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Siti web e provider non responsabili per i contenuti e le condotte degli utenti

7 Giugno 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 Giugno 2013



Il principio della net neutrality trionfa ancora in un’aula di tribunale: l’intermediario non può essere responsabile.

Dopo essere stato variamente calpestato nelle nostre aule di tribunale, il principio della neutralità della rete torna a trionfare: come affermato dalla legge europea [1] e ribadito a più riprese la Corte di Giustizia UE [2], il fornitore di servizi internet – ossia l’Internet Service Provider  – non è responsabile per le condotte poste in essere dai propri utenti. In altre parole, chi garantisce l’accesso a internet (sia esso una piattaforma come Facebook o YouTube, sia esso un gestore di una linea telefonica come Telecom) non risponde per gli illeciti commessi da terzi attraverso il proprio servizio.

Questo principio è stato da poco ribadito dalla Corte di Appello di Milano, con riferimento anche al cosiddetto Content Provider, ossia i fornitori di contenuti (così i giornali online, i motori di ricerca, le enciclopedie digitali).

Il collegio meneghino, infatti, in una recente sentenza [3], ha stabilito che il gestore o il proprietario di un sito web, che possa qualificarsi come Content Provider, non può essere corresponsabile del reato di diffamazione per causa del materiale caricato da terzi sul proprio stesso sito.

Ad oggi, infatti, non esiste una legge che imponga ai fornitori di servizi internet un controllo preventivo delle innumerevoli serie di dati che passano ogni secondo nelle maglie dei gestori dei siti web. Un controllo preventivo, infatti, sarebbe lesivo della privacy e, peraltro, impossibile allo stato attuale della tecnica: pena un enorme rallentamento del servizio stesso reso all’utenza. Ma soprattutto il filtro risulterebbe antieconomico per il provider che, a tal punto, troverebbe di certo più conveniente la chiusura. Con buona pace di internet.

Ecco, dunque, la ragione della net neutrality a cui la Corte di Appello ha riconosciuto massima sovranità nella sentenza in commento.

note

[1] Direttiva n. 2000/31.

[2] Corte Giust. U.E., causa C-70/10.

[3] C. App. Milano, sent. n. 8611 del 27.02.2013.


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