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Assenza visita fiscale per motivi urgenti

1 Ottobre 2019
Assenza visita fiscale per motivi urgenti

Reperibilità del lavoratore: quando l’allontanamento da casa deve essere comunicato all’Inps e quando invece si rischia la sanzione. 

Negli orari di reperibilità destinati alla visita fiscale per il dipendente in malattia non ci si può allontanare da casa se non per motivi urgenti, gravi e quindi indifferibili. In tal caso però bisogna prima comunicarlo all’Inps in modo che l’Istituto di previdenza ne sia messo al corrente. Diversamente l’assenza sarebbe ingiustificata e, in quel caso, il lavoratore perderebbe il diritto al trattamento economico. Ma quali sono questi motivi urgenti che consentono l’assenza alla visita fiscale? Una recente ordinanza della Cassazione [1] prova a fare il punto della situazione partendo da un caso pratico piuttosto comune. Vediamo cosa è stato detto.

Assenza visita fiscale 

Se il lavoratore risulta assente alla visita di controllo domiciliare, il medico rilascia, possibilmente a persona presente nell’abitazione del lavoratore, un avviso recante l’invito per quest’ultimo a presentarsi il giorno successivo (non festivo) alla visita di controllo ambulatoriale, salvo che l’interessato non riprenda l’attività lavorativa.

Lo stesso medico comunica l’assenza del lavoratore all’Inps che, a sua volta, avvisa il datore di lavoro.

Se il lavoratore non si reca alla visita ambulatoriale, l’Inps ne dà comunicazione al datore di lavoro ed invita il lavoratore a fornire le proprie giustificazioni entro 10 giorni.

Se il lavoratore non si fa trovare dal medico fiscale alla prima visita, perde ogni trattamento economico per i primi 10 giorni di malattia. Se non si fa trovare neanche alla seconda visita (può essere la visita medica domiciliare o la visita medica ambulatoriale), oltre alla precedente sanzione subisce una riduzione del 50% del trattamento economico per il residuo periodo. L’assenza alla terza visita di controllo comporta l’interruzione dell’erogazione dell’indennità Inps da quel momento e fino al termine del periodo di malattia: il caso si configura come mancato riconoscimento della malattia ai fini della corresponsione della relativa indennità. Inoltre il comportamento può costituire anche illecito disciplinare passibile di licenziamento o di altra sanzione.

Assenza visita fiscale per motivi urgenti

Durante il periodo di malattia, l’assenza del lavoratore dal proprio domicilio, constatata dal medico fiscale in sede di visita, comporta l’irrogazione della relativa sanzione, a meno che il lavoratore assente non dimostri l’esistenza di motivi indifferibili ed urgenti che lo hanno costretto ad assentarsi. Inoltre, la giustificazione dell’assenza alla visita di controllo non deve consistere in una semplice «impossibilità» o in una «inevitabilità» del comportamento.

Il giustificato motivo di esonero dall’obbligo di reperibilità ricorre in caso di forza maggiore e di situazioni che abbiano reso imprescindibile ed indifferibile la presenza del lavoratore altrove.

Si tratta comunque di ogni serio e fondato motivo che rende plausibile l’allontanamento del lavoratore dal proprio domicilio. Non è solo lo stato di necessità o di forza maggiore, ma può essere costituito anche da una seria e valida ragione, socialmente apprezzabile.

Anche se il lavoratore ha preventivamente comunicato l’assenza al datore di lavoro o all’Inps, è necessario conservare la documentazione per dimostrare le ragioni indifferibili che hanno reso necessario l’allontanamento.

Costituisce giustificato motivo l’esistenza di una circostanza tale da rendere necessario o anche solo opportuno l’allontanamento dal domicilio [2]. Ad esempio è stata disconosciuta l’esistenza di siffatti motivi per l’espletamento di magneto terapia segnalata come utile e consigliata al paziente dal medico curante [3].

