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Come cambia l’acquisto del carburante?

4 giugno 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 4 giugno 2018



Caduto l’emendamento per la proroga, dal 1° luglio 2018 la fattura elettronica sarà obbligatoria per l’acquisto di carburante. Ecco cos’è, come funziona e cosa cambierà per esercenti e consumatori

Dal prossimo 1° luglio per scaricare i costi del carburante dalle tasse, gli interessati dovranno effettuare i pagamenti di carburanti e lubrificanti secondo particolari modalità qualificate, vale a dire con strumenti diversi dal contante affinché possa essere emessa una fattura elettronica. Le schede carburante tradizionali, infatti, hanno i giorni contati a seguito della caduta dell’emendamento per la proroga al 31 dicembre 2018.

La novità è stata introdotta dalla Legge di Bilancio 2018 [1] ed ora una Circolare dell’Agenzia delle Entrate [2] ne precisa il funzionamento al fine di chiarire i dubbi sollevati da numerose associazioni di categoria.

Dal 1° luglio 2018, infatti, i contribuenti titolari di partita Iva potranno beneficiare di detrazioni e deduzioni per l’acquisto carburante effettuato con mezzi tracciabili. Inoltre, la scheda carburante non sarà più obbligatoria se il pagamento viene documentato mediante moneta elettronica. In sostanza, dunque, dal 1° luglio 2018, al fine di scaricare le spese per il rifornimento sarà necessario effettuare il pagamento attraverso carte di credito, carte di debito o carte prepagate e ciò al fine di contrastare frodi ed evasioni. Le modifiche introdotte dalla legge di Bilancio, infatti, hanno lo scopo di favorire l’uso della moneta elettronica sia a fini di tracciabilità delle operazioni che per ottenere la deducibilità delle spese per il carburante.

Ma non è tutto. Ed infatti, per i titolari di Partita Iva, gli acquisti di carburante effettuati presso gli impianti stradali di distribuzione dovranno essere documentati con la fattura elettronica.  Cambiano, quindi, le modalità per dedurre i costi relativi al rifornimento del proprio veicolo e si mandano di fatto in soffitta i contanti e le schede carburante. I pagamenti in contanti, accompagnati dalle schede carburante, potranno comunque essere effettuati sino al 30 giugno 2018.

Il settore carburanti, in realtà, farà da apripista all’obbligo di fatturazione elettronica per tutte le operazioni tra privati a partire dal 1° gennaio 2019. Anche per l’acquisto di carburante era stata proposta una proroga al 31 dicembre 2018, per consentire agli esercenti di mettersi al passo con le nuove regole, ma caduto l’emendamento per la proroga, le schede carburante saranno rimpiazzate dalle cosiddette e-fatture, ossia dalle fatture elettroniche.

Ciò detto, procediamo con ordine e vediamo cosa cambierà dal 1°luglio 2018 con riferimento al pagamento del carburante e come fare per scaricare dalle tasse i costi della benzina.

Acquisto carburante: quando scatta l’obbligo di fattura elettronica?

Da luglio 2018 sarà obbligatoria la fattura elettronica per i rifornimenti di benzina in favore di chi ha la partita Iva, imprese e professionisti. La legge di Bilancio 2018 oltre ad abrogare di fatto la scheda carburante, ha previsto l’obbligo di emissione della fattura elettronica per le cessioni di benzina o di gasolio destinati ad essere utilizzati come carburanti per motori. Gli acquisti di carburante effettuati presso gli impianti stradali di distribuzione da parte di soggetti Iva, dunque, dovranno necessariamente essere documentati con fattura elettronica. Sono esclusi  dall’obbligo di certificazione solamente gli acquisti effettuati al di fuori dell’esercizio di impresa, arte e professione. In pratica, quindi, l’obbligo di emissione della fattura elettronica non opererà solo con riferimento ai rifornimenti effettuati in favore di privati consumatori.

