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Risarcimento precari: spettano le differenze retributive?


> Business Pubblicato il 9 maggio 2018



Lavoratori precari: hanno diritto non solo al risarcimento del danno subito, ma anche a percepire le differenze retributive maturate e gli scatti di anzianità in relazione al periodo di lavoro svolto. Ecco i dettagli

Il pubblico dipendente cui sia stato rinnovato per oltre 36 mesi il contratto a tempo determinato ha diritto al risarcimento del danno. Danno che deriva dalla circostanza che in questi casi il lavoratore, vincolato dalle continue proroghe,  resta “prigioniero” del suo stesso contratto a termine, finendo con l’essere “condannato” a vivere una situazione di eterna precarietà. Per una disamina approfondita della materia e per sapere come chiedere il risarcimento per l’illegittima precarizzazione del proprio rapporto di lavoro, leggi: Precari e Corte Europea: al via i maxirisarcimenti.

Sul punto, la Corte di Cassazione [1] ha stabilito che il dipendente pubblico, vittima di un’abusiva reiterazione dei contratti a termine per oltre 36 mesi, ha diritto ad un risarcimento del danno da quantificarsi tra le 2,5 e le 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto [2]. Questo rimedio forfettario, tuttavia, potrebbe rivelarsi del tutto insufficiente, in quanto sproporzionato a fronte dei danni effettivamente subiti dal personale precario.

La tematica del precariato nella Pubblica Amministrazione, infatti,  è caratterizzata da mille sfaccettature, ognuna delle quali spesso si traduce in una violazione ai danni dei lavoratori che si trovano in questa situazione. In proposito, una delle domande che ci si potrebbe porre è quella che segue: i lavoratori precari hanno diritto a percepire gli incrementi stipendiali spettanti ai lavoratori a tempo indeterminato? In altri termini:  ai lavoratori precari spettano le differenze retributive?

A tanto risponderemo nel presente articolo. Tuttavia, prima di affrontare  la tematica concernente il diritto a percepire le differenze retributive maturate e gli scatti di anzianità in relazione al periodo di lavoro svolto, cerchiamo di fare chiarezza.

Stipendio precari e differenze retributive: qual è il problema

Il problema nasce perché per i precari il rapporto di lavoro prosegue mediante il susseguirsi di illegittime ed innumerevoli proroghe, le quali – il più delle volte – prevedono sempre il medesimo trattamento economico iniziale.

Detti lavoratori, dunque, percepiscono per anni la stessa retribuzione senza mai vedere incrementato il proprio stipendio. E mentre la remunerazione dei colleghi che svolgono le stesse mansioni (assunti però a tempo pieno) aumenta periodicamente, il loro stipendio resta perennemente uguale.

Per dirla in altri termini, la retribuzione di un lavoratore precario – troppo spesso – non è commisurata al trascorrere del tempo, né al conseguimento di una maggiore professionalità: essa – fintanto che il rapporto di lavoro continuerà ad essere “precario” – resterà immutata.

Detta situazione altro non rappresenta se non la violazione di un importantissimo principio di matrice europea [3], ovverosia il principio di non discriminazione.

Stipendio precari: il principio di non discriminazione

Al riguardo, la legge [4] stabilisce che i lavoratori a tempo determinato non possono essere trattati in modo meno favorevole rispetto a quelli assunti a tempo pieno per il solo fatto di avere un contratto o un rapporto di lavoro a tempo determinato.

Detto principio, per molto tempo dimenticato e violato, è talmente tanto importante da legittimare chiunque ad invocarne l’applicazione.

In tal caso, infatti, il giudice nazionale sarà tenuto ad applicare integralmente il contenuto del principio (comunitario) di non discriminazione, eventualmente disapplicando le disposizioni (nazionali) difformi.

Precari: spettano le differenze retributive?

Fortunatamente, nell’ultimo periodo, i giudici italiani stanno facendo corretta applicazione del principio di non discriminazione richiamato sopra. Tant’è che le più recenti sentenze [5] sul punto hanno stabilito che «in mancanza di ragioni obiettive che giustifichino un diverso trattamento, il personale assunto con contratto a termine ha diritto alla stessa progressione stipendiale spettante ai lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato».

Di recente, anche il Tribunale di Udine [6]  ha riconosciuto il diritto dei ricorrenti (precari della scuola) ad ottenere la ricostruzione della propria carriera mediante il riconoscimento integrale del servizio prestato con contratti a tempo determinato, nonché a percepire gli incrementi stipendiali di cui al  CCNL di settore. Il Miur è stato condannato, dunque, al pagamento delle differenze retributive spettanti ai lavoratori precari in conseguenza alla disposta ricostruzione della carriera.

Precari: risarcimento del danno e differenze retributive

Ciò detto, è importante sottolineare che i dipendenti pubblici che hanno subito l’illegittima precarizzazione del proprio impiego hanno diritto non solo al risarcimento del danno.

Danno che si compone di due elementi:

  • un’indennità forfettaria da quantificare tra un minimo di 2,5 mensilità ed un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto;
  • un risarcimento per la cosiddetta perdita di chances, (cioè per la perdita della possibilità, da parte del lavoratore, di vedere migliorare la propria situazione).

Ma anche a percepire il pagamento delle differenze retributive conseguenti alla ricostruzione della propria carriera.

Nonostante le violazioni che molto spesso vengono perpetrate, infatti, i lavoratori precari hanno diritto alla stessa progressione stipendiale dei lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato.

Precari: ultime sentenze e novità

Sul punto, inoltre, si segnala una recentissima sentenza resa dal Tribunale di Nocera Inferiore [7] resa in favore di un lavoratore precario della scuola (Ata) contro il Miur.  Ebbene, con la sentenza in commento, il giudice (Dott. Mancuso), dopo ben 17 pagine di serrate e  prestigiose riflessioni giuridiche e normative di matrice nazionale ed europea, ha accolto le domande del lavoratore. Ciò posto, il Miur è stato condannato a risarcire il ricorrente del danno subito computato in 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto ed a corrispondere, in favore del lavoratore precario, tutte le differenze retributive maturate in ragione dell’anzianità di servizio, oltre interessi, per un ammontare complessivo di circa 70mila euro.

Se vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime sentenze e novità sulla tematica del precariato, ti consigliamo di leggere l’articolo: Risarcimento precari: ultime sentenze e novità.

note

[1] Cass. SS. UU. sentenza n. 5072 del 15.03.2016 (Conforme, ex multibus, Cass. sentenza n. 14633 del 18.07.2016).

[2] Si tratta dell’indennità  di cui all’art. 32 comma 5 della l. n. 183/2010. (Collegato Lavoro), così come sostituito dall’art. 28, comma 2, Dlgs. n. 81/2015.

[3] Ci si riferisce, in particolare, all’Accordo Quadro sul contratto a tempo determinato allegato alla Direttiva 1999/70/CE, attuata nell’ordinamento italiano con il Dlgs. n. 368 del 2001. La normativa citata stabilisce come obiettivo fondamentale quello di migliorare la qualità del lavoro a tempo determinato garantendo il principio di non discriminazione.

[4] Cfr. clausola 4 dell’Accordo Quadro sul contratto a tempo determinato (rubricata proprio “Principio di non discriminazione”).

[5] Cfr., ex multibus, Trib. Bergamo, sent. n. 94 del 02.02.2017; Trib. Verbania, sent. n. 18 del 07.02.2017; Trib. Macerata, sent. n. 56 del 09.02.2017.

[6] Trib. Udine, sent. n. 117 del 10.04.2017.

[7] Trib. di Nocera Inferiore, sent. n. 449/2018.

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