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Pagamenti elettronici: un aumento del 10% fa recuperare allo Stato 9 miliardi

7 giugno 2013


Pagamenti elettronici: un aumento del 10% fa recuperare allo Stato 9 miliardi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 giugno 2013



L’aumento dei pagamenti elettronici porterebbe anche un aumento del gettito per l’erario.

C’è un sottile filo che lega i pagamenti elettronici alla lotta all’evasione: un filo sufficiente a far sì che lo Stato stia cercando di incentivare in tutti i modi la moneta elettronica. Più pagamenti con carte di credito significano meno “nero”. Ma, a quanto pare, il nostro Paese non è ancora riuscito nell’intento.

Mettere un limite all’uso del contante, attraverso gli obblighi di tracciabilità dei pagamenti superiori a 1.000 euro, non è stato sufficiente per dare la spinta ai pagamenti elettronici. In Italia il 90% delle transazioni continua ad essere pagato in contanti. In Europa, invece, la percentuale scende al 78%.

Lo studio Ambrosetti rileva che un aumento del 10% delle transazioni elettroniche potrebbe portare ad una diminuzione del 5% dell’economia sommersa.

In Italia, l’impatto per le casse dello Stato in termini di gettito si attesterebbe tra i 3,1 e i 4,6 miliardi, con una crescita del 5% delle transazioni elettroniche; tra i 6,2 e i 9,2 miliardi con un aumento del 10% e tra i 9,4 e i 13,8 miliardi con la percentuale al 15%.

Per lo Stato, sempre alla ricerca di coperture, non è poca cosa. Lo studio mostra come il più esteso ricorso ai pagamenti elettronici allineerebbe l’Italia agli standard internazionali.

Un Report del Word Payment dice che tra il 2001 e il 2011 il numero delle transazioni elettroniche è duplicato con forti espansioni soprattutto nei Paesi emergenti. In Italia, invece, la crescita è stata più lenta. Il cash viene usato ancora per il 44% degli acquisti familiari.

note

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Articolo di Dino Pesole, Il Sole 24 Ore del 7.06.2013, pag. 17

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