensione dal lavoro e sospendere immediatamente gli effetti di questa sanzione disciplinare occorre seguire uno specifico procedimento di impugnazione delineato dallo Statuto dei lavoratori. Tale procedimento può essere seguito in generale, a meno che il Ccnl applicato al proprio rapporto di lavoro non preveda un altro specifico procedimento per l’impugnazione delle sanzioni disciplinari.

La sospensione dal lavoro e dalla retribuzione può essere impugnata:

  • rivolgendosi direttamente all’autorità giudiziaria, depositando un ricorso presso il giudice del lavoro nel quale si chiede al giudicante di accertare l’illegittimità della sanzione della sospensione e annullarla;
  • promuovendo, nei venti giorni successivi alla comunicazione della sospensione dal lavoro e dalla retribuzione, anche per il tramite del proprio sindacato di riferimento, la costituzione, tramite l’Ispettorato territoriale del lavoro, di un collegio di conciliazione ed arbitrato.

In questo secondo caso, dunque, occorre chiedere all’Ispettorato territoriale del lavoro di costituire un collegio composto da un rappresentante di ciascuna delle parti e da un terzo membro scelto di comune accordo o, in difetto di accordo, nominato dal direttore dell’Ispettorato del lavoro.

Impugnando la sospensione dal lavoro all’Ispettorato del lavoro, la sanzione disciplinare resta sospesa fino alla pronuncia da parte del collegio e non è, dunque, possibile dare esecuzione alla sospensione.

Nel caso in cui il datore di lavoro non provveda, entro dieci giorni dall’invito rivoltogli dall’Ispettorato del lavoro, a nominare il proprio rappresentante in seno al collegio, la sanzione disciplinare non ha effetto. Se, invece, il datore di lavoro si rivolge direttamente all’autorità giudiziaria, la sanzione disciplinare resta sospesa fino alla definizione del giudizio.

Occorre ricordare che impugnare la sospensione dal lavoro e dalla retribuzione può essere utile non solo per “salvare” i giorni di lavoro e di stipendio che verrebbero sottratti in busta paga, ma anche ai fini della cosiddetta recidiva. Infatti, se la sanzione disciplinare viene regolarmente eseguita e, successivamente, il dipendente riceve un’altra sanzione disciplinare, si realizza la cosiddetta recidiva che può essere motivo di ulteriori problemi disciplinari.


note

[1] Art. 7 L. 300/1970.

[2] Art. 2106 cod. civ.


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