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Non basta il tradimento per addebitare la separazione coniugale

10 dicembre 2011 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 dicembre 2011



Se il coniuge ha accettato il tradimento non può addebitare la separazione all’altro coniuge.

L’accettazione – anche tacita – del tradimento del coniuge implica che il tradito non possa, in un momento successivo, chiedere al tribunale di addebitare la causa dello scioglimento del matrimonio al tradimento stesso. Infatti, l’avvenuta accettazione del comportamento fedifrago dimostra che esso non è stato la reale causa del fallimento del legame.

Così ha deciso la Corte d’Appello di Roma [1], rigettando la richiesta di una moglie tradita che chiedeva di addebitare la separazione alla condotta del marito che lei stessa aveva precedentemente accettato.

Occorre ricordare che, ai fini del cosiddetto “addebito”, sono necessari fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza [2]. Nel caso di specie, invece, la donna aveva inviato una lettera al marito in cui dichiarava di voler continuare a convivere con questi nonostante la sua infedeltà.

Da questo atteggiamento i giudici hanno desunto che il tradimento non è stato la reale causa della separazione. Il rapporto tra i due era già logoro al punto da rendere sopportabile una relazione extra coniugale.

L’addebito della separazione può essere, infatti, dichiarato solo se si prova che la violazione del dovere di fedeltà [3] è stata la causa determinante della crisi coniugale.

 

 

note

[1] C. App. Roma sent. n. 11160 del 21 settembre 2011.

[2] Art. 151 cod. civ.

[3] Art. 143 cod. civ.

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