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Multa per assegno non trasferibile errato: che fare

4 maggio 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 4 maggio 2018



Assegno privo della clausola “non trasferibile”: come difendersi dalle multe. Le ultime novità

La legge  [1] non ammette ignoranza:  è vietato l’uso di assegni trasferibili da mille euro in su. Ciò significa che gli assegni con la «girata» possono avere un valore fino a massimo 999,99 euro; al contrario gli assegni bancari, circolari o postali di importo pari o superiore a mille euro devono riportare l’indicazione del beneficiario e la clausola «non trasferibile». In caso di assegno errato o incompleto, le multe sono salatissime. Cosa fare per difendersi? Prima di rispondere, spieghiamoci meglio.

Assegno privo della clausola “non trasferibile”: le multe

Gli assegni bancari, circolari o postali di importo pari o superiore a mille euro devono riportare – oltre alle indicazioni relative a data e luogo di emissione, importo e firma – anche l’indicazione del beneficiario e la clausola «non trasferibile». Le sanzioni per chi detiene un assegno con importo pari o superiore a mille euro senza la clausola «non trasferibile» (ciò vale, quindi, sia per chi emette, sia per chi “gira”, che per chi riceve l’assegno) sono particolarmente elevate e variano da 3mila a 50mila euro. Si tratta, a ben vedere, di sanzioni a dir poco sproporzionate rispetto a quella che, il più delle volte, è una dimenticanza. E allora la domanda è: che fare in caso di multa per assegno errato? Con riferimento alle salatissime multe per assegni errati, vale a dire privi della clusola “non trasferibile” non sono mancate le polemiche e la situazione è letteralmente esplosa nelle ultime settimane.

Maxi multe per gli assegni privi del non trasferibile

Il problema delle maxi multe previste per gli assegni, anche di piccoli importi, compilati per dimenticanza senza la clausola di “non trasferibilità”, in realtà, è figlio dell’inasprimento delle multe e delle sanzioni collegate alla normativa anti-riciclaggio, in vigore dal 4 luglio scorso [1] e rese molto più pesanti per colpire i delinquenti. A ben vedere, però, queste salatissime multe finiscono per colpire i cittadini ed i comuni risparmiatori, colpevoli  solo di non essersi informati a dovere. Le loro storie sono raccontate su un gruppo Facebook il cui nome è «Maxi sanzione per assegno privo del non trasferibile» ed impazzano sul web. Un 67enne pensionato voleva regalare un’automobile al figlio e si è ritrovato una multa di 6mila euro. Stessa  cosa è successa a un’ottantenne invalida dell’Orvietano che ha staccato un assegno da 10mila euro per aiutare la figlia: punita anche lei. Un impiegato di 44 anni aveva pagato il funerale del nonno con un assegno di dieci anni fa dell’importo di 4mila euro e aveva ricevuto la notifica del ministero del Tesoro: 6mila euro di sanzione se pagata entro 60 giorni, altrimenti 9mila euro. Stessa multa anche all’agenzia funebre, per una sanzione complessiva di 12 mila euro.

Il tutto per due parole mancanti: «non trasferibile».

Le multe per gli assegni incompleti, purtroppo, colpiscono anche (e soprattutto) quei risparmiatori che hanno blocchetti di assegni di vecchia data che non hanno mai utilizzato e li hanno staccati per importi a partire da mille euro a salire senza scrivere «non trasferibile» sullo strumento di pagamento. Se si guarda a chi è incappato nelle sanzioni, non è probabilmente sbagliato parlare di “migliaia” di casi a livello nazionale. Che fare, dunque, per evitare le multe per assegno incompleto? 

Assegno privo del non trasferibile: che fare?

Innanzitutto è bene fare molta attenzione se si utilizzano moduli di assegno ritirati in banca da molto tempo e che non recano la dicitura «non trasferibile». Ed infatti, molti risparmiatori hanno blocchetti di assegni di vecchia data che non hanno mai utilizzato. Che fare, dunque?