Secondo la Cassazione, non ci si può neanche giustificare sostenendo di aver dovuto accompagnare un familiare in ospedale. Difatti l’allontanamento da casa è legittimo solo per accompagnare il malato al pronto soccorso dove è normale recarsi per le urgenze; non vale invece per la successiva visita cui segue il ricovero di controllo. Se è vero che il giustificato motivo non sussiste soltanto in caso di forza maggiore, il lavoratore che non risulta presente nell’abitazione durante le fasce di reperibilità evita la multa unicamente quando la sua presenza altrove risulta indifferibile.

Ci sono poi due tipi di urgenze: quella che consente di comunicare l’assenza al datore e all’Inps e quella invece indifferibile. Nel secondo caso, è necessario, successivamente, inviare i documenti giustificativi che comprovino l’impossibilità per il lavoratore di inviare l’avviso preventivo.

Se si tratta di accompagnare il figlio minorenne al pronto soccorso, il lavoratore deve dimostrare l’assenza di altri familiari in grado di assistere il piccolo. E comunque la circostanza non impedisce al dipendente di comunicare l’assenza al datore.

È vero: non si può limitare ai soli casi di emergenza il giustificato motivo di assenza del lavoratore rispetto all’obbligo di reperibilità alla visita domiciliare di controllo. Il dipendente evita la multa quando risulta improvvisa e cogente la situazione di necessità che lo ha portato ad allontanarsi da casa durante le fasce orarie indicate dalla legge. Ma va escluso ogni motivo di convenienza o opportunità. Insomma: l’assenza sarebbe stata giustificata soltanto se concomitante con la corsa al pronto soccorso mentre non c’è urgenza per il ricovero intervenuto molte ore dopo, che non giustifica anche il mancato preavviso dell’assenza al datore.


note

[1] Cass. sent. n. 24492/19.

[2] Tar Lazio, sent. n. 8369/2009.

[3] Tribunale Trieste, 28/04/2000

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, ordinanza 11 luglio – 1 ottobre 2019, n. 24492

Presidente Nobile – Relatore Blasutto

Rilevato che

1. La Corte di appello di Roma, con sentenza n. 10355/2014, confermando la pronuncia di primo grado, dichiarava legittima la sanzione disciplinare della multa irrogata da Poste Italiane s.p.a. al dipendente Gi. Ma. ai sensi dell’art. 43, commi 8 e 9, CCNL e dell’art. 5, comma 14, legge n. 638/83.

2. Il giorno 6 marzo 2010 il Ma. era risultato assente alla visita medica di controllo domiciliare effettuata dall’Inps, senza aver dato alcuna preventiva comunicazione dell’assenza. Il dipendente si era giustificato in sede disciplinare e in sede processuale rappresentando che l’assenza alla visita fiscale, avvenuta alle ore 11,35, era da imputare ad un giustificato motivo, atteso che alle ore 4,30 dello stesso giorno si era recato presso il Pronto soccorso dell’Ospedale di Genzano per accompagnare il figlio di sette anni con problemi di salute ed infatti in occasione di tale accesso venne diagnosticata un’orticaria idiopatica, cui fece seguito un ricovero nelle ore successive.

3. La Corte territoriale riteneva che l’assenza del ricorrente non fosse giustificata, in quanto la circostanza dedotta avrebbe potuto giustificare l’assenza esclusivamente con riferimento al ricovero urgente in orario corrispondente alla visita fiscale (ore 11.35): nel caso di specie, l’accesso al pronto soccorso avvenne ben prima e fu seguito da dimissioni (alle ore 4.59), mentre il ricovero ordinario (o visita di controllo) avvenne nel corso della tarda mattinata e non aveva alcuna caratteristica dell’urgenza; non era stata neppure allegata l’assenza di altri congiunti disponibili ad assistere il figlio minore; in ogni caso, la situazione non precludeva la possibilità di una previa comunicazione dell’assenza al datore di lavoro.

4. Per la cassazione di tale sentenza il Ma. ha proposto ricorso affidato a due motivi, cui ha resistito con controricorso Poste italiane s.p.a..