Benzina: obbligo di chiedere la fattura elettronica

Da quanto precede, ne consegue che  i professionisti, gli imprenditori e – più in generale – i titolari di partita Iva, nel momento in cui fanno benzina, saranno obbligati a chiedere l’emissione di una fattura elettronica. La legge sul punto parla chiaro: «gli acquisti di carburante per autotrazione effettuati presso gli impianti stradali di distribuzione da parte di soggetti passivi dell’imposta sul valore aggiunto devono essere documentati con la fattura elettronica» [3]. Inoltre, nel caso di più operazioni da esporre in un unico documento in cui soltanto alcune sono soggette ad obbligo di fattura elettronica sarà obbligatorio utilizzare tale modalità per tutte le spese documentate e sostenute.

Acquisto carburante: per chi vale l’obbligo di fattura elettronica?

Come anticipato, la fattura elettronica sarà obbligatoria solo a fronte degli acquisti di benzina posti in essere dai soggetti Iva. L’esonero dalla certificazione dei corrispettivi resta in vigore solo per i rapporti con i privati consumatori. Le nuove disposizioni, infatti, sul punto chiariscono che  per gli esercenti attività di distribuzione, l’esonero dall’obbligo di certificare i corrispettivi per le forniture di carburante si applica solo per i rifornimenti effettuati a privati consumatori. Sul punto la Circolare dell’Agenzia delle Entrate ha precisato che l’obbligo di fatturazione elettronica nel settore carburanti non riguarderà, ad esempio, le spese di cessione di benzina per motori che fanno parte di gruppi elettrogeni, impianti di riscaldamento, attrezzi vari o utensili da giardinaggio.

Regole diverse si applicano, però, nel caso in cui il rifornimento è effettuato presso le cosiddette pompe bianche. In proposito la circolare dell’Agenzia delle Entrate  specifica la netta differenza tra catene di distribuzione e impianti gestiti da singoli imprenditori. Infatti, nel caso in cui il buono o la carta carburante preveda la possibilità di acquistare carburante presso le cosiddette pompe bianche oppure consenta l’acquisto di più beni e servizi, si avrà un semplice documento di legittimazione, la cui cessione non è soggetta ad Iva [4].

Fattura elettronica: quali conseguenze?

L’obbligo imposto per legge di dover certificare i corrispettivi derivanti dalla cessione di carburante per autotrazione da parte dei singoli esercenti, potrebbe manderebbe in tilt il sistema. Diventerebbe, infatti, onere del benzinaio tutte le volte che effettua un rifornimento a un soggetto dotato di partita Iva emettere la fattura elettronica e ciò anche per una sola operazione. Si consideri, inoltre, che la disposizione si applicherebbe nella maggioranza dei casi ad autovetture aziendali, che viaggiano quindi esclusivamente per motivi di lavoro. L’obbligo di fattura elettronica a fronte di ogni singola operazione di rifornimento appare, dunque, sproporzionato, soprattutto se raffrontato alla ratio della norma, di seguito esplicata.

Carburanti: perché la fattura elettronica è obbligatoria?

L’intento del governo è quello di porre un freno agli abusi nell’autocertificazione dei costi per il carburante. L’obiettivo delle nuove disposizioni, infatti, è quello di garantire la tracciabilità dei pagamenti. Ed infatti, le spese per il carburante saranno deducibili nella misura di cui effettuate esclusivamente mediante carte di credito, carte di debito o carte prepagate. Ed infatti, abrogata la disciplina della scheda carburante, la deduzione del costo e la detrazione ai fini Iva delle spese relative ai rifornimenti sono legittimate solo in presenza di pagamenti tracciabili.

Acquisto carburante: quali spese si possono scaricare dalle tasse?

Non tutte le spese per l’acquisto di carburante possono essere scaricate dalle tasse. Ed infatti, possono essere dedotte dal reddito del professionista solo le spese per il rifornimento del veicolo utilizzato nell’esercizio della professione (anche se non è necessario che il veicolo risulti intestato al professionista, ad esempio nelle ipotesi di noleggio o leasing).

