Diritto e Fisco | Articoli

Quando il conduttore può recedere per gravi motivi?

19 Ottobre 2019
Quando il conduttore può recedere per gravi motivi?

Conduco in affitto un immobile ad uso ufficio.

Quando mi è consentito recedere per gravi motivi?

L’articolo 27, ultimo comma, della legge n. 392 del 1978 consente al conduttore (per gli immobili affittati per uso non abitativo), se ricorrono gravi motivi, di recedere in qualsiasi momento dal contratto con preavviso di almeno sei mesi da comunicarsi con lettera raccomandata.

Questo significa che, anche se ricorrono gravi motivi, è sempre dovuto da parte del conduttore il preavviso di sei mesi.

Di conseguenza il proprietario ha sempre diritto, a meno che non vi rinunci, al canone di locazione per i sei mesi di preavviso anche se il conduttore dovesse liberare l’appartamento prima della scadenza dei sei mesi.

Detto questo, occorre aggiungere che i gravi motivi che autorizzano il conduttore a recedere in qualsiasi momento dal contratto di locazione (sempre, ripetiamo, dando un preavviso di almeno sei mesi) devono essere:

  • determinati da fatti estranei alla volontà del conduttore,
  • imprevedibili e sopravvenuti alla costituzione del rapporto
  • e che rendano oltremodo gravosa la sua prosecuzione

(in questo senso si è più volte espressa la Corte di Cassazione con sentenze n. 12.291 del 2014, n. 5.328 del 2007, n. 94 del 1998 ecc.).

Inoltre, per essere grave, il motivo lamentato deve rendere oltremodo gravosa per il conduttore (in termini economici, materiali o psicologici) la prosecuzione del rapporto.

Per completezza ed a titolo d’esempio, sono stati ritenuti gravi motivi (a condizione, ripetiamo, che si siano manifestati dopo la stipula del contratto):

  • il trasferimento del posto di lavoro con conseguente necessità di traslocare per abitare in luogo più vicino alla nuova sede lavorativa;
  • seri problemi familiari (ad esempio la malattia dei genitori che impone di trasferirsi nelle loro vicinanze);
  • crisi economica ed impossibilità di sostenere il canone di locazione;
  • stalking da parte dei vicini di casa che rende psicologicamente intollerabile continuare ad abitare nell’immobile condotto in affitto;
  • gravi problemi strutturali dell’immobile che il proprietario non intende risolvere;
  • gravi problemi di salubrità degli ambienti (ad esempio muffe che arrechino danni alla salute);
  • gravi problemi strutturali o ambientali del condominio (ad esempio presenza di condomini poco raccomandabili) sempre che essi siano emersi o se ne sia venuti a conoscenza dopo la stipula del contratto.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte



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