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Lo sai che? Fondo patrimoniale e ipoteca per tributi da parte di Equitalia

Lo sai che? Pubblicato il 14 giugno 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 giugno 2013

È legittima l’iscrizione di un’ipoteca su di un immobile inserito in un fondo patrimoniale da parte dell’agente della riscossione?

La legge [1] prevede che l’espropriazione forzata dei beni inseriti nel fondo patrimoniale è illegittima solo per i debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

Secondo la giurisprudenza di legittimità, occorre una relazione di “causa-effetto” fra i bisogni familiari e la ragione per la quale sorse il debito, e tale nesso causale deve avere una “inerenza diretta e immediata con le esigenze familiari” [2].

Tuttavia, tale nesso causale è sempre presunto [3]. Sicché – se non è evidente che il creditore era a conoscenza dell’estraneità del debito rispetto ai bisogni della famiglia – il debitore ha l’onere di provarlo (deducendo, per esempio, che si trattava di spese di carattere voluttuario o speculativo, come debiti di gioco, affari con esiti sfortunati, e simili [4]).

Nel caso in questione, il creditore “sostanziale” è l’Ente che ha formato il ruolo, cioè quello titolare del credito. Non quindi l’agente della riscossione (Equitalia), che ha iscritto l’ipoteca. Pertanto, il compito di provare in giudizio che detto Ente era consapevole che l’inadempimento traeva origine da bisogni extra familiari ci sembra tutt’altro che semplice.

Per aggirare l’ostacolo [5], bisognerebbe far leva sulla “natura” dei debiti iscritti a ruolo. Per esempio, se i debiti concernono la tassa sui rifiuti o il canone di somministrazione dell’acqua per la casa familiare, il loro legame con le esigenze della famiglia è evidente.

Se, al contrario, si tratta delle stesse obbligazioni, ma relative all’azienda o all’ufficio di uno dei familiari, o persino di IVA, questi debiti non hanno una relazione “diretta e immediata” con i bisogni della famiglia, e quindi il fondo non ne risponde [6].

Competenza del giudice a cui fare ricorso

La natura del debito iscritto a ruolo è poi decisiva per determinare il giudice presso il quale il ricorso va depositato.

Se si tratta di tributi e loro accessori (sanzioni e interessi), si deve impugnare il provvedimento con ricorso alla Commissione tributaria provinciale entro 60 giorni dalla comunicazione dell’iscrizione.

Se si tratta di obbligazioni extra tributarie (per esempio, violazione al Codice della strada, obbligazioni di carattere civile come il canone dell’acqua) è competente l’autorità giudiziaria ordinaria (giudice di pace o tribunale), da adire con citazione e senza limiti di tempo.

Legittimato passivo alla lite da convenire in giudizio è certamente l’agente della riscossione, in quanto autore del provvedimento impugnato; ma ci sembra opportuno che il contraddittorio vada instaurato anche nei riguardi del creditore “sostanziale” che ha formato il ruolo, per i motivi legati alla prova della consapevolezza delle ragioni del debito. Se quest’ultimo non viene citato, sarà certamente l’Agente per la riscossione a farlo.

note

[1] Art. 170 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 8991/2003.

[3] Cass. sent. n. 5684/2006.

[4] Cass. sent. n. 134/1984.

[5] Cass. sent. n. 11683/2001.

[6] Cass. sent. n. 5684/2006.


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