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Tari: chi non deve pagare?

13 aprile 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 13 aprile 2018



Esenzioni tari: ecco tutti i casi di esonero dal pagamento della tari e le relative riduzioni. Vediamo chi non paga la Tari

Con riferimento alla Tari si avvicina la prima scadenza di pagamento del 2018, prevista per la fine di aprile (per alcuni comuni il giorno di pagamento sarà il 16, mentre in altri il 30). Molto presto, dunque, bisognerà pagare la Tari, una delle tasse più odiate dagli italiani. E allora ci si domanda: siamo tutti tenuti al pagamento della tassa sui rifiuti o ci sono delle esenzioni?

Chiariamo sin da subito che ci sono dei casi di esenzioni e di riduzioni Tari. Vediamo allora chi non deve pagare la Tari e quali sono le riduzioni previste in considerazione del fatto che la normativa non sempre è chiara.

Sul pagamento dell’imposta sui rifiuti, infatti, si scontrano diverse norme e tesi. Alcune esenzioni e riduzioni Tari sono stabilite dai Comuni e pertanto bisogna far riferimento ai singoli regolamenti, altre regole derivano dalle decisioni dei giudici le cui interpretazioni non sempre sono omogenee e anzi spesso sono in contraddizione tra loro.

Il contribuente, così, non sempre è in grado di districarsi nell’interpretazione della normativa di riferimento. Cerchiamo allora di fare chiarezza e vediamo quali sono i principi generali sul punto. Ed infatti, prima di pagare la Tari, è importante sapere se si è tenuti al relativo pagamento o si gode di qualche particolare esenzione o riduzione. Ecco, dunque, tutti i casi di esonero dal pagamento della tari e le relative riduzioni.

Tari: cos’è e come funziona

Prima di capire chi paga la Tari e chi, invece, non è tenuto al pagamento è necessario capire cos’è e come funziona la Tari e qual è il suo presupposto. Come noto, la Tari, introdotta dalla legge di stabilità del 2014, è la tassa sui rifiuti, il cui pagamento è previsto per chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. E allora ci si domanda: se la casa è disabitata?

Casa disabitata: si deve pagare la Tari?

Come scritto sopra, il presupposto che giustifica il pagamento della Tari è la produzione di rifiuti. Tuttavia, se la casa è disabitata non si verificherà il presupposto della produzione dei rifiuti. E allora: la Tari va pagata nelle ipotesi di casa vuota e disabitata? La risposta è no.

Attenzione, però.

Per poter godere dell’esenzione dal pagamento della Tari è necessario il ricorrere di due condizioni:

  • non devono essere attive le utenze di gas, luce e acqua;
  • non dovranno esserci arredi.

Sono questi i presupposti per poter richiedere l’esenzione Tari sulla casa disabitata, almeno secondo il parere del Mef (Ministero dell’Economia e delle Finanze).

La Cassazione [1], invece, è più rigida sul punto. Secondo la Suprema Corte, infatti, l’esenzione dal pagamento della tassa sui rifiuti è ammessa soltanto se l’immobile è inabitabile, ossia deve trattarsi di un immobile per sua stessa natura inutilizzabile e non semplicemente inutilizzato. In sostanza, secondo la Cassazione, la tari non deve essere pagata esclusivamente nelle situazioni in cui anche volendolo, il contribuente non potrebbe sfruttare l’abitazione. Difatti, il presupposto che fa scattare la Tari non è solo l’occupazione ma anche la semplice detenzione di locali e aree scoperte a qualsiasi uso adibiti. Gli immobili vuoti, dunque, sono soggetti al pagamento della tassa rifiuti, anche se privi di allacci alle reti idriche o elettriche in quanto, pur se non utilizzati, restano nella detenzione del proprietario, detenzione che invece non è configurabile se manca l’agibilità.

In sostanza, secondo la Cassazione, al fisco non importa se il contribuente utilizza o meno l’immobile. La dismissione di un immobile, infatti, non determina da sé un esonero dal pagamento della tassa. A tal fine rileva solo che l’immobile sia oggettivamente non utilizzabile.

