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Scuola: firmato il nuovo contratto

22 aprile 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 22 aprile 2018



Firmato il contratto della scuola: in busta paga aumenti e arretrati. Vediamo i dettagli

Lo scorso mese di febbraio era stata siglata una preintesa, cui hanno fatto seguito il parere positivo del Consiglio dei Ministri e della Corte dei Conti.  Adesso, finalmente, è stato definitivamente firmato all’Aran il nuovo contratto nazionale di lavoro del comparto Istruzione e Ricerca. Lo hanno firmato tutti i sindacati confederali, la Gilda con riserva, mentre lo Snals si è rifiutato.

Dunque, dopo quello degli statali delle funzioni centrali, anche lo stipendio dei dipendenti della scuola è stato finalmente sbloccato.

Contratto scuola: chi riguarda?

Il nuovo contratto riguarda oltre 1 milione e 200mila lavoratori tra docenti, personale Ata, ricercatori, tecnologi, tecnici, amministrativi che per oltre 8 anni consecutivi hanno visto bloccato il proprio stipendio e letteralmente congelata la propria busta paga. Precisamente si tratta di:

  • 1 milione e 100mila dipendenti delle scuole (docenti e personale Ata);
  • 53mila delle Università;
  • 24mila degli Enti di ricerca;
  • 9500 dell’Afam (Alta formazione artistica e musicale).

Contratto scuola: aumenti e arretrati

Per gli insegnanti (da quelli delle scuole d’infanzia a quelli delle scuole superiori) l’aumento medio complessivo è di 96 euro lordi al mese, con punte di 110 euro per i docenti delle superiori con elevata anzianità di servizio, mentre i docenti del settore Afam avranno un aumento medio di 105 euro 

La busta paga del personale Ata, invece, riceverà un aumento medio di circa 84,5 euro. Sarà invece di 82 euro lordi al mese l’aumento previsto per il personale dell’Università, di 125 euro per i ricercatori e i tecnologi, di 92 euro per l’area amministrativa della ricerca e di 118 euro per i dipendenti dell’Asi (Agenzia spaziale italiana).

Gli arretrati dovrebbero essere corrisposti nella busta paga di maggio 2018 mentre gli aumenti anzidetti dovranno entrare a regime dal mese di giugno.

Il bonus per il merito, che ha creato tantissime divisioni all’interno delle scuole in passato, non verrà più distribuito dai dirigenti scolastici, ma confluirà in parte (il 60 %) nelle tasche degli insegnanti attraverso gli aumenti di stipendio e la restante parte (il 40%) verrà contrattata a livello di istituzione scolastica.
Resta fermo, invece, il bonus di 500 euro per la formazione degli insegnanti per l’acquisto di computer, tablet e corsi di formazione. Per maggiori approfondimenti, leggi: Bonus docenti di 500 euro: come funziona.

Contratto scuola: altre novità

Accanto ai contenuti economici il nuovo contratto ripristina il vincolo triennale nei trasferimenti degli insegnanti così da garantire la tanto auspicata continuità didattica.  Vi è poi la previsione di:

  • congedi per le donne vittime di violenza, ossia 90 giorni lavorativi, da fruire nell’arco temporale di tre anni, decorrenti dalla data di inizio del percorso di protezione;
  • il cosiddetto diritto alla disconnessione, da email, messaggi whatsapp e telefonate da parte della scuola in qualsiasi ora del giorno e della notte. Il nuovo contratto prevede, infatti, che se il dirigente scolastico dovrà inviare una mail fuori dall’orario di servizio, ciò dovrà essere previsto dalla contrattazione d’Istituto;
  • e l’estensione delle norme previste per coloro che contraggono matrimonio, anche alle unioni civili, e quindi anche a persone dello stesso sesso.

Sarà poi affidato ad una serie di successivi contratti (da concludersi entro luglio) il compito di emanare un codice disciplinare per la condotta degli insegnanti.

Blocco dello stipendio: spetta il risarcimento

Nonostante lo sblocco dei contratti dei dipendenti della scuola è difficile credere che l’entusiasmo iniziale possa cancellare le ingiustizie derivanti dal mancato rinnovo del contratto subito per anni da oltre un milione di lavoratori. Sul punto, infatti, è bene sapere che il blocco dello stipendio deciso nel 2010  del tutto incostituzionale. Ed infatti, la previsione del rimborso una tantum nella busta paga di maggio non si rivela affatto sufficiente a compensare il danno subito dai docenti negli anni passati: gli stipendi, infatti, erano fermi dal 2010 e sono stati sbloccati dopo quasi otto anni consecutivi. Di tanto avevamo già parlato in un precedente articolo: Blocco stipendi: spetta risarcimento dal 2010. L’illegittimità di questa situazione, oltre ad essere sotto gli occhi di tutti, è stata dichiarata anche dalla Corte Costituzionale con una sentenza del 2015 [1].

Bonus arretrati di 600 euro a partire da maggio

Il nuovo contratto, per il biennio 2016-2017 riconosce gli arretrati che verranno corrisposti in maniera forfettaria e una tantum nella busta paga di maggio 2018. Si tratta di una somma pari a circa 600 euro.  Il cosiddetto bonus arretrati si spiega perché il rinnovo contrattuale del pubblico impiego è stato previsto su base triennale con decorrenza dal 2016. Quindi, oltre all’aumento stipendiale pari a 96 euro in media, ognuno dei dipendenti della scuola avrà diritto a tutti gli arretrati, che verranno corrisposti in un’unica soluzione e, dunque, “una tantum” (per l’appunto). In sostanza, il cosiddetto bonus arretrati “una tantum” altro non è che la somma derivante dagli scatti stipendiali dei dipendenti e spettante loro a titolo di arretrati relativi al biennio 2016/2017. Come anticipato, tuttavia, resta irrisolto il problema degli arretrati relativi agli anni precedenti. Ricordiamo, infatti, che il blocco contrattuale risale al 2010; di conseguenza il bonus arretrati altro non rappresenta se non una magra consolazione rispetto a quanto spetterebbe realmente ad ogni lavoratore.

Bonus 80 euro: resta fermo per il futuro

È bene ricordare che la Legge di Bilancio 2018 ha salvato anche il bonus Irpef di 80 euro, conosciuto anche come Bonus Renzi, che resta fermo anche per il futuro. Il mantenimento del bonus di 80 euro si è reso necessario anche perché altrimenti per i dipendenti della scuola (così come per ogni dipendente pubblico) la manovra avrebbe rappresentato una vera e propria beffa: da una parte i dipendenti avrebbero ottenuto, in media, 80-100 euro di aumento, ma dall’altra ne avrebbero persi 80 di bonus.

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