Considerato che

1. Con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 5, comma 14, legge n. 463 del 1983, conv. in legge n. 638 del 1983 (art. 360 n. 3 cod. proc. civ.).

Si contesta la mancata sussunzione della fattispecie concreta in quella astratta prevista dalla norma, che contempla la possibilità di un allontanamento dal domicilio in presenza di un “giustificato motivo”. Si assume che non può ritenersi insussistente tale presupposto nel caso di accompagnamento del figlio minore al Pronto soccorso, tenuto conto delle esigenze di solidarietà e vicinanza familiare, senz’altro meritevoli di tutela nell’ambito di rapporti etico-sociali garantiti dalla Costituzione. Si deduce inoltre che in giudizio non era emerso alcun intento del ricorrente di sottrarsi dolosamente al controllo fiscale.

2. Il secondo motivo denuncia omessa motivazione su un punto decisivo della controversia (art. 360 n. 5 cod. proc. civ.), non avendo la Corte territoriale adeguatamente esaminato e motivato la censura di parte appellante relativa al numero di visite mediche richieste della società datrice di lavoro per il medesimo periodo di malattia: precisamente, una prima visita si era svolta il 22 febbraio 2010, una seconda il 5 marzo 2010 e una terza il 6 marzo 2010.

Si richiama il principio secondo cui il datore di lavoro è tenuto al risarcimento del danno in caso di intento persecutorio consistente in continue visite domiciliari, tale da causare un aggravamento della malattia del dipendente.

3. Il ricorso è inammissibile.

3.1. Occorre premettere che la Corte territoriale ha fatto applicazione del principio secondo cui, ai sensi dell’art. 5, quattordicesimo comma, legge n. 638 del 1983, il giustificato motivo di esonero del lavoratore in stato di malattia dall’obbligo di reperibilità a visita domiciliare di controllo non ricorre solo nelle ipotesi di forza maggiore, ma corrisponde ad ogni fatto che, alla stregua del giudizio medio e della comune esperienza, può rendere plausibile l’allontanamento del lavoratore dal proprio domicilio, senza potersi peraltro ravvisare in qualsiasi motivo di convenienza od opportunità, dovendo pur sempre consistere in un’improvvisa e cogente situazione di necessità che renda indifferibile la presenza del lavoratore in luogo diverso dal proprio domicilio durante le fasce orarie di reperibilità (Cass. 14735 del 2004)

4. Entrambi i motivi non si confrontano con il decisum su cui la sentenza si fonda.

5. La sentenza ha escluso il nesso tra il momento dell’urgenza, effettivamente sussistente in orario notturno (al primo accesso al Pronto soccorso), ma non sussistente al tempo della visita fiscale avvenuta in tarda mattinata, quando nessuna urgenza era stata dimostrata dal lavoratore idonea a giustificare l’allontanamento dal domicilio durante le fasce di reperibilità nonché il mancato previo avviso di allontanamento al proprio datore di lavoro.

5.1. Del pari inconferente è il richiamo della giurisprudenza che attiene ad ipotesi di danni indotti dal comportamento datoriale, questione del tutto estranea al thema decidendum della fattispecie in esame.

6. Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile, con condanna di parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate nella misura indicata in dispositivo per esborsi e compensi professionali, oltre spese forfettarie nella misura del 15 per cento del compenso totale per la prestazione, ai sensi dell’art. 2 del D.M. 10 marzo 2014, n. 55.

7. Sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto, ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del D.P.R. n. 115 del 2002. Il raddoppio del contributo unificato, introdotto dall’art. 1, comma 17, della L. n. 228 del 2012, costituisce una obbligazione di importo predeterminato che sorge ex lege per effetto del rigetto dell’impugnazione, della dichiarazione di improcedibilità o di inammissibilità della stessa.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese, che liquida in Euro 2.000,00 per compensi e in Euro 200,00 per esborsi, oltre 15% per spese generali e accessori di legge.

Ai sensi dell’art.13 comma 1-quater del D.P.R. n.115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis, dello stesso articolo 13.


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