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Tfr Statali: ritardo inammissibile

16 aprile 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 16 aprile 2018



Il ritardo con cui viene corrisposto il Tfr ai dipendenti pubblici è inammissibile e per questo motivo la Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi sulla sua legittimità

Il trattamento di fine rapporto (Tfr), conosciuto anche come liquidazione o buona uscita, è una somma di denaro che il datore di lavoro deve corrispondere al lavoratore in caso di cessazione del rapporto di lavoro, a prescindere dalle cause o dai motivi che ne hanno determinato l’interruzione. Il Tfr, dunque, deve essere erogato al raggiungimento dei requisiti per il pensionamento sia nei casi di licenziamento o dimissioni.

I tempi per il pagamento del Tfr variano a seconda di quanto previsto nel Ccnl di ciascuna categoria ma nel settore privato generalmente si oscilla tra i 30 e i 60 giorni. Nel settore pubblico, invece, le cose non funzionano allo stesso modo. Vediamo perché.

Tfr statali: quando viene pagato?

Il Tfr dei dipendenti statali viene pagato anche dopo due anni dalla cessazione del rapporto di lavoro e, comunque, con tempistiche in netto ritardo rispetto a quelle del settore privato. Da tempo, questa ingiustificata disparità è considerata da molti inaccettabile. È scattata, così, in tutta Italia una vera e propria offensiva per presentare ai Tribunali del lavoro una serie di cause al fine di stabilire l’equiparazione dei tempi di pagamento del Tfr tra lavoratori del settore pubblico e lavoratori del settore privato.

Sul punto, si consideri che il Tfr è costituito da soldi che i dipendenti accantonano nel corso di tutta una vita lavorativa; dunque, allontanare nel tempo l’erogazione di queste somme cagiona un forte danno ai lavoratori, atteso che con il trascorrere del tempo il denaro accantonato a titolo di Tfr perde progressivamente il valore di proporzionalità alla quantità ed alla qualità del lavoro prestato a causa dell’erosione del potere d’acquisto della moneta.

Per questo motivo è iniziata una vera e propria battaglia legale che coinvolge migliaia e migliaia di lavoratori con l’obiettivo di contestare i tempi di erogazione del Trattamento di fine rapporto, giudicati penalizzanti per i dipendenti pubblici.  Ma prima di affrontare gli aspetti più tecnici della questione cerchiamo di fare chiarezza.

Tfr: quando deve essere pagato?

Il Tfr deve essere pagato obbligatoriamente al lavoratore non appena si verifica la cessazione del rapporto di lavoro, rispettando inoltre i termini previsti dai Contatti Collettivi Nazionali di categoria (Ccnl). Dunque, il lavoratore che intende sapere i termini di pagamento del proprio Tfr, dovrà fare riferimento alla tempistica indicata nel proprio Ccnl di categoria, atteso che ogni settore prevede tempi diversi entro i quali il datore di lavoro ha l’obbligo di liquidazione delle somme dovute al dipendente in caso di fine rapporto.

Tfr statali: quando viene pagato?

Quanto sin qui detto non vale per i dipendenti pubblici, le cui tempistiche di liquidazione del Tfr – come anticipato – sono decisamente più lunghe. Inoltre, a differenza del settore privato, nel quale si parla solo di Tfr, i dipendenti pubblici accedono al Tfs (Trattamento di fine servizio) se assunti a tempo indeterminato entro il 31.12.2000; mentre il Tfr si applica al personale assunto a tempo determinato o indeterminato successivamente al 01.01.2001. I termini di pagamento del Tfr per i dipendenti pubblici sono differenti a seconda delle motivazioni che decretano la cessazione del rapporto di lavoro. Ecco, più nel dettaglio, quando viene liquidato il Tfr dei dipendenti pubblici.

Pagamento Tfr statali: come e quando?