In ogni caso, come detto sopra, rilevano anche le disposizioni di ogni singolo Comune. Ad esempio, secondo il Comune di Milano, non si paga la Tari sull’immobile disabitato privo di mobili e suppellettili e non allacciato ad alcuna utenza. Secondo il regolamento del capoluogo lombardo, inoltre, la presenza di arredi oppure l’attivazione anche di una sola utenza (tra acqua, elettricità, gas, telefono o internet) rappresenta una presunzione dell’occupazione e della conseguente attitudine alla produzione di rifiuti.  Il regolamento prevede, altresì, che in caso di cambio di residenza, per non pagare la Tari non basta l’obiettiva condizione di inutilizzabilità della casa, ma bisogna inviare al Comune una dichiarazione di cessazione, entro 90 giorni dalla variazione della residenza stessa. La dichiarazione di cessazione non può essere effettuata se l’immobile è tenuto a disposizione con utenze attive, anche se in tale ipotesi è possibile usufruire di una riduzione del 30% dell’imposta.

Tari: va pagata per la seconda casa o casa vacanza?

Con buona pace di molti contribuenti, la Tari va pagata anche per la seconda casa uso villeggiatura o casa vacanza.  Tuttavia è da dire che anche per loro c’è una novità: la riduzione del 30% della tariffa sui rifiuti.

La possibilità di ottenere una riduzione nel pagamento della Tari per la seconda casa di villeggiatura, abitata per brevi periodi l’anno, però, non prevista dalla legge ma arriva dalla Commissione Tributaria Provinciale di Massa Carrara [2]. La sentenza in questione rappresenta un importante precedente giurisprudenziale in materia di Tari, sicuramente una sentenza unica nel suo genere visto che la giurisprudenza è perlopiù dell’idea di riconoscere ampio potere agli enti comunali di fissare le tariffe della spazzatura liberamente, secondo i propri regolamenti.

La sentenza, dunque, costituisce un importante punto fermo per tutti quei contribuenti che si trovano a vivere il medesimo sentimento di ingiustizia e ritengono davvero insostenibili i costi in termini di imposte della seconda casa. La Ctp di Massa Carrara, in sostanza, ha statuito che va ridotta l’imposta rifiuti per la seconda casa uso villeggiatura quando si tratta di immobile disabitato durante l’inverno e il proprietario non è residente. La tassa sui rifiuti, quindi, è illegittima se calcolata senza considerare la potenziale quantità e qualità di rifiuti producibili dall’utente.

Il principio su cui si poggia la sentenza trae origine dalla considerazione che la Tari, è pensata secondo il meccanismo di origine europea «chi inquina paga». In ragione di questo principio e dei principi costituzionali di equità e capacità contributiva, la Tari (per intero) può essere applicata solo ai residenti, mentre è illegittima la stessa tariffa applica anche ai non residenti, coloro cioè che in gran parte dell’anno lasciano la casa disabitata e non utilizzata, producendo così meno rifiuti. È questo il caso dei proprietari di seconde case utilizzate per le vacanze estive. Sulla base di queste interessanti motivazioni, la Ctp di Massa Carrara, disapplicando il Regolamento adottato dal medesimo Comune, ha parzialmente annullato gli avvisi di pagamento relativi ad alcune annualità emessi nei confronti di un contribuente titolare nel suddetto Comune di una seconda casa (adibita a luogo di vacanze estive) ritenendo congruo applicare sulla cosiddetta «quota variabile» una riduzione del 30%.

Tari per pertinenze, garage e aree scoperte

Il pagamento della Tariffa rifiuti non è dovuto in relazione alle seguenti aree:

  • locali e aree condominiali, cioè le parti del condominio che non sono utilizzate in via esclusiva (come l’androne e le scale di un palazzo);
  • aree e locali non suscettibili di produrre spazzatura in modo autonomo, come cantine, sottotetti, terrazze e balconi;
  • aree scoperte che risultino pertinenze di locali già assoggettati al tributo, o accessorie a tali locali (ad eccezione delle aree scoperte operative).

