Diritto e Fisco | Articoli

Scoperta testamento dopo successione: che fare?

1 Ottobre 2019
Scoperta testamento dopo successione: che fare?

Testamento ritrovato in corso di divisione ereditaria: la successione diventa testamentaria.

È venuto a mancare un tuo caro. Così come imposto dalla legge, tu e gli altri eredi avete avviato le pratiche di successione entro un anno dal decesso, presentando la relativa dichiarazione all’Agenzia delle Entrate. Dopodiché, avete avviato la divisione dei beni partendo dai soldi in banca e ripartendo a sorte l’arredo. All’esito deciderete anche la divisione degli immobili. In questo frangente, è spuntato fuori un testamento. Uno di voi, infatti, rovistando nei cassetti del defunto, ha trovato le sue ultime volontà in un foglio di carta che era stato ben nascosto. Ora, però, alcuni di voi vorrebbero lasciare le cose come stanno, perché hanno già preso possesso delle cose ad essi assegnate. Altri invece – evidentemente scontenti del riparto – vorrebbero rimettere tutto in discussione. Che succede in questi casi? Se sopraggiunge la scoperta di un testamento dopo la successione che fare? La risposta è stata fornita da una recente sentenza della Cassazione [1]. Ecco cosa ha detto la Corte in merito a questa interessante vicenda.

Le regole di divisione dell’eredità

Nel caso in cui non vi sia un testamento, l’eredità viene divisa tra gli eredi legittimi secondo le disposizioni del Codice civile. È la cosiddetta successione per legge in assenza di testamento. Le regole sono rappresentate nel seguente schema.

Successione per legge in assenza di testamento

In caso di

Eredi

Quota spettante

Coniuge (o convivente gay)(in assenza di figli, e in assenza di fratelli e ascendenti del defunto): solo il ConiugeIntera eredità
Coniuge+

Figlio unico (anche se viventi fratelli e ascendenti del defunto)

1/2 eredità + diritto abitazione1/2 eredità
Coniuge+

2 o più figli (anche se viventi fratelli e ascendenti del defunto)

1/3 eredità + dir. abitazione2/3 in parti uguali
Coniuge+

Ascendente/i del defunto (in assenza di figli e fratelli del defunto)

2/3 eredità + dir. abitazione1/3 eredità in parti uguali
Coniuge+

1 o più fratelli del defunto (in assenza di figli e ascendenti del defunto)

2/3 eredità + dir. abitazione1/3 eredità in parti uguali
Coniuge+

Ascendente/i + 1 o più fratelli del defunto (in assenza di figli)

2/3 eredità + dir. abitazione1/3 eredità (suddivisa in parti uguali)
Senza coniuge (o convivente gay)1 o più figli (anche se viventi fratelli e ascendenti del defunto)Intera eredità in parti uguali
(in assenza di figli e fratelli del defunto): Ascendente/i del defuntoIntera eredità
(in assenza di figli e ascendenti del defunto): 1 o più fratelli del defuntoIntera eredità in parti uguali
(in assenza di figli): Ascendente/i+

1 o più fratelli del defunto

1/2 eredità1/2 eredità in parti uguali
In assenza di figli, genitori, fratelli/sorelle o loro discendenti: ascendenti paterni e ascendenti materni1/2 + 1/2
Parenti purché entro il 6º grado (in assenza di figli, ascendenti e fratelli del defunto)Intera eredità in parti uguali ai parenti di grado più prossimo

Viceversa, in presenza di un testamento, l’eredità viene divisa secondo la volontà del testatore. È la cosiddetta successione testamentaria. Con un solo limite: il testatore non deve violare le cosiddette «quote di legittima», ossia le quote minime del suo patrimonio che, per legge, spettano necessariamente al coniuge e ai figli (o, in assenza di questi ultimi, ai genitori). La residua parte – ossia la cosiddetta quota disponibile – può essere lasciata a chi si vuole.

Le quote di legittima e di disponibile sono rappresentante nel seguente schema.

