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Errori dell’Inps: come difendersi?

10 maggio 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 10 maggio 2018



Rimedi amministrativi e giurisdizionali per porre rimedio agli errori commessi dall’Inps in punto di pensioni

Non sono infrequenti i casi in cui gli utenti devono scontrarsi con gli errori commessi dall’Inps. Dalla pensione calcolata male alle trattenute indebite sulla pensione di reversibilità, dalla richiesta di somme non dovute al mancato riconoscimento di una prestazione.  In questi casi è evidente che il cittadino pretenda una correzione dell’errore e per farlo ha a disposizione diversi rimedi. In primo luogo, infatti, è possibile agire attraverso un ricorso amministrativo, la cui decisione è affidata a un organo interno dell’Inps. In caso di esito negativo del ricorso, è possibile rivolgersi, a seconda dei casi, al cosiddetto Giudice del lavoro in funzione di giudice previdenziale, alla Corte dei Conti, al Tribunale ordinario, al Giudice di Pace o al Tar.

Ma procediamo con ordine e vediamo, come difendersi dagli errori dell’Inps.

Errori dell’Inps: come difendersi?

Contro i provvedimenti negativi o concessivi in materia di pensioni, riscatti, ricongiunzioni e totalizzazioni è possibile resistere attraverso forme di tutela di natura amministrativa e/o giurisdizionale. La fase amministrativa preliminare costituisce una condizione necessaria per procedere, successivamente, all’azione giudiziaria contro l’Inps, se l’azione è di accertamento negativo o riguarda le prestazioni previdenziali (in quest’ultimo caso, in particolare, il ricorso amministrativo è condizione di ammissibilità).

Vi sono, però, dei casi in cui non è necessario effettuare il ricorso amministrativo per poter in seguito  adire il giudice:

  • quando il ricorrente domanda un provvedimento d’urgenza [1] (nel caso in cui il diritto fatto valere è minacciato da un pregiudizio grave, imminente ed irreparabile);
  • quando la domanda è relativa a un giudizio già instaurato dalla pubblica amministrazione, senza che l’interessato abbia ricevuto alcuna preventiva comunicazione dell’atto da impugnare;
  • nei procedimenti di opposizione alle cartelle di pagamento;
  • quando la controversia verte solo sull’interpretazione da dare ad una disposizione di legge;
  • quando si rilevano meri errori di calcolo nella determinazione delle prestazioni previdenziali; in questa ipotesi è comunque possibile presentare un’istanza all’Inps in autotutela, ferma restando la proponibilità dell’azione giudiziale.

Il rimedio amministrativo, in particolare, prende il nome di ricorso amministrativo pensionistico. Vediamo nel dettaglio a chi è rivolto e quando può essere proposto.

Errori dell’Inps: il ricorso amministrativo pensionistico

Come anticipato i pensionati/assicurati iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria, alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, alla Gestione Separata e alle forme esclusive dell’Ago che si ritengono vittime di errori dell’Inps hanno diritto a forme di tutela di natura amministrativa. Il ricorso amministrativo pensionistico, inoltre, è utilizzabile da dipendenti e pensionati della pubblica amministrazione in materia di Trattamenti di Fine Servizio ( Tfs), Trattamenti di Fine Rapporto ( Tfr) e Assicurazione Sociale Vita.

A chi è rivolto?

Il ricorso è previsto per le prestazioni erogate da:

  • Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti dell’AGO;
  • Gestioni speciali dei lavoratori autonomi ovvero commercianti, artigiani, coltivatori diretti, coloni e mezzadri;
  • Gestione Separata;
  • Fondo speciale di previdenza per le persone che svolgono lavori di cura non retribuiti derivanti da responsabilità familiari;
  • Fondo Ferrovie dello Stato;
  • Fondo Quiescenza Poste;
  • CTPS – Cassa Trattamenti Pensionistici ai dipendenti dello Stato;
  • CPDEL – Cassa Pensioni Dipendenti Enti Locali;
  • CPUG – Cassa Pensioni Ufficiali Giudiziari;
  • CPI – Cassa Pensioni Insegnanti di asilo e scuole parificate;
  • CPS – Cassa Pensioni Sanitari;
  • Fondo di previdenza ex INADEL;
  • Fondo di previdenza ex ENPAS;
  • Assicurazione Sociale Vita.

Come funziona?

Il pensionato che ha subito un errore da parte dell’Inps ed intende attivare la tutela amministrativa deve:

  • indicare il provvedimento che ritiene lesivo del proprio diritto;
  • esporre brevemente la vicenda amministrativa che lo riguarda;
  • individuare i motivi a sostegno della propria domanda di modifica,revoca, sospensione o annullamento del provvedimento stesso;
  • allegare i documenti utili alla risoluzione della controversia.

ll ricorso contro i provvedimenti dell’Inps deve essere diretto allo specifico organo, centrale o periferico, competente a decidere la controversia: ad esempio, per contestazioni che riguardano i contributi dei lavoratori dipendenti iscritti al Fpld (Fondo pensioni lavoratori dipendenti) , il ricorso va fatto al Comitato Amministratore del Fondo. Il ricorso può essere sottoscritto direttamente dal pensionato o da un suo rappresentante cui sia stato conferito mandato, ma è nullo se privo dell’indicazione dell’atto contro cui è proposto e dei motivi di censura.