Ebbene, se la dicitura «non trasferibile» non è presente sull’assegno, ricordati che sei obbligato ad apporla tu se stai pagando un importo pari o superiore a mille  euro. Basterà che tu scriva, sulla facciata dell’assegno, «non trasferibile».

Proprio per questo, attualmente, le banche consegnano automaticamente alla clientela assegni con la dicitura prestampata «non trasferibile». Chi vuole utilizzare assegni in forma libera, purché si tratti di importi inferiori a mille euro, può presentare una richiesta scritta alla propria banca pagando un’imposta di bollo di 1,50 euro ad assegno (somma che la banca versa allo Stato). Qualora non si voglia corrispondere tale somma, si potrà continuare a utilizzare un assegno «non trasferibile» anche per importi inferiori a mille euro. 

Multe per assegno incompleto: come difendersi?

Attualmente, l’unica via d’uscita per difendersi dalle multe previste per gli assegni privi della clausola “non trasferibile” è rappresentata dalla possibilità di inviare osservazioni al Mef per dimostrare la dimenticanza e cercare di ottenere uno sconto. Tecnicamente, questa pratica prende il nome di oblazione. Tuttavia, anche l’oblazione, ossia quel meccanismo con cui si riconosce la dimenticanza, l’errore o la svista nel momento in cui arriva la contestazione e quindi si accetta di pagare subito con uno sconto, è tutt’altro che conveniente: il margine di oscillazione è da un terzo della sanzione massima (16.666 euro) al doppio della minima (ossia 6mila euro) entro 60 giorni dalla contestazione effettuata dagli uffici del Ministero dell’Economia.

Multe per assegno privo del non trasferibile: le novità

Per cercare di rendere meno rigido il meccanismo, si sta studiando una soluzione. L’Abi, infatti,  ha segnalato al Ministero dell’Economia e delle Finanze la necessità di trovare un’equa soluzione nei confronti dei cittadini che non penalizzi, con sanzioni sproporzionate, comportamenti riconducibili a meri errori formali.

Sul punto è da segnalare l’interrogazione parlamentare promossa dal senatore Paolo Arrigoni. Il senatore, in particolare,  non critica la norma del decreto antiriciclaggio del 2017, che ha dato attuazione alla direttiva UE 2015/849 ma le storture nell’applicazione della stessa. Ed invero, “la ratio della direttiva è quella di contrastare la circolazione illecita del denaro per fini di finanziamento dell’attività terroristiche o per riciclaggio delle attività criminali, non certo quella di vessare i piccoli risparmiatori inconsapevoli”.

Il più delle volte, infatti, a dover pagare queste salatissime multe sono i comuni cittadini, non di certo chi pratica riciclaggio di denaro. Le vittime, inoltre, il più delle volte si ritrovano ad essere sanzionati pur non sapendo per cosa. Sul punto, infatti, vero è che la legge non ammette ignoranza; è vero anche però che il più delle volte le banche non hanno segnalato  che i vecchi blocchetti di assegni dovevano essere riconsegnati. Gli istituti di credito, infatti, non sempre hanno provveduto a ritirare i blocchetti degli assegni bancari e postali né hanno informato i propri clienti della nuova normativa; e senza un pronto intervento da parte del legislatore, molti altri cittadini, ancora in possesso di vecchi blocchetti degli assegni, potrebbero continuare ad emetterne con importi superiori al limite e senza la clausola di non trasferibilità. Dove sta allora l’etica professionale e l’obbligo di trasparenza per gli istituti di credito?

Ecco che allora, bisognerebbe dire addio alle maxi sanzioni per gli assegni staccati senza la clausola “non trasferibile”; d’ora in poi la parola d’ordine dovrebbe essere: proporzionalità. Le sanzioni, dunque, andrebbero rimodulate agli importi degli assegni e la banca dovrebbe essere tenuta a ritirare i blocchetti di assegni vecchi senza clausola di non trasferibilità.

note

[1] D. lgs. n. 90 del 25.05.2017.

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