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Razzismo: dire negro di merda è reato?

1 Ottobre 2019
Razzismo: dire negro di merda è reato?

Aggravante dell’odio razziale punibile solo se c’è un altro reato. Chiamare una persona “negro” è tutt’al più ingiuria, a meno che la vittima sia assente. 

All’alba del nuovo millennio, l’Italia si è scoperta xenofoba. Sono all’ordine del giorno gli atti di intolleranza verso gli africani: gesti e frasi manifestate in pubblico, senza alcuna vergogna, anzi nella convinzione di avere, dalla propria parte, l’opinione pubblica. Fondata o meno che sia questa percezione, la cronaca ci restituisce sovente notizie di atti di violenza verbali e fisici ai danni degli stranieri. Comunque lo si voglia chiamare, questo è razzismo. La Cassazione si è trovata a giudicare se dire negro di merda è reato. Si tratta di un’affermazione che rivela chiaramente l’avversione verso una razza. Il punto è se tale frase possa, da sola, ossia non accompagnata da altre condotte delittuose, configurare un illecito penale passibile di denuncia. Ecco cosa ha detto la Corte [1].

L’odio razziale

Il Codice penale [2] punisce con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

Viene poi punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

Per i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità la pena è aumentata fino alla metà [3].

La sostanza di queste norme è che l’odio razziale scatta solo quando c’è:

  • una propaganda di idee razziste;
  • una istigazione a commettere atti di discriminazione;
  • una istigazione a commettere atti di violenza fondati sull’odio razziale.

Nessuna norma sembra, quindi, incriminare chi si riferisce a una persona chiamandola “negro”.

Dire negro di merda è vietato?

L’odio razziale costituisce una aggravante. Esso, quindi, si deve poggiare su un reato. Se non c’è un reato, la discriminazione in sé non è punibile.

Dire «negro di merda» mentre si picchia una persona configura il reato di lesioni, aggravato dall’odio razziale. Ma dire semplicemente «sei un negro di..», senza però commettere altri delitti, può integrare un reato? La risposta è negativa e la ragione è molto semplice. La spiegheremo qui di seguito.

Dire, in generale, a qualsiasi persona, «sei un uomo di merda» è sicuramente un’offesa, la quale ricade nell’ingiuria. Ma l’ingiuria non è più reato, essendo stata depenalizzata nel 2016. Oggi, a fronte di questo comportamento, si sconta una semplice sanzione di carattere amministrativo. Questa, peraltro, non scatta in automatico, ma è subordinata all’avvio di un giudizio civile di risarcimento del danno che deve intentare la vittima. Se, quindi, la parte lesa non agisce in una normale causa (avvalendosi di un avvocato e notificando l’atto di citazione), il colpevole dell’ingiuria non subisce alcuna conseguenza. Se la condotta viene poi posta alla presenza di più persone, la sanzione economica è più pesante.

Se, però, la vittima non è presente nel momento in cui la si apostrofa come “persona di merda” si configura la diffamazione che, invece, a differenza dell’ingiuria, è ancora reato. In questo caso, la si può querelare.

Risultato: dire «sei un negro di merda» senza usare le mani o commettere altro illecito penale non è un’azione che configura un reato. Si tratta di un semplice illecito civile, quello di ingiuria, che può dar luogo, a tutto voler concedere, a una richiesta di risarcimento del danno.

Se, però, la frase viene pronunciata in pubblico, in assenza della vittima, la condotta è penalmente rilevante e punibile come diffamazione.

La vicenda

Nella sentenza in commento, la Corte è pervenuta a una sentenza di colpevolezza perché chi aveva pronunciato la frase offensiva aveva prima inferto una coltellata alla vittima, così rendendosi responsabile del delitto di lesioni. Ad esso, quindi, è stata giustamente sommata l’aggravante per l’odio razziale.


note

[1] Cass. sent. n. 40014/2019 del 30.09.2019.

[2] Art. 604bis cod. pen.

[3] Art. 604ter cod. pen.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 7 giugno – 30 settembre 2019, n. 40014

Presidente Zaza – Relatore Scordamaglia

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza del 10 maggio 2018, la Corte di appello di Roma ha confermato la sentenza del Tribunale della stessa città, in data 13 dicembre 2016, di condanna di Ru. Lo. per i reati di lesioni personali aggravate dall’uso di un’arma impropria e dall’odio raziale e di porto ingiustificato di uno strumento atto ad offendere.

2. Il ricorso per cassazione nell’interesse dell’imputato consta di due motivi:

2.1. il primo deduce il vizio di motivazione, per essere quella ostesa a corredo della decisione sulla responsabilità del tutto inconferente, essendo stati addotti a sostegno di essa elementi probatori privi di significato dimostrativo pur in una loro valutazione globale: infatti, le lesioni subite dal Fo. non erano state refertate ed il coltello con le quali sarebbero state prodotte non recava tracce di sangue; donde, in assenza di prova certa circa la realizzazione delle lesioni con l’uso di un’arma, v’era pure da dubitare che il delitto di cui all’art. 582 cod.pen. fosse procedibile, non avendo la parte offesa proposto querela;

2.2. il secondo denuncia il vizio di motivazione quanto al riconoscimento dell’aggravante di cui all’art. 3 L. n. 205 del 1993, per la cui integrazione non sarebbe sufficiente il solo fatto dell’essere stato il reato, cui essa accede, commesso in luogo pubblico, come sostenuto dalla Corte di appello, essendo necessario dar conto delle finalità perseguite dal soggetto agente.

Considerato in diritto

Il ricorso è inammissibile.

1. Per l’unanime giurisprudenza di questa Corte, il reato di lesioni personali può essere dimostrato, per il principio di libero convincimento del giudice e per l’assenza di una gerarchia tra i diversi mezzi di prova, sulla base delle sole dichiarazioni della persona offesa di cui sia stata positivamente valutata l’attendibilità, anche in mancanza di un referto medico che attesti la “malattia” derivata dalla condotta lesiva (Sez. 3, n. 42027 del 18/09/2014, A., Rv. 260986).

Ne viene che la doglianza articolata dal ricorrente, circa la mancanza di prova in ordine al contestatogli delitto di lesioni personali aggravate dall’uso del coltello, di cui agli artt. 582 e 585 cod.pen., in ragione della mancanza di un referto medico attestante la “malattia” derivata dall’aggressione denunciata e l’assenza di tracce di sangue sul coltello trovatogli indosso, è priva di fondamento, posto che, del tutto correttamente, la sentenza impugnata ha valorizzato, ai necessari fini probatori, le dichiarazioni della persona offesa in ordine all’aggressione sferratagli dall’imputato, le dichiarazioni degli agenti di polizia giudiziaria che avevano osservato i tagli presenti sull’avambraccio sinistro della vittima e il rinvenimento nella disponibilità dell’imputato di un coltello a punta ed a lama del tutto compatibile con le ferite presenti sulla cute della vittima, a nulla rilevando l’assenza di tracce di sangue sulla detta arma impropria in considerazione delle circostanze di fatto di cui il giudice censurato ha dato puntualmente conto.

Apprezzandosi, pertanto, come completa e congrua la motivazione resa in punto di prova delle lesioni personali subite dalla parte offesa, siccome aggravate dall’uso dell’arma impropria, che l’imputato aveva portato con sé fuori dalla propria abitazione, e in quanto tali procedibili d’ufficio, ai sensi del combinato disposto degli artt. 582, comma 2, e 585, comma 1, cod.proc.pen., i rilievi proposti al riguardo vanno disattesi perché generici.

2. Manifestamente infondato è il motivo che censura l’insussistenza dell’aggravante di discriminazione o di odio etnico, razziale o religioso.

La Corte territoriale, nel riconoscerla, perché l’imputato si era reiteratamente scagliato contro il soggetto passivo dell’aggressione, anche alla presenza delle Forze dell’Ordine, appellandolo con le espressioni: <>, si è attenuta alla linea ermeneutica tracciata da questa Corte regolatrice secondo cui: <> (Sez. 5, n. 7859 del 02/11/2017 – dep. 19/02/2018, Serafini, Rv. 272278; Sez. 5, n. 49694 del 29/10/2009, B. e altri, Rv. 245828). Donde occorre ribadire il principio di diritto secondo il quale l’aggravante di cui all’art. 3 D.L. n. 122 del 1993, conv. in legge n. 205 del 1993, è configurabile nel caso di ricorso ad espressioni ingiuriose che rivelino l’inequivoca volontà di discriminare la vittima del reato in ragione della sua appartenenza etnica o religiosa (Sez. 5, n. 43488 del 13/07/2015, Macaoni e altri, Rv. 264825).

3. S’impone, pertanto, la declaratoria di inammissibilità del ricorso, cui consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 3.000,00 a favore della Cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 3.000,00 a favore della Cassa delle ammende.


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3 Commenti

  1. All’alba del nuovo millennio è incredibile che ci si debba ancora imbufalire nel sentire che ci possa essere in giro ancora GENTAGLIA che si esprime in tale modo! SEMPLICEMENTE INAUDITOOOOOO… Dovrebbe ormai essere assodato che Il concetto di eguaglianza è indiscutibile; la responsabilità è sempre dell’individuo singolo!!!

    1. Eguaglianza è una cosa essere inferiori è un’altra. Ormai in Italia il bianco inteso come Italiano per capirsi è meno rispettato del nero. Il nero può dirti uomo di merda o bianco di merda senza che nessuno dica che è razzista, se lo dice un bianco è razzismo meno male che qui il codice ci difende. Dire negro di merda è un’offesa certo ma lo è come dire uomo di merda o bianco di merda.

    2. Perche’ tu credi che i neri non dicano bianco di m@rda o italiano di m#rda agli italiani o agli europei? Se vuoi ti posto decine di video o articoli di casi simili. Il concetto di eguaglianza dovrebbe valere per tutti in primis, non solo se a dirlo e’ un bianco.

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