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Dimensioni cartello autovelox

1 Ottobre 2019
Dimensioni cartello autovelox

Regole segnaletica stradale presenza autovelox: dimensioni, colore, distanza, ripetizione del cartello.

È a tutti noto che la postazione con l’autovelox debba essere presegnalata da un cartello con l’avviso, rivolto agli automobilisti, del possibile controllo elettronico della velocità. Non tutti sanno che non c’è alcuna norma che stabilisca a quale distanza debba essere piantato tale segnale. Sono ancor meno gli automobilisti che conoscono quali sono le corrette dimensioni del cartello autovelox. Ed ancora: il segnale va ripetuto dopo gli incroci? Esiste una distanza massima tra esso e la pattuglia della polizia?

La varietà delle nostre strade ci ha abituato a segnali a volte molto piccoli, altre volte confinanti in un risicato spazio tra la vegetazione ed altri avvisi agli automobilisti. Non tutti sono in grado di notare la presenza della segnaletica. E così, chi è più distratto, riceve la multa per eccesso di velocità. Ecco allora che, quando arriva il momento di far valere i propri diritti e contestare il verbale degli agenti, tutte queste informazioni diventano necessarie per motivare il ricorso al giudice di Pace.

Se ti interessa approfondire questo argomento, dedicaci cinque minuti del tuo tempo. Partiremo parlando delle dimensioni del cartello autovelox per poi allargare il tema a tutte le altre questioni inerenti alla segnaletica. Ma procediamo con ordine.

Qual è la dimensione del cartello autovelox?

«Attenzione: controllo elettronico della velocità»: quante volte hai visto, ai margini della strada, questo cartello? Se però hai prestato attenzione alla segnaletica, ti sarai accorto che su alcuni tratti, di solito le strade provinciali o quelle urbane, tale avviso è molto piccolo: se ne intuisce il contenuto solo dall’icona con il cappello del poliziotto visto che il testo è poco leggibile.

Non esiste, però, alcuna norma che dica, in modo esplicito, quale deve essere la dimensione del cartello stradale che indica la presenza dell’autovelox. Legge e giurisprudenza dicono solo che esso deve essere «visibile». Che significa? Possiamo rifarci alle regole generali sulla cartellonistica che stabiliscono tre tipi di dimensioni di cartelli:

  • cartelli grandi: 135 cm x 200 cm;
  • cartelli normali: 90 cm x 135 cm;
  • cartelli piccoli: 40 cm x 60 cm.

È l’amministrazione a decidere quale cartello usare a seconda delle dimensioni della strada e della velocità su di esse consentite.

La regola vorrebbe che, ad essere impiegato, sia sempre il cartello normale. Nelle autostrade, nelle strade extraurbane a due o più corsie o in quelle urbane a tre o più corsie è più appropriato quello grande. Invece, il cartello piccolo deve costituire un’eccezione, possibile solo dove le condizioni esterne limitano materialmente l’impiego del segnale normale.

Possiamo, quindi, ritenere che laddove il cartello sia di dimensioni più piccole di quelle appena indicate, la multa con l’autovelox è nulla e può essere impugnata.

Quale cartello per segnalare l’autovelox?

Per presegnalare il controllo, si possono usare più strumenti purché adeguati e comunque, visibili. Indipendentemente che siano pannelli luminosi o cartelli: la polizia ha ampia libertà. Infatti, la norma usa il disgiuntivo «o»: o cartelli o dispositivi luminosi.

Qual è il colore del cartello autovelox?

Il colore del cartello autovelox deve essere:

  • nelle strade extraurbane: fondo blu con scritte bianche;
  • nelle strade urbane: fondo bianco e scritte nere.

Qual è la distanza tra il cartello e l’autovelox?

La distanza massima tra il cartello e l’autovelox fissata dalla legge è di 4 km. Quindi, se dopo 4 chilometri dal segnale non hai visto una postazione della polizia, è verosimile che non ve ne siano altre, a meno che non ci sia un nuovo cartello con scritto «Controllo elettronico della velocità».

Quanto, invece, alla distanza minima, la Cassazione ha detto che non esiste un limite prestabilito dalla legge: il cartello deve essere collocato «con adeguato anticipo» rispetto al luogo del rilevamento (che, come detto, non può trovarsi a più di 4 km) e in modo da garantirne il tempestivo avvistamento, in relazione alla velocità locale predominante. La distanza va valutata in base al tipo di strada e alla velocità che si può raggiungere. È, pertanto, chiaro che, sulle strade urbane, la distanza è inferiore rispetto alle autostrade dove si deve dare al conducente maggior tempo per frenare.

Del resto, scopo del cartello preventivo è proprio quello di evitare brusche frenate, da parte di chi si trovi sul più bello davanti alla postazione con l’autovelox, che potrebbero costituire un pericolo ben maggiore rispetto allo stesso eccesso di velocità.

Diversa è la regola per le postazioni fisse non presidiate dalla polizia. Per queste, la legge [1] ha, invece, previsto la cosiddetta regola del chilometro: le postazioni vanno collocate ad almeno un chilometro dal segnale che impone il limite. L’obbligo di rispettare questa distanza minima esiste solo nei casi in cui il limite di velocità derivi dalla presenza di un segnale collocato sulla strada e, quindi, non trova applicazione nei casi in cui il limite di velocità sia generale per tipo di strada o sia riferito al particolare veicolo utilizzato (per esempio, un mezzo pesante).

Il verbale non deve per forza riportare la presenza del cartello prima della postazione.

Quante volte va ripetuto il cartello autovelox?

Affinché la multa sia valida, il cartello va ripetuto dopo 4 km da quello precedente.

In più, la Cassazione [2] ha detto che bisogna installare un nuovo cartello di avviso dopo le intersezioni, gli svincoli e gli incroci, a beneficio di quanti provengono da strade secondarie e, perciò, non hanno potuto vedere il precedente avviso.

Leggi anche Autovelox: tutte le regole sulla segnalazione.

In ultimo, il cartello va ripetuto su quei tratti di strada dove i controlli avvengono sporadicamente. In tal caso, oltre al cartello fisso, è necessario un secondo cartello mobile, sul ciglio della strada, posizionato in occasione dei controlli e con l’icona raffigurante il cappello della polizia. La direttiva Minniti dell’agosto 2018 ha, infatti, stabilito che la presenza di cartelli fissi, in tratti di strada ove solitamente non ci sono controlli, è ormai percepita dagli automobilisti non più come un avvertimento, ma con indifferenza, come una “costante”, una sorta di residuato.

Il principio è quello della credibilità della segnaletica, che comporta l’uso di cartelli fissi solo in caso di postazioni fisse automatiche. Dunque, buona parte dei tantissimi segnali disseminati lunghe le strade italiane negli ultimi trent’anni sono da rimuovere perché ad essi non corrispondono controlli effettivi.

L’unica eccezione è prevista quando i controlli rientrano in una pianificazione concordata in sede di conferenza provinciale permanente sulla sicurezza stradale (presso la Prefettura) e vengono svolti in maniera non occasionale ma con frequenza sistematica. Solo in questo caso è sufficiente il cartello fisso. In pratica, vuol dire che solo laddove, in un dato punto della strada, è consueto vedere la pattuglia allora non c’è bisogno anche del cartello mobile.


note

[1] Art. 25 Legge n. 120/2010

[2] Cass. ord. n. 30664/ 2018.


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