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Intollerabilità della convivenza: cosa rischia chi lascia la casa coniugale

31 Maggio 2013 | Autore:
Intollerabilità della convivenza: cosa rischia chi lascia la casa coniugale

Per poter lasciare la casa coniugale senza correre rischi, occorre che vi sia una giusta causa

La scelta di abbandonare il tetto coniugale può comportare delle conseguenze sia sul piano civile che su quello penale qualora non sia fondata su cause che abbiano reso insostenibile la convivenza.

Requisito della giusta causa

Per potersi allontanare dalla casa coniugale senza correre rischi, deve ricorrere una giusta causa ossia l’impossibilità a proseguire la convivenza con l’altro coniuge.

Gli esempi in tal senso possono essere molti:

– i continui litigi che abbiano reso il clima familiare di “grave pregiudizio per l’educazione della prole” [1];

– il fatto di subire violenze fisiche o psicologiche di varia natura (si pensi che la sola minaccia di far del male o di far mancare all’altro il supporto economico, costituisce una forma di violenza);

– la mancata realizzazione di una intesa sessuale serena e appagante tra le parti [2];

– la continua invadenza della suocera convivente con i coniugi [3];

– l’eccessiva parsimoniosità del coniuge che sia motivo di continui attriti nella coppia [4];

– la violazione dell’obbligo di fedeltà che implica una rottura del rapporto di fiducia tra i coniugi e un deterioramento dell’accordo e della stima reciproci;

– il venir meno all’obbligo di concordare l’indirizzo della vita familiare, nonché le scelte educative e le modalità di gestione dei problemi dei figli [5].

Conseguenze sul piano civile

Nell’ipotesi in cui si intraprenda una causa civile di separazione, chi decide di andare via dalla casa familiare senza una giusta causa, rischia – qualora l’altro coniuge ne faccia espressa richiesta al giudice – di vedersi addebitata la separazione [6]: la conseguenza di questo è che egli, anche se si trovi nelle condizioni economiche per aver diritto a un assegno di mantenimento (in quanto parte economicamente più debole), potrà invece vederselo negato. La spiegazione di ciò sta nel fatto che il diritto all’assistenza materiale spetta solo al coniuge cui il giudice non abbia addebitato la separazione.

In ogni caso, al coniuge allontanatosi, che si sia vista addebitare la separazione, può essere sempre riconosciuto il diritto agli alimenti, che ha come presupposto uno stato di effettivo bisogno e l’impossibilità di poter provvedere alle necessità di vita primarie [7].

 

Conseguenze sul piano penale

Talvolta i coniugi lasciano con estrema leggerezza la casa coniugale pensando di essere esenti da colpa, visto che non sussiste più il reato di abbandono del tetto coniugale.

Tale convinzione è invece fonte di gravi conseguenze sul piano penale, poiché esiste comunque un altro capo di imputazione con cui condannare tale condotta. La legge, infatti, punisce il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare [8] in cui può incorrere chi abbia abbandonato la casa coniugale.

Tuttavia affinché possa configurarsi tale reato, non basta che il giudice penale rilevi l’abbandono del domicilio domestico. Infatti il reato scatta solo se l’allontanamento comporti in un’effettiva sottrazione agli obblighi di assistenza materiale e morale nei confronti del coniuge “abbandonato”. Infatti, è punibile non l’allontanamento in sé per sé, ma quello privo di una giusta causa.

Quindi, il giudice non può semplicemente accertare che vi sia stato abbandono, ma deve ricostruire la situazione in cui tale condotta si è verificata: per esempio per impossibilità della vita comune o per intollerabilità della convivenza (dovuta, ad esempio, a una causa tra quelle sopra citate).

Se, dalla ricostruzione compiuta dal giudice penale, emergerà la sussistenza di una giusta causa di allontanamento e sempre che l’imputato non abbia fatto venir meno i mezzi di sussistenza ai figli minori, l’abbandono del domicilio domestico sarà giustificato e non si avrà alcuna sanzione penale [9].

In ogni caso, per evitare problemi è consigliabile, prima di andar via di casa, avvertire il coniuge dell’intenzione di lasciare il domicilio coniugale e di separarsi, motivando con la lettera di un legale le gravi ragioni della propria scelta.

Una volta formulata la domanda di separazione (anche se non si sia comparsi davanti al giudice), essa costituiràper legge [10]  una giusta causa di allontanamento dalla casa coniugale che, quindi, non potrà rappresentare né un motivo di addebito, né un comportamento perseguibile penalmente.

Sarà comunque opportuno, al momento di lasciare la casa coniugale, non far mancare a coniuge e figli il sostegno materiale, fintanto che non sia intervenuta la pronuncia di separazione da parte del giudice a stabilirne misura e modalità.



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2 Commenti

  1. Volevo fare un esempio
    Marito con a carico moglie e 2 figli maggiorenni
    Se il marito lascia la casa cosa rischia ?
    Intel
    Peggiore dei casi toglie anche la casa manda X strada moglie e figli cosa rischia per la legge il marito?

  2. buona sera posso chiedere una piccola informazione ?ho mia figlia che e sposata da un anno con un domenicano,dopo un anno lui ha preso le valigie e se ne andato ,ha lasciato casa ,adesso come ci dobbiamo comportare -?

Rispondi a io mi chiamo elena Annulla risposta

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