Il pagamento del Tfr per i dipendenti statali che hanno cessato il rapporto di lavoro perché hanno raggiunto i requisiti della pensione, avviene entro i seguenti termini e modalità:

Pagamento Tfr dipendenti statali: fino al 31.12.2017

  • Unica soluzione se il Tfr non supera i 50 mila euro.
  • 2 rate annuali: se l’ammontare del Tfr è tra i 50mila e i 100mila euro.
  • 3 rate annuali: se il Tfr totale supera i 100mila euro. In questo caso la prima e seconda rata sono di 50 mila euro e vengono erogate rispettivamente a 6 e a 12 mesi da quando decorre il diritto alla liquidazione della prima indennità, successivamente viene pagata la quota residuale con la terza rata.

Pagamento Tfr dipendenti statali in pensione dal 01.01.2018

L’erogazione del Tfr avviene dopo 12 mesi con trattamento pensionistico senza penalizzazioni e dopo 24 mesi se il trattamento pensionistico è erogato con penalizzazioni.

Nuovi termini pagamento Tfr dipendenti pubblici

Inoltre è da dire che a differenza del settore privato, per i dipendenti pubblici i nuovi termini di pagamento e liquidazione Tfr cambiano a seconda delle cause di cessazione del rapporto di lavoro, per cui, alla luce delle ultime disposizioni sul punto, l’erogazione avviene con le seguenti tempistiche:

  • Termine pagamento Tfr breve: entro 105 giorni in caso di cessazione dal servizio per inabilità o per decesso.
  • Non prima di 1 anno se la cessazione del contratto a tempo indeterminato avviene per pensionamento e raggiungimento dei requisiti di servizio o per età.
  • Non prima di 24 mesi se la cessazione avviene per dimissioni volontarie con o senza diritto a pensione, licenziamento o destituzione dall’impiego.

Come anticipato, dunque, per i dipendenti pubblici il pagamento del Tfr può avvenire anche dopo due anni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Evidente, dunque, la forte disparità di trattamento, che – a ben vedere – non è l’unica forma di illegittimità concernente l’erogazione del Tfr: leggi sul punto Trattenuta del 2,5% sul Tfr e diritto al rimborso.

Tfr in ritardo: che fare?

Nei casi di ritardo nell’erogazione del Tfr, il lavoratore (che sia un dipendente pubblico o privato) ha sempre diritto ad inoltrare una lettera di sollecito ai fini del pagamento del Tfr; nel caso in cui il datore di lavoro non paghi si potrà successivamente procedere ad azioni legali vere e proprie.

Più in particolare, per quanto concerne il pagamento del Tfr ai dipendenti pubblici, segnaliamo ai nostri lettori che è scattata in tutta Italia un’offensiva legale al fine di ristabilire una vera e propria equiparazione dei tempi di erogazione del Tfr tra lavoratori del pubblico e del privato. Tempi che, come abbiamo visto, sono molto differenti e tali da dar luogo ad una vera e propria discriminazione ai danni dei dipendenti pubblici, che pertanto avranno diritto di essere risarciti.

Tfr statali: il caso alla Corte Costituzionale

L’intollerabile ritardo con cui viene pagato il Tfr agli statali è finito davanti alla Corte Costituzionale. Il tribunale di Roma, investito del problema da una ex dipendente del Ministero della Giustizia che lamentava il maxiritardo nell’erogazione del Tfr, ha sospeso il giudizio e trasmesso gli atti alla Consulta affinché questa decida sulla legittimità del ritardo, che può superare anche i due anni, con cui nel pubblico impiego viene liquidato il trattamento di fine rapporto.

Secondo il giudice rimettente, infatti, «una corresponsione dilazionata e rateale del trattamento di fine rapporto nell’ambito del pubblico impiego contrattualizzato può essere disposta in via congiunturale e programmatica, comunque temporanea, con specifico riferimento alla gravità della situazione economica in un determinato periodo di crisi e non in via generale, permanente e definitiva, come avvenuto nella normativa in esame» [1].

Vi terremo aggiornati sugli sviluppi della vicenda.

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note

[1] Ordinanza Trib. Roma, II Sez. Lav.

Autore immagine: Pixabay.com

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