Ricorso amministrativo pensionistico: quando fare domanda?

I termini di presentazione del ricorso si differenziano in relazione al Comitato chiamato a dirimere la controversia.

In linea generale il ricorso deve essere presentato entro il termine di 90 giorni decorrente dalla data di notificazione del provvedimento che si intende impugnare. Se il termine coincide con un giorno festivo o non lavorativo, questo inizierà a decorrere dal primo giorno lavorativo utile. Per i soli Comitati della Gestione Dipendenti Pubblici, il termine di presentazione è di 30 giorni decorrenti dalla data di notificazione del provvedimento, tranne per i provvedimenti di pensione per i quali il termine di 30 giorni decorre dalla data di primo pagamento della pensione.

Ricorso amministrativo pensionistico: come fare domanda?

Il ricorso può essere presentato online all’Inps attraverso il servizio dedicato. Oppure è possibile presentare la domanda tramite i servizi telematici offerti dagli enti di patronato e dagli altri soggetti abilitati all’intermediazione con l’Istituto. Il ricorso viene dunque registrato sui sistemi informatici dell’Istituto ed esaminato al fine della predisposizione delle necessarie osservazioni sulla questione controversa. Esaminate le eventuali questioni di ammissibilità e ricevibilità, il ricorso viene discusso e deciso dal Comitato con una deliberazione di rigetto o di accoglimento integrale o parziale.

Il ricorrente riceve comunicazione della deliberazione, favorevole o sfavorevole che sia.

La legge riserva, comunque, all’Istituto il potere/dovere di sospendere l’esecuzione della decisione del Comitato favorevole al pensionato/assicurato, qualora adottata in violazione della normativa vigente, con successivo annullamento della relativa deliberazione del Comitato.

note

[1] Ex art. 700 c.p.c.

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2 Commenti

  1. SONO LA PORTAVOCE DI CHI NON HA VOCE;PER CUI A NOME DI TANTI ED IN PARTICOLAR MODO A NOME MIO, LANCIO UN ACCORATO “APPELLO” POICHE’ SONO IN POSSESSO DI TANGIBILI PROVE; A MIO MODESTO AVVISO,NON,RIBADISCO “NON” DIPENDE DAI DIPENDENTI DELL’INPS SE HA SVARIATI PENSIONATI PERVENGONO MISSIVE DI RICHIESTA “RIMBORSI”,(POICHE’ PER LOGICA-LEGGE SE L’INPS SBAGLIA I PENSIONATI NON DEBBONO RESTITUIRE NULLA),BENSI’ TRATTASI “IMBROGLI” CHE FANNO APPOSTA SVARIATE “CRICCHE” DI MALAFFARE COMPOSTE DA SOGGETTI DI SVARIATI CETI SOCIALI,E’ CAPEGGIATI DA SVARIATI “PRETI E’ AVVOCATI” VILI, ED INCOMPETENTI DI ESPLETARE IL LAVORO FORENSE A REGOLA D’ARTE E’ PER LA SEMPLICISSIMA “LOGICA” RELATIVA ALL’ONESTA’ PER CUI DACCORDO CON CONSIMILI CHE FALSIFICANO ATTI,FIRME,ECC.,ECC..
    AGGIUNGO,DI SOLITO IL DENARO CHE ALCUNI RESTITUISCONO,NON SI RESTITUISCE ALL’INPS PENSI’ SI “SPARTISCE” TRA I COMPIACENTI CHE HANNO ACCETTATO COMPROMESSI,ANOMALI E’ ILLEGALI.
    OSSEQUI IN FEDE CECILIA LOLIVA STUDENTE DETECTIVE

  2. AGGIUNGO AL MIO PRIMO COMMENTO; SIAMO ARCISTUFIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIDELL’ABUSO DI POTERE E’ DI QUANT’ALTRO RELATIVO ALL “DISUMANA INCIVILTA'”DEI DISONESTI, POICHE’, SICCOME CHE SVARIATI CHE “AMMINISTRANO” LA LEGGE NON PUNISCONO I MALFATTORI,PER CUI CONTINUANO A TRAMARE E’ METTERE IN ATTO FALSITA’ TIRANDO IN INGANNO “CIRCUENDO VARI ONESTI LAVORATORI” DI OGNI SETTORE CHE FANNO IL PROPRIO DOVERE;PER CUI,I DISONESTI DEVENTANO SEMPRE PIU’ RICCHI,MENTRE NOI “ONESTI”,(RINGRAZIANDO IL BUON DIO),ALCUNI SIAMO RIDOTTI AD ELEMOSINARE PER NON MORIRE DI FREDDO E’ DI FAME.
    RINGRAZIO DELL’OPPORTUNITA’ CHE DATE PER SEGNALARE “INGIUSTIZIE-ILLEGALITA’-ANOMALIE”
    DISTINTI SALUTI.
    IN FEDE CECILIA LOLIVA PINTO

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