Business | Articoli

Debiti non pagati: cosa fare?


Debiti non pagati: cosa fare?

> Business Pubblicato il 6 maggio 2018



Crediti e debiti: cosa sapere, come uscirne, cosa si rischia e quali i termini di prescrizione

Lo sanno tutti: il problema del recupero dei propri crediti è da sempre uno dei più fastidiosi e “antipatici”. Molte volte, infatti, i debitori si fanno prestare dei soldi con la “promessa” di restituirli, e poi non lo fanno. Se il problema dei debiti attanaglia i creditori che non riescono a recuperare i propri soldi, figuriamoci le preoccupazioni di chi versa nella situazione inversa, poiché ha molti debiti e pochi soldi.  E allora ci si domanda: cosa fare in caso di debiti non pagati? A ben vedere, questa è la domanda che si pongono sia i creditori (che pretendono la restituzione dei soldi prestati), sia i debitori che hanno molti debiti, ma non sanno come uscirne. Vediamo allora cosa c’è da sapere sul punto, mettendoci sia nei panni del creditore, che in quelli del debitore.

Debiti: si può costringere a pagare?

Cominciamo innanzitutto con il dire che quando si è creditori di una somma di denaro è sempre meglio adire le “vie legali” ed evitare di farsi giustizia “da sé”. Ciò in quanto, il più delle volte – così facendo – si può passare dalla ragione al torto in un battibaleno. Ed infatti, ognuno di noi è titolare di determinati diritti. Diritti (anche quelli di credito) che dovrebbero essere tutelati  e rispettati sempre e comunque. Cionondimeno, un conto è esercitare un proprio diritto, tutt’altra cosa è, invece, abusarne. Di conseguenza, un conto è diffidare una persona ad adempiere agli obblighi assunti; cosa ben diversa è – invece- costringerlo a pagare usando minacce o, peggio, violenza. Chi più rischia, in questi casi, è proprio il creditore (e ciò, soprattutto se il debitore è nullatenente). Ciò posto, è sempre meglio scegliere strade diverse da quelle della costrizione “fai da te”: si rischia, al contrario, di commettere un reato. Quale? Il cosiddetto esercizio arbitrario delle proprie ragioni [1]. Per approfondimenti leggi anche: Debiti: si può costringere a pagare?

Debiti: chi non li paga commette reato?

Alcune volte, però, la pazienza viene a mancare. E allora ci si chiede: il creditore può denunciare chi non gli restituisce i soldi? Chi non paga i debiti commette reato? La risposta: in determinati casi sì e sul punto si è pronunciata di recente anche la Cassazione [2].

Denunciare chi non paga i debiti: la vicenda

Il caso deciso dalla Corte di Cassazione prende le mosse dalle vicende di due “amici”, uno dei quali in difficoltà economica. Quest’ultimo era avvezzo chiedere numerosi prestiti (tutti garantiti “sulla fiducia”) all’amico più benestante. L’amico “più ricco”, dal canto suo, non si era mai sottratto alle richieste di prestito dell’altro, in quanto questi provvedeva sempre a restituirgli i soldi. Ciò, tuttavia, fino a quando quest’ultimo non veniva licenziato: con la perdita del lavoro, infatti, era diventato impossibile restituire i soldi che il suo amico gli aveva prestato. Cionondimeno, questi continuava a chiederne in prestito, vedendosi bene dal comunicare al suo creditore che non aveva più un lavoro e che, pertanto, non avrebbe mai potuto saldare i suoi debiti. Scoperto “l’inganno”, il creditore accusava il debitore di truffa. Il debitore, invece, sosteneva che chi non paga i debiti non commette alcun reato e, pertanto, non può essere querelato. Chi ha ragione?

Chi non paga i debiti commette reato?

Ebbene, al riguardo, la Cassazione ha affermato che si ha semplice inadempimento contrattuale che, tutt’al più, consente un pignoramento, ma non anche un procedimento penale quando l’impossibilità a pagare non è volontaria e non vi è, quindi, alcun intento fraudolento da parte del debitore. Il reato, invece, scatta quando chi contrae il debito, lo fa avendo già l’intenzione di non pagare. Intenzione che può manifestarsi nascondendo al creditore circostanze (nel caso di specie la perdita del lavoro) che se conosciute non lo avrebbero portato a prestare i soldi. D’altronde, il reato di truffa [3] consiste proprio nella condotta di chi, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé un ingiusto profitto, con altrui danno. Detto reato, nella sua forma base, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032.

Attenzione quindi a contrarre dei debiti con la consapevolezza di non poterli ripianare, soprattutto nel caso in cui nascondiate, in mala fede, al vostro creditore circostanze che se conosciute mai lo indurrebbero a farvi credito. In tali casi, infatti, si rischia una querela per truffa. In particolare, per punire chi contrae un debito pur non avendo la possibilità di restituire i soldi, è necessario sporgere querela entro 3 mesi dalla conoscenza del comportamento illecito presso le competenti autorità (Carabinieri o Procura della Repubblica). Ovviamente, agire penalmente non esclude la possibilità, in via civile, di intentare le azioni per il recupero del credito, ad esempio con il pignoramento, laddove possibile.

Debiti: quando si prescrivono?

