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Il solo possesso della laurea non dà diritto a mansioni superiori nella pubblica amministrazione

3 giugno 2013


Il solo possesso della laurea non dà diritto a mansioni superiori nella pubblica amministrazione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 giugno 2013



Il semplice possesso del titolo di laurea non obbliga il datore di lavoro pubblico ad assegnare il lavoratore a qualifiche e mansioni superiori: necessario sempre il concorso.

Nel rapporto di pubblico impiego il solo possesso del titolo di laurea non dà diritto al conferimento di mansioni superiori rispetto a quelle contrattualmente previste.

È quanto stabilito, recentemente, dalla Cassazione Civile [1], la quale ha precisato che il dipendente pubblico, in possesso di laurea, non ha diritto al risarcimento del danno per il mancato riconoscimento dell’inquadramento lavorativo superiore.

In base alla normativa in materia di pubblico impiego [2], il dipendente deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto (o a quelle equivalenti nell’ambito dell’area di inquadramento). Per accedere alle qualifiche superiori, è necessario avere successivamente svolto le relative procedure di selezione pubblica, con esito positivo. Non basta, pertanto, il possesso di un titolo di studio accademico per ottenere un inquadramento contrattuale superiore.

L’assegnazione a mansioni superiori è possibile, invece, sia pure in via temporanea, solo per obiettive esigenze di servizio, nei soli casi previsti dalla legge (indicati in nota n. 3), con diritto al corrispondente trattamento economico per il periodo di effettiva prestazione [3].

Il possesso della laurea non è sufficiente a far sorgere il diritto allo svolgimento di mansioni superiori rispetto a quelle previste da contratto. Il titolo di studio accademico potrebbe, invece, rilevare in una fase antecedente all’assunzione. La laurea può, ad esempio, costituire requisito indispensabile per la partecipazione ad alcune tipologie di concorso (ciò accade normalmente nelle procedure per l’assunzione di personale da inquadrare nelle categorie più elevate, come la D), oppure essere annoverata, dal bando di concorso, quale requisito per l’attribuzione di punteggio, ai fini della formazione della graduatoria.

note

[1] Cass. Civ., sez. III, sent. n. 9240 del 17.4.2013.

[2] Art. 52 del d.lgs. n. 165/2001 (c.d. Testo Unico sul Pubblico Impiego).

[3] Art. 52, comma 2, del d.lgs. n. 165/2001 (c.d. Testo Unico sul Pubblico Impiego), nel quale sono annoverati i casi tassativi in cui è possibile essere adibiti alla qualifica immediatamente superiore:

“a) nel caso di vacanza di posto in organico, per non più di sei mesi, prorogabili fino a dodici qualora siano state avviate le procedure per la copertura dei posti vacanti come previsto al comma 4;

b) nel caso di sostituzione di altro dipendente assente con diritto alla conservazione del posto, con esclusione dell’assenza per ferie, per la durata dell’assenza.”

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