A questo proposito, bisogna ricordare che le spese relative all’auto o al diverso veicolo del professionista non sono deducibili dal reddito al 100%, ma nella misura del 20%, mentre l’Iva può essere detratta nella misura del 40%. Questi limiti di deducibilità e detraibilità non valgono soltanto per l’acquisto del mezzo di trasporto, ma anche per le spese di manutenzione e di rifornimento.

In pratica, i costi della benzina o del gasolio non possono essere interamente sottratti dal reddito, ma può essere dedotto solo il 20%, mentre l’Iva può essere detratta nella misura del 40%.

Scheda carburante: cos’è e come funziona?

La scheda carburante, chiamata anche carta carburanti, è il documento che attesta l’acquisto del carburante presso i distributori stradali, al fine di consentire la detrazione Iva e la deduzione fiscale del costo dal reddito di imprese e professionisti.

Affinché il costo del carburante possa essere dedotto bisogna indicare nella scheda:

  • i dati anagrafici e il numero di partita Iva di chi acquista il carburante;
  • la data dell’acquisto del carburante;
  • la marca ed il modello del mezzo, nonché il numero di targa;
  • i dati anagrafici del venditore comprensivi di partita Iva;
  • la quantità di carburante acquistato con il relativo prezzo;
  • la firma ed il timbro aziendale del venditore;
  • il numero dei Km percorsi dal mezzo.

Se la scheda carburante non è compilata correttamente e in tutti i suoi elementi, il costo della benzina non può essere scaricato dalle tasse.

Con le ultime novità introdotte dal decreto semplificazioni, la scheda carburante non è più obbligatoria se il pagamento viene documentato mediante moneta elettronica, ovvero, carta di credito, di debito o prepagata.

Acquisto carburante: i metodi tracciabili 

Come appena detto, per beneficiare della detrazione Iva e della deduzione della spesa carburante sarà necessario effettuare i pagamenti con i metodi individuati dall’Agenzia delle Entrate con un suo provvedimento del 4 aprile 2018. Si tratta di assegni, buoni benzina, carte carburante, così come bancomat o carte di credito. Infatti, come anticipato, le agevolazioni sui costi auto sostenute dai titolari di partita Iva saranno subordinate al pagamento in forma tracciabile e all’emissione della fattura elettronica.

Attenzione: l’acquisto in contanti non sarà vietato, ma impedirà di scaricare i costi del carburante.

Per quanto riguarda le modalità di utilizzo delle carte per l’acquisto di carburante, affinché sia garantita la detrazione dell’Iva e la deducibilità dei costi, il mezzo elettronico di pagamento deve essere:

  • rilasciato da un operatore finanziario soggetto all’obbligo di comunicazione all’anagrafe tributaria;
  • intestato al soggetto che esercita l’attività economica.

Come anticipato, si tratta di novità che potrebbero creare non poche criticità ai benzinai, che dovranno emettere fatturazioni ai soggetti titolari di partita Iva ogni volta che viene eseguito un rifornimento. Tanto ciò è vero che molte associazioni di categoria degli esercenti hanno chiesto una proroga.

La disposizione si applicherà alle autovetture a uso aziendale, che ai fini delle imposte dirette recuperano il 20% del costo sostenuto per il carburante. Una decisione, quella del governo, che si presterà a critiche da parte delle associazioni di categoria anche perché non semplificherà la gestione contabile e fiscale, né sembrerebbe volta a contenere i costi gestionali delle imprese. Come detto, le nuove disposizioni diventeranno operative da luglio 2018, ma – sulla base di quanto descritto – non si escludono modifiche.

note

[1]  L.n. 205 del 27.12.2017, art. 1, commi 919-927.

[2] Circolare n. 8/E del 30.04.2018.

[3] Cfr. Legge di bilancio 2018 (cit.).

[4]  Secondo quanto previsto dal decreto Iva all’art. 2, comma 3, lettera a).

Autore immagine:Pixabay.com

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1 Commento

  1. Tutto questo vale anche per la PA?
    Ovvero il rifornimento di mezzi di trasporto di proprietà di un ente pubblico dovrà essere pagato tramite bancomat o carta di credito intestata all’ente?

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