Quando si ha a che fare con i debiti, inoltre, è molto importante fare i conti con la prescrizione. Il creditore, infatti, deve esercitare il suo diritto in un periodo di tempo determinato che varia in ragione della natura del credito. In difetto, il debito si estingue per prescrizione. Ecco i dettagli.

Quando un debito è prescritto?

Il soggetto che vanta un credito nei confronti di un altro soggetto, deve pretenderne il pagamento in un arco di tempo ben preciso, individuato dalla legge. Se, infatti, questo periodo di tempo decorre senza che il creditore abbia esercitato il relativo diritto, il debito si estingue per prescrizione. In sostanza, ciò significa che il creditore non potrà più esigere dal debitore il pagamento. Per comprendere quanto detto cerchiamo di capire meglio cosa si intende per prescrizione e quando la stessa si verifica.

Prescrizione: come funziona?

La legge [4] prevede espressamente che un diritto si estingue per prescrizione, quando il titolare non lo esercita per il tempo determinato dalla legge. In sostanza se la legge prevede che il diritto di credito di un soggetto si prescrive in 10 anni, vuol dire che decorso tale arco di tempo senza che questi nulla abbia chiesto, il credito non potrà più essere preteso. È fondamentale, però, sapere che non tutti i diritti sono soggetti a prescrizione: non lo sono i diritti indisponibili, ad esempio, come la proprietà, le azioni di riconoscimento di eredità, quelle relative alla contestazione della paternità, quelle di riconoscimento filiale e le domande di divisione degli eredi.

Debiti e crediti: quali sono i termini di prescrizione?

Come anticipato, la legge collega al trascorrere del tempo il disinteresse del soggetto verso un determinato credito. Ecco perché, dunque, il trascorrere del tempo senza che il creditore si attivi determina l’impossibilità di poter esigere poi il pagamento. I termini trascorsi i quali il diritto può ritenersi prescritto, però, non sono uguali per tutte le tipologie di credito. Certamente la prescrizione ordinaria è di 10 anni, per cui tutte le volte in cui la legge non dispone diversamente il credito può essere fatto valere per 10 anni. Per altre tipologie di crediti, però, può operare la prescrizione breve di 5 anni. Vi sono inoltre le cosiddette prescrizioni presuntive: in alcuni casi infatti la legge presume che il debito sia stato pagato entro un determinato termine, variabile dai sei mesi ad un anno. In queste ipotesi l’onere della prova del mancato pagamento ricade sul creditore richiedente, mentre il debitore deve semplicemente rilevare il decorso del termine di prescrizione. In ogni caso, possiamo tenere a mente che in linea generale quando un debito deriva da un contratto o da un atto lecito la prescrizione è di 10 anni, mentre nei casi in cui proviene da atti illeciti, la prescrizione è di 5 anni. Il termine di prescrizione, in ogni caso, subisce un’interruzione ogni volta viene notificata all’obbligato una richiesta di pagamento, attraverso ad esempio una lettera di diffida.

Ma vediamo nel dettaglio i termini di prescrizione delle diverse tipologie di credito.

Debiti che si prescrivono in 5 anni

È di 5 anni la prescrizione dei seguenti crediti:

  • le pigioni delle case;
  • fitti dei beni rustici;
  • canoni di locazione;
  • il capitale nominale dei titoli di Stato;
  • le annualità delle rendite perpetue o vitalizie;
  • le annualità delle pensioni alimentari;
  • le rate dei mutui;
  • le dichiarazioni dei redditiIvae documentazione allegata;
  • le assicurazioni;
  • bollettini;
  • le spese condominiali;
  • le multe;
  • le spese di ristrutturazione;
  • le indennità spettanti per la cessazione del rapporto di lavoro;
  • gli interessi;
  • diritti derivanti dai rapporti sociali nel caso di società iscritta nel registro delle imprese;
  • il diritto al risarcimento del danno derivante da fatto illecito.

Debiti che si prescrivono in 3 anni

Sono soggetti al termine di prescrizione di 3 anni:

  • la tassa automobilistica;
  • il diritto dei professionisti a ricevere il compenso per l’opera prestata: si pensi alla parcella dell’avvocato;
  • il diritto dei notaiper gli atti del loro ministero.

È di 2 anni, invece, il termine di prescrizione di bollette di luce, acqua e gas a seguito della legge di bilancio 2018.

Debiti che si prescrivono in 1 anno

Sono soggetti al termine di prescrizione di 1 anno:

  • il diritto al pagamento delle rate di premi assicurativi rc, furto e incendio;
  • il diritto ad esigere il pagamento delle rette scolastiche;
  • il diritto ad esigere il pagamento di abbonamenti a palestre e centri sportivi;
  • il diritto dei farmacisti a esigere il pagamento del prezzo dei farmaci;
  • il diritto degli ufficiali giudiziari a chiedere il compenso degli atti da loro compiuti.

Debiti che si prescrivono in 6 mesi

Si prescrivono invece in 6 mesi:

  • il diritto degli albergatori ad esigere le spese per l’alloggio e il vitto che hanno somministrato ai clienti;
  • il diritto di tutti coloro che danno alloggio con o senza pensione.

note

[1] Art. 393 Cod. Pen.

[2] Cass. sent. n. 32055 del 04.07.2017.

[3] Art. 640 Cod. Pen.

[4] Art. 2934 e ss. Cod. Civ. 

Autore immagine: Pixabay.com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI