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Fine di religione o di culto: cosa significa?

5 Ottobre 2019
Fine di religione o di culto: cosa significa?

Riguarda l’art 20 della Costituzione: quando si parla di “culto”  visto che è preceduto dal termine religione ma in mezzo c’è una “o” non una  “e” , si riferisce solo a culti religiosi o a tutti i tipi di culto, nel senso più ampio del termine? Anche un culto “laico”?

Non è dato ritenere che, nell’ambito dell’articolo 20 della Costituzione, vi sia spazio per un culto laico, cioè per un culto non associato alla religione. Ciò si desume non solo dall’articolo costituzionale di riferimento in materia di laicità dello Stato (art. 8: «Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano») in cui ci si riferisce solamente alla religione in senso stretto, ma anche da altre disposizioni legislative.

Ad esempio, la legge n. 222/85 qualifica come aventi fine di religione o di culto tutti gli enti facenti parte della costituzione gerarchica della Chiesa, gli istituti religiosi ed i seminari; per tutti gli altri enti, invece, non soccorre la suddetta presunzione ed il fine di religione o di culto deve essere accertato di volta in volta in conformità alle disposizioni dettate.

Tali disposizioni stabiliscono inoltre che, agli effetti delle leggi civili, si considerano attività di religione o di culto quelle dirette all’esercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari, alla catechesi, all’educazione cristiana.

Come si evince, dunque, non c’è differenza tra fine religioso e fine di culto, nonostante la congiunzione alternativa “o” che unisce le due finalità a livello costituzionale.

Anche la legge n. 121/1985, nello stabilire che «Gli edifici aperti al culto non possono essere requisiti, occupati, espropriati o demoliti se non per gravi ragioni e previo accordo con la competente autorità ecclesiastica. L’autorità civile terrà conto delle esigenze religiose delle popolazioni, fatte presenti dalla competente autorità ecclesiastica, per quanto concerne la costruzione di nuovi edifici di culto cattolico e delle pertinenti opere parrocchiali», fa riferimento esclusivamente al culto religioso, non laico.

Tutto ciò è in armonia col fatto che la Costituzione riconosce importanza al sentimento religioso in senso stretto: il fine di religione o di culto coincide infatti con il soddisfacimento delle esigenze religiose dei cittadini, e costituisce perciò interesse pubblico la promozione delle iniziative che ne garantiscono il conseguimento.

Anche il codice penale utilizza il termine “culto” in riferimento solamente alle religioni canoniche: ad esempio, l’art. 403 punisce chi offende una confessione religiosa mediante vilipendio di un ministro del culto; l’art. 404 punisce è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000.chiunque, in un luogo destinato al culto, offendendo una confessione religiosa, vilipende con espressioni ingiuriose cose che formino oggetto di culto, o siano consacrate al culto, o siano destinate necessariamente all’esercizio del culto, ovvero commette il fatto in occasione di funzioni religiose, compiute in luogo privato da un ministro del culto.

D’altronde, al di fuori di un’analisi squisitamente giuridica, a sommesso avviso di chi scrive il culto esclude qualsiasi laicità, nel senso che tutto ciò che diventa oggetto di culto, in senso lato, entra a far parte di una forma di religiosità, seppur non ufficiale. Facciamo un esempio banale: se una persona crede nel culto della natura, automaticamente la sua devozione diventerà un fatto religioso dal punto di vista personale (ma non costituzionale).

In conclusione, non avendo rintracciato disposizioni di segno contrario, ritengo che l’art. 20 della Costituzione si riferisca al culto nell’accezione meramente religiosa (o tradizionalmente religiosa), in quanto il culto è la manifestazione concreta degli atti di devozione religiosa. Non a caso, nell’accezione comune, per culto si intende il tributo di onore e di adorazione a una divinità, in genere con preghiere, nei luoghi sacri a ciò destinati.

Articolo tratto da una consulenza dell’avvocato Mariano Acquaviva


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