Inoltre la Tari non è dovuta per:

  • il parcheggio,
  • il box auto,
  • il cortile,
  • il giardino condominiale,
  • l’area di accesso a fabbricati, ecc.

Ciò in quanto si tratta di aree pertinenziali o accessorie a locali già soggetti al pagamento della Tari [3].

Dunque, su parcheggio, box auto, cantine, cortili non si paga la tassa sui rifiuti che riguarda l’area principale e non anche le pertinenze. Peraltro, proprio con riferimento alle aree pertinenziali, è scoppiato il cosiddetto caos tari  e si è posta l’esigenza di rivedere i criteri di calcolo degli ultimi cinque anni operati dai Comuni che hanno indebitamente applicato su di esse anche la quota variabile della Tari (quella cioè calcolata sul numero di persone che abitano l’immobile) mentre invece bisogna calcolare solo la quota fissa (quella sulla base della metratura dell’immobile).

Chi ha pagato di più (circostanza che si può evincere dagli stessi bollettini), invece, può presentare istanza di rimborso o, in caso di silenzio/diniego, presentare ricorso al giudice. Leggi sul punto Caos Tari: la guida per ottenere i rimborsi.

Tari: riduzioni per cassonetto troppo lontano o sempre pieno

Se il cassonetto dell’immondizia è distante più di 300 metri a partire dall’imbocco della strada privata, al contribuente spetta una riduzione della Tari. Al riguardo, infatti, i comuni possono prevedere degli sconti che possono arrivare fino al 40% della tassa [4].

Stesso discorso vale per chi trova il cassonetto della spazzatura sempre pieno e può fare richiesta al Comune di uno sconto sulla Tari. Come infatti nei casi in cui il servizio di raccolta della spazzatura si svolge in modo discontinuo, così da mettere in pericolo la salubrità dell’ambiente circostante (ne parleremo sotto), anche nel caso di mancato rispetto delle distanze tra le abitazioni e i cassonetti o di insufficiente capacità di contenimento di questi o di scarsa frequenza della raccolta, la tassa sui rifiuti è dovuta solo nella misura del 40% rispetto alla tariffa ordinaria. La decurtazione del 60% scatta quindi quando i cassonetti non sono sufficienti a raccogliere tutta l’immondizia prodotta nella zona, anche alla luce della presenza di attività commerciali.

Riduzione Tari per mancata raccolta dei rifiuti

Il contribuente ha diritto a uno sconto sulla Tari fino all’80% (pagherà quindi solo il 20%) in caso di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti o di svolgimento in modo discontinuo. Invero, secondo la Cassazione, il grave e perdurante disservizio, anche nei casi in cui il Comune non ha alcuna colpa per il caos nella raccolta, consente di ottenere lo sconto. La mancata raccolta dei rifiuti, protratta nel tempo, però, per generare il diritto alla riduzione, deve aver generato una situazione di emergenza ambientale e sanitaria o un pericolo alla salute delle persone certificata dall’Asl.

Purtroppo, negli ultimi anni, si tratta di una ipotesi tutt’altro che rara nelle nostre città, dove si assiste a un vero e proprio collasso del sistema raccolta e gestione dei rifiuti, con accumulo di immondizia ai margini della strada, accanto ai cassonetti o vicino alle abitazioni dei contribuenti provocando il proliferare di insetti, topi, esalazioni di cattivi odori e intollerabilità dell’aria, ecc. e dunque evidenti rischi per la salute pubblica.

Per ottenere lo sconto basta come detto una certificazione dell’Asl o di altre autorità sanitarie da cui si evince lo stato di pericolo per la salute pubblica.Non servono ulteriori prove da parte del contribuente, nè la dimostrazione di un danno a lui derivante a causa del cattivo servizio.

note

[1] Cass. sent. n. 22770/2009 e n. 1850/2010.

[2] Ctp Massa Carrara, sent. n. 182.1.17 del 3.11.2017. 

[3] Cass. sent. n. 4754/2010.

[4] Ctr Perugia sent. n. 235/14.

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