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La società cancellata dal registro imprese non può impugnare la cartella

22 Gennaio 2014 | Autore:
La società cancellata dal registro imprese non può impugnare la cartella

Per la società cancellata, la cartella è nulla, ma il ricorso inammissibile.

Il ricorso proposto dall’ex liquidatore della società cancellata contro una cartella di pagamento è inammissibile in quanto intrapreso da soggetto ormai considerato estinto.

A fornire questa interessante indicazione è una recente sentenza della Cassazione [1].

Il codice civile [2], come modificato a seguito della riforma del diritto societario, ha stabilito che la cancellazione della società dalla camera di commercio determina l’estinzione definitiva dell’ente. Infatti, il soggetto da esistente diviene inesistente e tutte le cause in corso possono essere proseguite solo direttamente dai soci come persone fisiche (leggi l’articolo “Società cancellate dal registro imprese: la causa continua coi soci”).

Di recente, peraltro, una importantissima sentenza delle Sezioni unite della Suprema Corte ha evidenziato che una società non più esistente non può né intraprendere una causa né esservi trascinata da altri (leggi l’articolo “Cancellazione della società dal registro: crediti e debiti si trasferiscono ai soci”). Ciò in quanto la perdita della personalità giuridica (conseguente alla cancellazione dal registro delle imprese) comporta anche la perdita della capacità di stare in giudizio. Con la conseguenza che il liquidatore della società non potrà neanche effettuare ricorsi o impugnare atti a lui pervenuti.

Pertanto la domanda giudiziale introdotta dal liquidatore di una società cancellata è improponibile.

Tuttavia è anche vero che se la società è già estinta, la cartella di pagamento non può essere emessa. E quindi, anche a non impugnarla, non produce alcun effetto, atteso che nessuna esecuzione forzata è possibile nei confronti di una società inesistente.

La Corte ha poi osservato che non può, in ogni caso, essere negato il diritto di difesa al soggetto che riceve un atto dal quale, benché in astratto, potrebbe conseguirgli un pregiudizio. Pertanto il ricorso proposto in tal senso, può essere accolto e quindi ammissibile solo ed esclusivamente per la dichiarazione di nullità del provvedimento impugnato.

Circostanza, questa, rilevabile anche d’ufficio, non essendo necessario che sia sollevata dal ricorrente.


note

[1] Cass. sent. n. n. 28187/2013.

[2] Art. 2495 cod. civ.


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