Se c’è:
Legittimari
Quota riservata dalla legge ai legittimari
Residua quota del testamento liberamente disponibile
Coniuge

(o compagno gay da unione civile)
Se non ci sono figli½ di eredità + il diritto di abitazione sulla casa coniugale½ di eredità
Se oltre al coniuge c’è un figlio unico (anche se i genitori del defunto sono ancora in vita)– al coniuge va 1/3 dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– al figlio unico va 1/3 dell’eredità

1/3 dell’eredità
Se oltre al coniuge ci sono 2 o più figli (anche se i genitori del defunto sono ancora in vita)– al coniuge va ¼ dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– ½ dell’eredità va diviso tra i figli in parti uguali

¼ dell’eredità
  Se, oltre al coniuge, c’è uno o entrambi i genitori o, in loro mancanza, altri ascendenti (mancano però i figli)– al coniuge va ½ dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– ai genitori o altri ascendenti va ¼ dell’eredità

¼ dell’eredità
Se manca il Coniuge

(o compagno gay da unione civile)
Se c’è un solo figlio unico (anche se vivono i genitori del defunto)Al figlio unico va ½ dell’ereditའdell’eredità
Se ci sono 2 o più figli (anche se vivono ancora i genitori del defunto)Ai figli vanno i 2/3 dell’eredità divisi per parti uguali1/3 dell’eredità
Se ci sono solo i genitori (o, in loro mancanza, altri ascendenti) del defunto, ma non ci sono figliAi genitori (o altri ascendenti) va 1/3 dell’eredità2/3 dell’eredità
Se non ci sono né figli, né genitori o altri ascendentiSi può liberamente disporre dell’intera eredità

È chiaro, pertanto, che le regole sulla divisione dell’eredità dipendono dalla presenza o meno di un testamento: nel primo caso, si segue la volontà del testatore (salvo l’eventuale violazione delle quote che darebbero il via a un’azione di lesione della legittima); nel secondo caso, invece, si segue la ripartizione prevista dalla legge.

Che succede se viene scoperto un testamento dopo la successione?

Il testamento olografo è quello che viene redatto dal testatore senza l’assistenza di un notaio. Il suo rinvenimento è quindi rimesso unicamente all’iniziativa degli eredi che potrebbero esserne a conoscenza così come no. Non sempre è facile trovare un testamento quando questo è stato nascosto dal testatore. Così potrebbe succedere che, nell’immediatezza, gli eredi per legge procedano alla divisione del patrimonio secondo le norme del Codice. Che succede se questi, in un momento successivo, rinvengono il testamento con, all’interno, una diversa ripartizione rispetto alle regole legali?

I problemi da affrontare sono due. Il primo attiene alla sorte della divisione già eseguita prima del ritrovamento del testamento: si rimette tutto in ballo o si fanno salve le attribuzioni già eseguite?

Il secondo, invece, riguarda il termine entro cui effettuare l’accettazione dell’eredità da parte di eventuali soggetti nominati eredi nel testamento ma non chiamati all’eredità secondo il Codice civile. Risolveremo le due questioni qui di seguito.

Divisione dell’eredità in base a testamento scoperto dopo

Una volta proposta in tribunale la domanda di divisione, secondo legge, dell’asse ereditario, è possibile cambiare la domanda al giudice e chiedere che la divisione avvenga sulla base di testamento nel frattempo ritrovato. Difatti, accertata in corso di causa l’esistenza di un testamento, il procedimento di divisione sulla scorta di successione legittima non può più essere portato a termine. Su di essa, infatti, prevale sempre la successione testamentaria. È questo il chiarimento fornito dalla Cassazione nella sentenza in commento.

Secondo la Corte, una volta accertato il ritrovamento di un testamento olografo, la divisione deve avvenire secondo la volontà del de cuius, poiché la successione testamentaria prevale sempre sulla disciplina legale.

In conclusione, sottolineano ancora gli Ermellini, il ritrovamento del testamento in questione configura un errore atto a supportare la richiesta di annullamento degli eventuali accordi di divisione (cosiddetta transazione) tra gli eredi eseguiti prima del ritrovamento medesimo.

Il testamento rimette in gioco tutte le regole e i beni vanno divisi secondo la volontà del testatore.

Termine per accettare l’eredità: da quando decorre?

Passiamo al secondo problema. Il termine per accettare l’eredità, come noto, è di 10 anni dal decesso. Cosa succede se, però, dopo 10 anni dall’apertura della successione avvenuta secondo le regole del Codice civile, viene scoperto un testamento che nomina erede un soggetto non previsto dalla legge?

Caio nomina suo erede l’amico di infanzia Sempronio. Il testamento viene ritrovato dal figlio di Caio, Tizio, solo dopo 10 anni dalla morte del padre. Sempronio dichiara di accettare l’eredità, ma per Caio ormai sono scaduti i termini, essendo decorsi più di 10 anni dalla morte del genitore.

