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Orario di lavoro superato: scattano le nuove multe

6 Gennaio 2014
Orario di lavoro superato: scattano le nuove multe

Aumentano di circa 10 volte tanto le sanzioni per il lavoro che supera le 48 ore settimanali e per il caso di mancato riposo; penalità salata anche se si impedisce la pausa obbligatoria minima di 11 ore tra una giornata e l’altra. 

Dal 24 dicembre sono salite vertiginosamente le sanzioni a carco del datore di lavoro qualora non rispetti alcune norme riguardanti l’orario di lavoro e l’impiego di personale in nero. Per effetto di una nuova normativa, appena entrata in vigore [1], vengono infatti aumentati fino a dieci volte le somme che il datore inadempiente potrebbe pagare se viola alcune disposizioni.

Tra le inadempienze punite in misura maggiore c’è il superamento della durata massima dell’orario di lavoro e il mancato riconoscimento del riposo settimanale. La legge stabilisce che l’orario di lavoro non deve superare le 48 ore in 7 giorni (rilevabili come media) e il lavoratore deve riposare almeno 24 ore consecutive ogni 7 giorni. Il riposo settimanale – in genere coincidente con la domenica – si cumula con le ore di riposo giornaliero e può essere calcolato, come media, in un periodo non superiore a 14 giorni (tranne alcune deroghe).

Ebbene, se il datore di lavoro non osserva tali disposizioni subisce una sanzione amministrativa pecuniaria che va:

1) da 1.000 euro a 7.500 euro (prima variava tra 100 e 750 euro);

2) da 4.000 a 15.000 euro qualora la violazione si riferisca a più di cinque lavoratori o si è verificata in almeno tre dei periodi che l’azienda usa per rilevare la media dell’orario di lavoro effettuato dai dipendenti;

3) da 10.000 a un massimo di 50.000 euro, se sono coinvolti più di dieci lavoratori o se la trasgressione interessa almeno cinque periodi di riferimento. In questo ultimo caso non è ammesso il pagamento della sanzione in misura ridotta.

I periodi citati dalla norma, in cui vanno rilevati gli illeciti, coincidono con l’arco temporale previsto dal Dlgs 66/2003 in cui si può rilevare l’orario di lavoro medio dei dipendenti: di norma si tratta di 4 mesi ma i contratti collettivi – per ragioni obiettive, tecniche o inerenti all’organizzazione del lavoro – possono elevarne il limite fino a 6 o 12 mesi.

Incorre nella sanzione maggiorata anche il datore di lavoro che non permette al dipendente di riposare 11 ore consecutive ogni 24 ore. Anche in questo caso tutti gli importi precedentemente previsti devono essere moltiplicati per dieci. Per cui ora le sanzioni amministrative vanno:

1) da 500 a 1.500 euro;

2) da 3.000 a 10.000 euro se la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori o si è verificata in almeno tre periodi di ventiquattro ore;

3) da 9.000 a 15.000 euro e non è ammesso il pagamento della sanzione in misura ridotta se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori, ovvero si è verificata in almeno cinque periodi di ventiquattro ore.

Infine, aumentano del 30% le sanzioni per utilizzo di lavoratori in nero. In tal caso, ferma restando l’applicazione delle sanzioni per la mancata comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro (che non subisce incrementi), si applica la sanzione amministrativa da euro 1.950 (erano 1.500) a 15.600 euro (erano 12.000) per ciascun lavoratore irregolare, maggiorata di euro 195 (erano 150) per ciascuna giornata di lavoro effettivo.

Sono esclusi i datori di lavoro domestico.

Aumenta anche la sanzione in caso di occupati in nero ma poi regolarizzati. In tal caso la sanzione va da 1.300 a 10.400 euro per ciascun lavoratore irregolare, maggiorato di 39 euro per ciascuna giornata irregolare. Per tale violazione non è possibile applicare la diffida.


note

[1] Decreto legge 145/2013.

Autore immagine: 123rf.com


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