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Bollo auto non pagato: scatta il fermo amministrativo?

6 Maggio 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 6 Maggio 2018



Il mancato pagamento del bollo auto fa scattare la misura del fermo sul veicolo, ma il suo possessore è tenuto in ogni caso al pagamento per le annualità successive

Il bollo auto è una tassa sul possesso dei veicoli a 2 o 4 ruote e deve essere corrisposta, in base alla potenza del veicolo e alla sua classe d’inquinamento, alla Regione di residenza. Concretamente risulta una delle tasse più odiate dagli italiani, tanto che molti non possono o non vogliono pagarlo. Ma cosa accade nel caso in cui non si paghi il bollo auto? Quando scatta il fermo amministrativo? Vediamolo di seguito, facendo alcune doverose premesse.

Bollo auto: cos’è e chi deve pagarlo?

Le tasse sui veicoli immatricolati sono due e cioè la tassa automobilistica (il bollo auto appunto), il cui importo viene determinato in base ai Kw (Kilovatt) del veicolo ed alla regione e l’imposta provinciale di trascrizione (nota come Itp). L’obbligo del pagamento del bollo auto sorge in capo ai soggetti che sono proprietari, usufruttuari o acquirenti con patto di riservato dominio di un veicolo, mentre in caso di leasing e per tutta la durata del contratto l’imposta è dovuta dagli utilizzatori del veicolo. Per ottenere l’esonero dal pagamento è necessario attestare presso il Pra, attraverso idonea documentazione, l’esistenza di una circostanza atta ad escludere l’obbligo di pagamento. Ad esempio: un provvedimento definitivo dell’autorità giudiziaria, un atto o un provvedimento definitivo dell’autorità amministrativa, un atto di vendita o una denuncia di furto, una dichiarazione di rottamazione del veicolo etc.

L’importo da pagare, che varia da Regione a Regione, dipende dalla potenza del veicolo e dal suo impatto ambientale. Per conoscere esattamente l’importo che ciascun contribuente è tenuto a pagare e quando, l’Aci o l’Agenzia delle Entrate hanno reso disponibile online un apposito strumento di calcolo.

Il bollo auto può essere pagato presso:

Bollo auto pagato in ritardo: che succede?

Il mancato pagamento del bollo auto comporta l’irrogazione di una sanzione. L’automobilista che non paga il bollo auto alla sua scadenza, infatti, deve sapere che andrà incontro all’obbligo di pagare una somma comprensiva dell’importo del tributo, maggiorata di interessi e sanzione. Tuttavia, entro un anno dalla scadenza del bollo, l’utente può rimettersi in regola autonomamente pagando una sanzione inferiore rispetto a quella che si applicherebbe di norma in questo caso: è il cosiddetto ravvedimento operoso. Questa opzione, però, è esercitabile solo se la regolarizzazione del ritardo avviene entro i 12 mesi successivi alla data di scadenza del bollo. Se invece il ritardo è superiore a un anno, non si può più usufruire del ravvedimento operoso e, perciò verrà applicata la multa pari al 30% del dovuto più un interesse dello 0,5% per ogni sei mesi di ritardo.

Gli interessi per il ritardo variano a seconda dei giorni di ritardo. Ecco un breve schema per ricordare le conseguenze del ritardo nel ritardo del pagamento del bollo auto:

  • pagamento entro 14 giorni dalla scadenza: sanzione pari allo 0,1% dell’importo originario della tassa automobilistica per ogni giorno di ritardo;
  • pagamento dal 15° al 30° giorno: sanzione pari all’1,5% dell’importo originario della tassa automobilistica;
  • pagamento dal 31° al 90° giorno:  sanzione pari all’1,67%  dell’importo originario della tassa automobilistica;
  • pagamento dal 91° giorno a 1 anno: sanzione pari al 3,75% dell’importo originario della tassa automobilistica;

Se poi il pagamento non viene effettuato neanche nei termini indicati, allora l’ente titolare del credito, ossia la Regione, invierà una richiesta di pagamento con la richiesta di pagamento dell’imposta evasa. Questa richiesta deve essere recapitata al soggetto obbligato entro il termine di tre anni decorrenti a partire dall’anno successivo a quello in cui il pagamento doveva essere effettuato. Così, per esempio, qualora il bollo vada pagato a gennaio 2018, l’accertamento deve avvenire entro il 31 dicembre 2021.

