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Matrimoni tra persone dello stesso sesso anche in Italia? Come i cattolici saranno scavallati

7 giugno 2013 | Autore:


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Non esistono tutele giudiziali contro un divorzio imposto dalla legge: la decisione della Corte costituzionale che potrebbe “fregarsene” delle istanze dei cattolici italiani.

Forse è apparsa come una notizia di gossip, una delle tante enfatizzazioni che appaiono sui blog in Internet. Qualcuno ha anche pensato che si trattasse di una bufala. E invece siamo all’inizio di una svolta storica. Una svolta dove il Parlamento, per quanto possa essere influenzato dai cattolici e dai voti del clero, questa volta non potrà fare molto per evitare l’apertura, anche in Italia, del matrimonio tra persone dello stesso sesso.

La vicenda

La questione è nata dal ricorso di una coppia di due donne che, un tempo, erano un “lui” e una “lei”. Poi “lui” ha chiesto e ottenuto di cambiare sesso. Il passaggio di “genere” è stato sancito da una sentenza del giudice che ne ha modificato lo stato anche ai sensi della legge e non solo della scienza. A questo punto, però, ha trovato applicazione una norma [1] che, in casi del genere – in cui un soggetto decida di mutare sesso –  l’eventuale matrimonio viene automaticamente meno, a prescindere dalla volontà della coppia di separarsi. Contro questo divorzio forzato, la coppia ha fatto ricorso e, arrivati in ultima istanza, la Cassazione si è fatta assalire da un dubbio: “forse stiamo applicando una norma incostituzionale?” E così ha rinviato, a sua volta, le carte alla Corte Costituzionale [2] affinché decida se mantenere o meno questo obbligo automatico di scioglimento del matrimonio (leggi l’articolo di approfondimento nel box posto alla fine di questo articolo).

Le motivazioni della Cassazione

Si rischia, con l’applicazione di questo meccanismo, che l’altro coniuge e gli eventuali figli di chi abbia rettificato il proprio sesso subiscano un’assenza di tutela rispetto all’effetto automatico dello scioglimento automatico del vincolo. Non possono, insomma, farci nulla. E altrettanto dicasi per il coniuge che ha cambiato sesso. Non esistono tutele giudiziali. Senza contare che non esiste alcun divorzio “imposto” dalla legge, in Italia.

Toccherà ora all’Alta Corte sbrogliare la matassa e stabilire se è legittima o meno la compressione dei diritti voluta dalla legge.

Le conseguenze

In caso di caducazione della norma, la conseguenza è chiara già a tutti: sia pure per via indiretta, in Italia potranno ritrovarsi sposate persone dello stesso sesso. Il che poi aprirà la via a un’altra considerazione di rilievo costituzionale: se è legittimo che coppie successivamente divenute dello stesso “genere” possano proseguire il proprio matrimonio, perché discriminare invece le coppie che intendono farlo sin dall’inizio? È molto probabile, così, che qualcuno solleverà la questione di legittimità costituzionale del matrimonio tra gay. E allora la porta dell’equiparazione sarà completamente aperta.

note

[1] Art. 4, L. 164 del 1982.

[2] Cass. sent. n. 14329/13 del 6.06.2013.

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2 Commenti

  1. Fino adesso ho apprzzato il taglio tecnico e specilistico del portale. Mi amareggia, perciò, constatarne, con l’articolo in same, un taglio, per così dire politico e partigiano, che non mal si confà.

    1. Non c’è un taglio partigiano. Anzi. C’è una situazione di fatto. Non prendiamo posizione. Certo è che certe decisioni del parlamento in passato sono state influenzate dal contesto religioso del Paese. Una legge come quella che hanno appena approvato in Francia, che legittima le unioni gay, il nostro Parlamento non l’avrebbe mai approvata. Questo è un fatto. Poi noi non prendiamo posizione. O meglio, non qui.
      In ogni caso, l’articolo è un “editoriale”, e quindi fuoriesce dagli articoli a carattere tecnico. Negli editoriali ci lasciamo la possibilità di dire come la pensiamo. Anche se non è il caso di questo articolo.

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