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Affidamento condiviso: dopo 18 anni il figlio decide con chi vivere


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 giugno 2013



Con la maggiore età, il figlio può decidere presso quale dei due genitori separati andare a vivere, con conseguente perdita dell’assegno di mantenimento da parte del genitore presso cui prima il minore era collocato. 

L’affido o affidamento riguarda i figli minori, e dal 2006 è normalmente condiviso; ciò significa che la potestà e la responsabilità dei genitori rimane piena in capo a entrambi, salvo casi eccezionali opportunamente valutati dal giudice (leggi l’articolo “Affidamento esclusivo del minore a un solo genitore: quando e perché”). I genitori che dunque hanno l’affidamento condiviso dovrebbero non solo condividere le scelte importanti per i figli, ma confrontarsi e sentirsi sempre corresponsabili del loro benessere.

Anche nell’affido condiviso è normalmente prevista la collocazione prevalente presso uno dei genitori. Sul punto, se manca l’accordo tra i genitori, la decisione spetta al giudice, che decide anche sulle modalità di mantenimento.

Nella maggioranza dei casi viene previsto un assegno di mantenimento da versarsi al genitore “collocatario“.

Con il raggiungimento della maggiore età, giuridicamente cessa la potestà genitoriale e il figlio acquisisce la piena capacità di agire; il giudice, pertanto, non decide più sul suo affidamento, ed è il figlio che può decidere dove vivere e avere la propria residenza.

Le condizioni economiche che regolano i rapporti tra i genitori (stabilite dal giudice o di comune accordo) non vengono meno per il solo compimento del diciottesimo anno di età del figlio, ma si protraggono fino alla indipendenza economica di quest’ultimo.

È prevista la possibilità che il contributo mensile di mantenimento venga versato direttamente al figlio maggiorenne.

Qualora il figlio, al compimento della maggiore età, decidesse di trasferirsi dal genitore inizialmente collocatario all’altro genitore, il primo non potrebbe più percepire l’assegno di mantenimento, ma sarebbe chiamato a contribuire economicamente per il suo mantenimento:

o con pagamento diretto di alcune spese

– o con un contributo mensile, da versare al giovane o al genitore convivente.

La situazione andrebbe dunque riconsiderata, tenendo presente, di ciascun genitore, non solo il reddito, ma anche il patrimonio e quindi la sua situazione economica generale, nonché le esigenze del figlio e i tempi di permanenza presso ciascun genitore.

Quanto alle detrazioni per il figlio a carico, sarebbe opportuno un accordo per la ripartizione, tenendo presente che, in mancanza di accordo, spettano al 100% all’unico genitore affidatario, o al 50% a ciascuno dei genitori in caso di affido condiviso o congiunto, e che normalmente, in caso di raggiungimento della maggiore età del figlio, si continua con la regolamentazione in essere.

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8 Commenti

  1. Vorrei fare una precisazione, il collocamento è un invenzione giurisprudenziale basata sulla stereotipata convinzione che il figlio non possa trascorrere pari tempi con entrambe i genitori e quindi non si debba porre il problema di dover scegliere per forza un posto dove stare.
    Se durante la sua vita ha creato una vita ed un ambiente presso entrambe i genitori non avrà problemi a trascorrere con entrambi il tempo e da adulto non vedrà problema a questo.
    Se viceversa gli si vuole imporre la collocazione e l’affezione privilegiata verso una sola parte sarà spinto a dover fare prima o poi una scelta drastica. Che a volte conferma quella che è stata per anni, ma capita anche che decida di ribaltare una situazione.
    La conseguenza è purtroppo il dover fare un doppio strappo, il primo imposto il secondo dovuto agli eventi che l’hanno travolto!
    Per dover d’informazione sarebbe cosa buona e giusta spiegare che la decisione è imposta dalla volontà giurisprudenziale e che quindi il genitore collocatario ordinario è risaputo che non rinunci a questo, ben cosciente che il giudice propenderà comunque su di lei!Comunque purtroppo quando i figli hanno 18 anni si sono persi pezzi importanti della loro vita di relazione, di educazione ed affetto con un genitore….e questo in barba ai suoi diritti, che neanche tutto l’oro del mondo potrà mai restituire!!!! Quindi quei genitori che oggi si pensano che hanno ottenuto qualcosa perché non pagano l’assegno all’ex, si vogliono far passare la sete con il prosciutto!!Senza nulla togliere a questa notizia, vi auguro di dare al più presto la notizia che l’affidamento condiviso sia diventato tale!

  2. Volevo sapere una cosa, il mio compagno (con cui convivo da4 anni )ha una figlia che ora ha 10anni. Io, il mio compagno e la madre abbiamo un ottimo rapporto, decidiamo tutti insieme quello che riguarda la bambina. Volevo sapere se possiamo prendere la bambina nel nostro stato di famiglia e se questo comporta la perdita per la madre della patria potestà o se invece continua a mantenerla. Questa operazione viene fatta per iscrivere la bambina in una scuola media diversa da quella vicina a casa della madre. Grazie

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  3. Volevo sapere se un figlio minore, affidato ad entrambi i genitori, può decidere se stare con il genitore con cui non vive abitualmente, e a cui manifesta la voglia di stare con lui, in questo caso il padre.
    grazie

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  4. Mi dispiace ma un figlio può decidere anche prima dei 18 anni. Nel mio caso ne aveva 16 e ha deciso di stare con suo padre ( se lo era lavorato per bene per avere ogni cosa!!!)

  5. Ho mia nipote che ha 13 anni, è affidata alla madre che vive nelle Marche. Il padre che vive a Milano ha il diritto di visita e può anche decidere di portarla con se a Milano nei fine settimana o durante le vacanze, da concordare con la madre.Fino ad ora la figlia ha sempre accettato, seppur con sacrificio, di aderire alle richieste del padre ma, ultimamente piange disperata e dice che non ci vuole andare, a quel punto il padre la tempesta di telefonate urlando e terrorizzandola. Lei ha paura a parlarne anche con la madre e non vuole che lei lo riferisca al padre perchè ha paura che poi lui reagisca ancora in maniera peggiore. Sono molto preoccupata per questa ragazzina che a volte si chiude in camera a piangere. Che cosa si può fare. Faccio presente che la madre non ha niente in contrario perchè il padre la porti con sè, se non fosse per il bene della figlia e dei problemi che questa situazione può creargli in futuro a livello psicologico. Le sarei molto grata se potesse darmi un consiglio in merito.

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