Bollo non pagato e fermo amministrativo

Il mancato pagamento del bollo auto determina la cancellazione del mezzo dal Pra (solo se la morosità si protrae per tre anni di seguito) e l’invio della cartella di pagamento. Questa può essere impugnata entro 60 giorni alla commissione tributaria. In caso contrario, la cartella diventa definitiva e non può più essere contestata. A questo punto l’agente incaricato della riscossione per conto dell’ente creditore (cioè la Regione) può iscrivere il fermo sull’auto che determina, tra le altre cose, il divieto di circolazione e quello di rottamazione del veicolo. L’unica possibilità per l’automobilista è sospendere il pagamento dell’assicurazione a condizione che l’auto rimanga parcheggiata in uno spazio privato.

L’auto può tornare a circolare solo dopo aver pagato il debito della cartella esattoriale o aver chiesto la rateazione e aver dimostrato il pagamento della prima rata. In questo caso l’agente per la riscossione rilascia una quietanza che consente la sospensione del fermo, mentre la cancellazione avviene solo col pagamento dell’ultima rata.

L’iscrizione del fermo sul veicolo del contribuente, inoltre, non esclude l’obbligo di pagamento del bollo auto per le annualità successive, nonostante l’impossibilità a circolare, salvo che l’ente creditore (cioè la Regione) abbia emanato una legge che stabilisca un’apposita esenzione. La legittimità di questa scelta è stata confermata da una sentenza dalla Corte Costituzionale [1] che ha ritenuto legittimo far pagare il bollo auto anche a chi ha subito il fermo amministrativo.

Fermo amministrativo e fermo fiscale: quale differenza?

Con la sentenza sopra richiamata, la Corte Costituzionale ha fatto chiarezza sul pagamento del bollo auto in caso di fermo dell’auto e sui due tipi di fermo: il fermo amministrativo e il fermo fiscale. Infatti, erroneamente, nel linguaggio comune ci si riferisce al fermo per il mancato pagamento del bollo auto come ad un fermo amministrativo, ma in realtà si tratta di un fermo fiscale. Vediamo le differenze nel dettaglio.

Il fermo amministrativo è quello disposto dall’Autorità di Pubblica sicurezza ovvero dalla Polizia stradale o municipale  quale misura accessoria, unitamente ad altre sanzioni, in caso di gravi violazioni di norme del Codice della Strada.  Si tratta di misura che comporta:

  • la cessazione della circolazione del veicolo e la necessità di trasferimento del veicolo in un luogo non sottoposto a pubblico passaggio e l’applicazione di un apposito sigillo;
  • il ritiro della carta di circolazione, che viene custodita presso l’organo di polizia che ha effettuato il fermo;
  • la confisca del veicolo, nel caso il proprietario del veicolo violi il divieto di circolazione, oltre al pagamento di sanzioni penali e amministrative.
Il fermo fiscale, invece, è una misura cautelare provvisoria, conosciuta erroneamente come fermo “amministrativo” che l’agente incaricato della riscossione di crediti di enti pubblici può adottare, a sua discrezione, in alternativa alla immediata attivazione delle procedure esecutive, allo scopo di indurre il debitore ad un adempimento spontaneo, che gli consenta di ottenere la rimozione del fermo.
Rispetto al fermo amministrativo vero e proprio di cui sopra, con il fermo fiscale il contribuente:
  • mantiene la disponibilità del veicolo, che può trasferire anche a terzi con atto di alienazione;
  • in caso di non rispetto del divieto di circolazione, è soggetto ad una sanzione pecuniaria, ma non al sequestro del veicolo.
Dunque, proprio perché il fermo fiscale non comporta la sottrazione del veicolo, che rimane quindi in possesso del suo proprietario, deriva l’obbligo di provvedere al suo pagamento anche durante la vigenza della misura cautelare.

note

[1] Corte Cost., sent. n. 47/2017.


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