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Modulo richiesta aumento stipendio

2 Novembre 2019
Modulo richiesta aumento stipendio

Le aziende dovrebbero premiare i dipendenti più meritevoli per evitare la loro fuga verso altri posti di lavoro.

Sono anni che lavori nello stesso posto di lavoro e inizi ad essere stanco del tuo stipendio? In tutti questi anni, l’incremento del tuo reddito è stato minimo e non sufficiente? L’assenza di prospettive di un maggiore guadagno sta deprimendo la tua ambizione professionale? In Italia, esiste indubbiamente un grosso problema legato ai livelli salariali che deriva anche dall’eccessivo carico di tasse e di contributi che grava sul lavoro.

Se desideri incrementare il tuo stipendio, hai due strade: cercare un nuovo lavoro che possa garantire un salario più alto oppure effettuare una richiesta aumento stipendio al tuo attuale datore di lavoro. Non esiste un modulo prestabilito per chiedere più soldi in busta paga, ma in questo articolo, dopo una panoramica sul concetto di retribuzione, ti proporremo un modello da seguire se vuoi sottoporre per iscritto questa richiesta di aumento retributivo al tuo datore di lavoro.

Che cos’è lo stipendio?

Tutti gli italiani che sono lavoratori dipendenti aspettano l’arrivo del fatidico giorno 27 del mese. Infatti, nella prassi diffusa in moltissime aziende italiane, lo stipendio mensile del lavoratore viene pagato proprio il giorno 27 di ogni mese. In altri casi, lo stipendio si paga i primi del mese.

Lo stipendio è, per molti lavoratori, l’unico motivo per recarsi tutti i giorni al lavoro.

Dal punto di vista giuridico, quando si firma un contratto di lavoro, datore di lavoro e dipendente si impegnano ad effettuare uno scambio: il lavoratore offre al datore di lavoro la sua prestazione di lavoro, svolgendo le mansioni previste nel contratto per tutta la durata prevista nella lettera di assunzione; in cambio del lavoro prestato, il datore di lavoro offre al dipendente una somma di denaro mensile che viene detta, appunto, stipendio o retribuzione.

Lo stipendio, detto anche obbligazione retributiva, è, dunque, il principale obbligo del datore di lavoro nei confronti del dipendente.

Tuttavia, considerato che con il lavoro il dipendente deve procurare per sé e per la propria famiglia le risorse necessarie a vivere, nel nostro ordinamento, lo stipendio non è considerato solo una controprestazione che viene erogata a fronte del lavoro prestato, ma gli viene riconosciuta anche una funzione sociale ed alimentare in quanto, con quella somma di denaro, il lavoratore deve garantire a sé ed alla sua famiglia una esistenza dignitosa.

Cos’è la giusta retribuzione?

Ma chi stabilisce quando uno stipendio è congruo e quando non lo è?

La Costituzione [1] ha introdotto il concetto di giusta retribuzione, affermando che il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità ed alla qualità del lavoro svolto e, comunque, sufficiente a garantire a sé ed alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa. Già i primi interpreti della Costituzione hanno chiarito che il principio della giusta retribuzione non è semplicemente un proclama astratto ma è una vera e propria norma precettiva. Ciò significa che se un dipendente ritiene che lo stipendio che riceve sia al di sotto del limite della giusta retribuzione può rivolgersi al giudice del lavoro e chiedere che venga accertata la non congruità del proprio salario.

A questo punto, però, sorge un altro problema: come fa un giudice a stabilire se il salario sia al di sotto del limite di congruità previsto dalla Costituzione?

Ecco allora che entrano in scena i minimi retributivi previsti, in ciascun settore e per ciascuna categoria legale di dipendenti, dai contratti collettivi di lavoro.

I Ccnl, infatti, oltre a disciplinare tutta una serie di aspetti legati ai rapporti di lavoro, fissano i cosiddetti minimi retributivi o minimi tabellari.

In sostanza, viene elaborata una tabella che prevede qual è lo stipendio mensile minimo da erogare al dipendente, in base al livello di inquadramento ed alla categoria legale del dipendente stesso (dirigenti, quadri, impiegati, operai).

Il giudice, dunque, non farà altro che prendere il Ccnl relativo al settore in cui opera l’azienda, verificare quale minimo stipendiale è previsto per lavoratori di livello pari a quello del ricorrente e verificare se lo stipendio erogato al ricorrente è inferiore a quella soglia minima. Se il salario è inferiore a quello previsto nel contratto collettivo, dichiarerà che lo stipendio è illegittimo per violazione del principio di giusta retribuzione e condannerà l’azienda ad erogare al dipendente, quantomeno, il minimo stipendiale previsto nel Ccnl.

Quando aumenta lo stipendio?

Chiarita qual è la soglia minima dello stipendio, vediamo ora quando aumenta lo stipendio.

Innanzitutto, occorre premettere che la soglia minima prevista nei Ccnl non rappresenta un vincolo per datore di lavoro e dipendente ma rappresenta solo una base sotto la quale non si può scendere.

Ciò significa che il datore di lavoro non può dare al dipendente uno stipendio più basso del minimo tabellare, ma può, invece, dargli uno stipendio più alto.

Questa somma in più, oltre la paga base, viene detto superminimo individuale o anche ad personam.

Si tratta, infatti, di un trattamento di miglior favore che l’azienda decide di garantire a quel dipendente per le sue caratteristiche personali.

La paga base prevista nel Ccnl aumenta quando il contratto collettivo viene rinnovato dalle parti stipulanti, ossia, le associazione degli imprenditori e le organizzazioni sindacali dei lavoratori.

Uno dei punti principali del rinnovo del Ccnl, che avviene di regola ogni tre anni, è proprio l’aumento della paga base.

Non c’è un valore fisso di aumento della paga base: il tutto dipende dalla negoziazione tra le parti sociali e da quanto i sindacati riescono a ottenere dai datori di lavoro.

In generale, la base di partenza della negoziazione, è il cosiddetto indice Ipca [2], ossia, l’indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi membri dell’Unione europea. Questo valore indica di quanto sono cresciuti i prezzi dei beni di consumo in un certo periodo. Aumentare gli stipendi di un valore pari all’Ipca significa, dunque, conservare il potere di acquisto del salario che, se non viene aumentato, si perde nel tempo.

L’altro modo per incrementare lo stipendio è riuscire ad ottenere un aumento di stipendio dal datore di lavoro. In questo caso, l’aumento può essere dato come superminimo individuale o ad personam. In questa eventualità, il dipendente non deve modificare la propria prestazione di lavoro ma, semplicemente, si ritroverà una busta paga più pesante.

In altri casi, invece, il datore di lavoro aumenta lo stipendio perché attribuisce al lavoratore delle nuove responsabilità che prevedono anche il pagamento di una specifica forma di retribuzione.

Si tratta delle cosiddette indennità di funzione, che vengono attribuite al dipendente per lo svolgimento di particolari mansioni o per il particolare disagio in cui devono operare.

Si pensi all’ìndennità di cassa, l’indennità di reperibilità, l’indennità di coordinamento, etc.

Il dipendente, in questo caso, prende più soldi, ma in compenso deve fare qualcosa in più rispetto al passato.

Lo stipendio variabile

Un’altra forma per aumentare lo stipendio dei dipendenti è corrispondere loro una retribuzione variabile.

In questo caso, l’eventuale pagamento di una ulteriore somma di denaro (detto bonus, premio di produzione, premio di risultato o mbo) è legato al raggiungimento di determinati obiettivi che possono essere determinati:

  • unilateralmente dal datore di lavoro;
  • tramite un accordo sindacale con le rappresentanze sindacali aziendali o con i sindacati provinciali.

Questa forma di incentivazione consente ai dipendenti di poter ottenere un aumento del proprio stipendio di base ed alle aziende di spronare i lavoratori ad impegnarsi per raggiungere certi obiettivi che sono particolarmente importanti per il datore di lavoro.

Gli obiettivi possono essere fissati singolarmente. Questo accade spesso nel caso di dipendenti addetti al settore commerciale. In questi casi, solitamente, l’obiettivo da raggiungere è un certo livello di vendite di un determinato settore di prodotti.

In altri casi, gli obiettivi vengono fissati collettivamente, alla generalità dei dipendenti dell’azienda o a gruppi di essi e possono essere legati a:

  • un determinato incremento del fatturato aziendale o di altri indicatori economici dell’azienda;
  • la riduzione del numero di giorni di assenze e del tasso di assenteismo;
  • il raggiungimento di un determinato livello quanti/qualitativo della produzione;
  • il numero delle vendite;
  • la percentuale di scarto;
  • la customer satisfaction.

A determinate condizioni, le somme erogate ai dipendenti a titolo di premio di risultato o di produzione possono essere assoggettate ad un trattamento fiscale e contributivo particolarmente favorevole.

Modulo richiesta aumento stipendio

E’ innegabile che prospettare ai dipendenti la possibilità di raggiungere livelli retributivi crescenti è un modo intelligente per rendere i lavoratori più motivati, più fidelizzati verso l’azienda e migliorare anche le loro performances.

Se sei stanco di non avere la giusta gratificazione economica, puoi farti avanti e chiedere un aumento di stipendio al tuo datore di lavoro con il modello della lettera che abbiamo riportato nel box sottostante.

Fac simile modulo di richiesta aumento stipendio

Spettabile Società,

sono un Vostro dipendente da molto tempo e ritengo di aver sempre svolto il mio lavoro con dedizione, passione e con un forte senso di appartenenza alla Società.

Purtroppo, però, le dinamiche retributive nel nostro Paese non incentivano i lavoratori onesti e dediti al lavoro e questo, nel lungo termine, può scoraggiare il dipendente e spegnere quel fuoco che dovrebbe sempre animarlo nel lavoro.

Per questo sono a chiederVi, se possibile, un aumento del mio stipendio che possa darmi anche simbolicamente un senso di premialità per tutto l’impegno che ho profuso in questi anni.

Credo fermamente nelle potenzialità della Società e vorrei continuare ad impegnarmi in essa con sempre maggiore entusiasmo e dedizione.

Sono ovviamente a disposizione per parlarne anche di persona se lo riterrete opportuno.

In fede,

Mario Rossi

note

[1] Art. 36, Cost.

[2] Cgil-Cisl-Uil e Confindustria, Accordo interconfederale di indirizzo sulle relazioni industriali del 9.03.2018.


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