Secondo la Cassazione [2], il termine per accettare l’eredità da parte di chi è stato indicato nel testamento decorre sempre dalla morte del de cuius e non dal rinvenimento del testamento. E ciò a prescindere dal fatto che l’erede citato nel testamento non potesse essere al corrente dell’esistenza del testamento stesso. È vero: chi non è un familiare e non ha accesso all’abitazione del defunto è nell’impossibilità oggettiva di fare ricerche per rinvenire le ultime volontà eventualmente lasciate in qualche cassetto. Ciò gli impedisce di accettare l’eredità se il testamento dovesse essere rinvenuto dopo oltre 10 anni dalla morte.

Tuttavia, per la Corte, deve prevalere la certezza dei termini fissati dalla legge per l’accettazione e divisione dell’eredità, anche a beneficio dei creditori o di altri soggetti interessati a sapere con precisione chi è il nuovo proprietario dei beni del defunto.


note

[1] Cass. sent. n. 24184/19 del 27.09.2019.

[2] Cass. civ. sez. II, Sent. 08 gennaio 2013, n. 264

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 16 aprile – 27 settembre 2019, n. 24184

Presidente Petitti – Relatore Gorjan

Fatti di causa

G.E. ebbe ad evocare avanti il Tribunale di Catania la germana G.A. per procedere alla divisione secondo legge dell’asse relitto morendo dalla comune madre L.G. , oltre alla resa del conto dei frutti percetti dai beni comuni goduti dalla sola germana convenuta.

Resistette G.A. , la quale non s’oppose alla divisione secondo legge, osservate però delle accortezze nella formazione dei lotti, nonché chiese di d’operare il rendiconto tenendo conto delle complessive spese comuni oltre che dei canoni di locazione dei beni pertinenti all’asse.

Il Tribunale adito ebbe a procedere alla divisione secondo legge ed a regolare i conti tra le eredi.

Avverso la sentenza del Giudice etneo propose gravame G.A. , rilevando come erroneamente il primo Giudice non ebbe a tener conto del testamento olografo redatto dalla madre, tardivamente ritrovato, ed ebbe a malamente valutare le domande ed emergenze processuali afferenti alle poste del rendiconto.

La Corte etnea rigettava l’appello principale ed accoglieva l’impugnazione incidentale mossa dal G.E. , osservando come, se anche ammissibile il documento tardivo – testamento olografo -, tuttavia non appariva indispensabile poiché correlato a domanda nuova proposta in appello,quindi inammissibile; come l’appellante non avesse avanzata domanda di avere restituiti dei crediti verso la germana, mentre questa aveva, ancorché implicitamente, avanzata domanda di avere la sua quota parte dei frutti ricavati dai beni comuni;

come effettivamente i frutti erano dovuti sino all’effettivo rilascio alla coerede dei beni pertoccati e regolava le spese di lite.

Ha proposto ricorso per cassazione G.A. articolando tre motivi.

Resiste ritualmente G.E. con controricorso.

La questione era dapprima trattata in Camera di consiglio e quindi rimessa alla pubblica udienza.

In prossimità dell’odierna udienza ambedue le parti hanno depositate memorie. All’odierna udienza pubblica sentite le conclusioni del P.G. – accoglimento del ricorso – e del difensore la parte presente,questa Corte ha deciso la questione siccome illustrato nella presente sentenza.

Ragioni della decisione

Il ricorso proposto da G.A. s’appalesa siccome fondato e va accolto. Con il primo motivo di ricorso per cassazione la ricorrente deduce violazione delle norme ex artt. 112 e 113 e 345 c.p.c. ed art. 457 c.c., nonché vizio di motivazione ed errore in procedendo poiché il deposito del documento – testamento olografo della madre – era finalizzato, non già, a sostenere domanda nuova inammissibile, bensì a fondare le difese ed eccezioni svolte, ossia l’impossibilità di procedere alla divisione sulla scorta di successione legittima. Inoltre erroneamente la Corte etnea ebbe a ritenere non fornita adeguata prova circa il tardivo ritrovamento del documento depositato in causa dopo la scadenza dei termini decadenziali in materia probatoria ed a non statuire circa la valenza, siccome indispensabile, del documento prodotto.

Con il secondo mezzo d’impugnazione la G. ricorrente denunzia violazione del disposto in art. 345 c.p.c. in quanto la domanda di procedere, bensì alla divisione ma secondo testamento e, non già, legge, non poteva esser considerata nuova quindi inammissibile poiché non mutati nè petitum nè causa petendi, siccome desumibile da alcuni arresti di legittimità.

