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Reddito di cittadinanza erogato ad ex terroristi

1 Ottobre 2019
Reddito di cittadinanza erogato ad ex terroristi

Brigatista condannato per omicidio sostenuto dallo Stato con il Rdc: la polemica che impone di rivedere le norme.

Da ieri, impazza una nuova polemica sul reddito di cittadinanza: ad aver ottenuto il beneficio è un’ex brigatista, Federica Saraceni, già condannata per l’omicidio del giuslavorista Massimo D’Antona. «È un caso effettivamente ripugnante» ha detto il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico. «Una persona che ha attaccato lo Stato, ottiene dallo Stato. Non è un caso di reato comune, io capisco il punto, ma paradossalmente oggi se l’istituto non desse il reddito a chi ha i requisiti per riceverlo potrebbe essere chiamato a rispondere in una controversia per danni. Per un caso molto simile a quello della Saraceni abbiamo ricevuto una sentenza contraria».

Ma è davvero così? La legge consente ai criminali di ottenere il reddito di cittadinanza? A spiegare come stanno le cose è lo stesso Tridico che dice: «Stiamo verificando i requisiti reddituali, occupazionali, patrimoniali. I requisiti che competono all’Inps ci sono. La norma prevede che se una persona ha avuto una condanna nei 10 anni precedenti c’è il blocco; lei l’ha avuta 12 anni fa. Basta leggere la legge».

«Penso che una riflessione sia già in corso – aggiunge – Il reddito alla signora Saraceni può dar fastidio anche a me e capisco che possa essere ripugnante una persona che ha commesso quel tipo di reati, ma secondo me lei dovrebbe scrivere anche degli altri eventuali strumenti di sostegno al reddito che questa signora può ricevere. Perché non va a vedere se abbia incassato il bonus bebè oppure se riceva il sostegnoalla mensa per i figli, oppure se abbia avuto l’assegno di maternità oil sostegno all’asilo nido».

E alla domanda se questi aiuti possano essere ottenuti anche da chi è ai domiciliari, Tridico risponde: «La legge non fa differenze su queste misure introdotte dai precedenti governi. Tali strumenti di assistenza al welfare vengono erogati alle persone se hanno i requisiti patrimoniali ed economici che la legge richiede».

«La Saraceni si trova ai domiciliari, quindi vive a proprie spese e non è mantenuta dal Dipartimento degli Affari Penitenziari, è sotto un certo reddito e mi risulta abbia anche figli a carico – spiega – Occorre immaginare questa misura come un sostegno, un reddito minimo, che evita che le persone finiscano sotto la soglia di povertà». «Lo ripeto il problema esiste – aggiunge – Si può decidere che un individuo non debba mai ricevere aiuti perché ha avuto una condanna anche 20 anni prima o anche se sta a casa. Oppure si può stabilire che 10 anni di purgatorio dalla condanna siano sufficienti e distinguere tra carcere e domiciliari».


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