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Se il dipendente si assenta dopo la malattia può essere licenziato

3 Gennaio 2014 | Autore:
Se il dipendente si assenta dopo la malattia può essere licenziato

Un lavoratore, in malattia, ha prodotto certificati medici fino alla data di scadenza della malattia, dopodiché non ha fatto più sapere nulla, non comunicando alcunché, nonostante i messaggi per email inviati dall’azienda. Siamo sicuri che ha letto le nostre comunicazioni (inviate anche su Facebook, dove il lavoratore continua a postare frasi e commenti). Come dobbiamo comportarci? È possibile licenziarlo per dimissioni?

Le dimissioni sono un atto a forma libera: salvo che il CCNL di categoria applicato non preveda diversamente, esse non necessitano di una particolare forma prescritta dalla legge per essere manifestate; pertanto producono effetto anche se prestate oralmente.

Possono assumere valore di dimissioni anche quei comportamenti concludenti del dipendente, da cui si evince la volontà di recedere dal contratto.

La giurisprudenza ha riconosciuto rilevanza ai comportamenti del lavoratore che possono valere come una forma di manifestazione della volontà incondizionata di porre fine al rapporto, ove tale volontà sia stata in maniera idonea comunicata alla controparte. La Cassazione ha ritenuto dimissionario il dipendente che, assunto in prova da soli due giorni e subito assentatosi ancor prima della consegna del libretto di lavoro, era rimasto assente per altri tre mesi dopo che, in un’animata conversazione telefonica, un addetto dell’azienda datrice di lavoro gli aveva contestato l’assenza ingiustificata [1].

Quando però la volontà del lavoratore di dimettersi non sia chiara e supportata da elementi che dimostrino in modo evidente la sua volontà di recedere, ma ci si trovi di fronte alla sola sua assenza ingiustificata (come nel caso di specie), la giurisprudenza è concorde nell’escludere che detta assenza possa configurarsi come dimissioni, in quanto tale comportamento sarebbe privo dell’univocità che deve caratterizzare la manifestazione di volontà del lavoratore di porre fine al rapporto di lavoro [2].

Tale orientamento è confermato anche nei casi in cui il CCNL espressamente equipari l’assenza ingiustificata del lavoratore alle dimissioni, salvi i casi in cui l’assenza sia accompagnata dal verificarsi di altri fatti idonei a dimostrare in maniera chiara e inequivocabile la definitiva volontà del soggetto di porre fine al rapporto. Secondo la Cassazione, si è in presenza di dimissioni tacite solo se il lavoratore resti assente ingiustificato oltre il periodo previsto dal CCNL; confermi espressamente la sua volontà di dimettersi; nei casi espressamente previsti dalla legge, ad esempio: il mancato rientro dal servizio militare e dal richiamo alle armi [3].

Ciò posto, nel caso qui illustrato, la semplice assenza del lavoratore ed il suo mancato riscontro ai tentativi dell’azienda di comunicare con lui, non sono comportamenti da soli sufficienti a manifestare la sua effettiva ed inequivocabile volontà di dimettersi.

Il comportamento del dipendente può invece ragionevolmente dar luogo ad un procedimento disciplinare basato sulla contestazione proprio dell’assenza ingiustificata [4].

All’esito del procedimento disciplinare per assenza ingiustificata il lavoratore potrà essere licenziato per giusta causa – quindi senza preavviso – o per giustificato motivo soggettivo, a seconda che il CCNL di categoria applicato nella Sua azienda riconduca all’assenza ingiustificata l’una o l’altra sanzione espulsiva.


note

[1] Cass., sent. n. 6604/2000. Cass. sent. n. 2853/95.

[2] Cass. sent. n. 11158/95.

[3] Cass. sent. n. 2605/87.

[4] Cass. sent. n. 19418/05; Cass. sent. n. 11158/95.


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