Con la terza doglianza l’impugnante lamenta violazione della norma ex art. 457 c.c., in quanto la Corte etnea non aveva tenuto conto che, una volta pubblicato il testamento,non si poteva più procedere alla divisione secondo legge avendo la de cujus regolato la sua successione ossia esercitato facoltà garantitagli dall’Ordinamento,sicché accettata l’eredità devoluta per testamento non è più possibile procedere a divisione ab intestato.

Le due ultime censure mosse,stante la loro intima correlazione, vanno esaminate congiuntamente ed appaiono fondate, mentre la prima doglianza rimane assorbita all’esito.

La statuizione adottata dalla Corte etnea si fonda sull’affermazione che, una volta proposta domanda di divisione della comunione incidentale ereditaria secondo legge per difetto di testamento, configura domanda nuova, eppertanto inammissibile scorsi i termini decadenziali in prime cure, svolgere a medesima domanda ma fondata su testamento nel frattempo ritrovato.

Difatti la Corte etnea ha ritenuto bensì il documento nuovo ammissibile – in astratto – in sede d’appello poiché decisivo,ma non rilevante nella specie poiché correlato alla domanda nuova circa la quale nemmeno era possibile la chiesta rimessione in termini, stante che la parte non aveva provato l’effettivo momento del ritrovamento del testamento.

In materia concorre arresto precedente di questa Corte – Cass. sez. 2 n. 6838/91 -, secondo il quale nell’ambito della causa introdotta con domanda di divisione fondata su testamento pubblico configura domanda nuova la pretesa che la divisione avvenga sulla scorta del, successivamente, ritrovato testamento olografo, che appare soccorrere la decisione impugnata.

Tuttavia nella specie la divisione dei beni ereditari risulta domandata sulla scorta della prospettazione di successione secondo legge, poiché la comune madre era morta intestata, mentre in corso di causa risulta ritrovato testamento olografo, sicché si configura regolamento della successione secondo la volontà della de cujus, situazione che prevale in forza del disposto ex art. 457 c.c., comma 2.

Quindi una volta accertato che esisteva testamento,quanto meno il procedimento di divisione sulla scorta di successione legittima non poteva più esser portato a termine, stante la prevalenza della successione testamentaria – Cass. sez. 2 n. 533/78 -.

Consegue altresì che la mera mutazione del titolo a regolamento della successione non incide sulla domanda di divisione proposta poiché non ne muta nè il petitutm – i beni ereditari da dividere – nè la causa petendi esistenza della comunione del diritto di proprietà in dipendenza della successione mortis causa -.

Difatti il diritto di proprietà è diritto autodeterminato ad il titolo d’acquisto dello stesso non incide sulla domanda avanzata in forza del diritto acquistato, purché immutati i fatti a suo fondamento e gli elementi probatori acquisiti.

Nella specie,come visto, non solo la deduzione del testamento a titolo regolatore della successione e richiesta divisione non ha alterato gli elementi essenziali connotanti la domanda, ma pure la successione testamentaria esclude il ricorso alla disciplina legale in materia.

Dunque il documento prodotto dalla ricorrente non solo era indispensabile, ma pure la modifica della domanda di divisione era possibile, poiché come insegna questa Suprema Corte – Cass. sez. 2 n. 264/13, Cass. sez. 2 n. 9367/13 – le diverse, e subordinata l’una all’altra, modalità di delazione ereditaria comunque configurano un unico istituto e nel procedimento di scioglimento della comunione incidentale ereditaria le modalità di divisione non configurano domanda, sicché sempre la parte può adattarle alle evenienze e sopravvenienze di causa.

Anzi come insegna questa Corte regolatrice – Cass. sez. 2 n. 1217/75 – il ritrovamento di testamento configura errore atto a supportare richiesta di annullamento della raggiunta transazione in sede di divisione, sicché non si può negare l’influenza del ritrovamento del testamento mentre è in corso la causa di divisione secondo legge sul presupposto – errato – che la de cujus sia morta intestata.

Dunque la sentenza impugnata va cassata e la questione rimessa ad altra sezione della Corte etnea, che deciderà sulla scorta del principio di diritto dianzi illustrato.

Il Giudice di rinvio procederà, ex art. 385 c.p.c., a regolare anche le spese di questo giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso,cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della Corte d’Appello di Catania che anche provvederà a regolare le spese di questo giudizio di legittimità.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube