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Caduta su strada dissestata: quando spetta il risarcimento


Caduta su strada dissestata: quando spetta il risarcimento

> Business Pubblicato il 12 maggio 2018



Risarcimento danni per caduta in strada: quando può parlarsi di insidia stradale? Spetta il risarcimento se la strada è conosciuta? Scopriamolo insieme

Quando si sente parlare di strade dissestate e  di insidie stradali ci si riferisce alla presenza di alterazioni, anomalie o pericoli nascosti, ovvero imprevedibili e/o inevitabili, su di una strada pubblica che non consentono un transito agevole per chi si trova a percorrerle. Tutto ciò, il più delle volte,  provoca il verificarsi di eventi dannosi, quali cadute o incidenti. E allora ci si domanda: in caso di caduta su strada pubblica dissestata, spetta il risarcimento? E ancora: può parlarsi di insidia stradale, se chi percorre la strada conosce perfettamente la zona? Chi cade su una strada conosciuta può chiedere il risarcimento? A tanto risponderemo nel presente articolo. Tuttavia, prima di vedere quando spetta il risarcimento in caso di strada dissestata, chiariamo alcuni concetti importanti. 

Strade dissestate: la responsabilità del Comune

Il Codice della Strada [1] attribuisce agli enti proprietari delle strade, allo scopo di garantire sicurezza e fluidità della circolazione, quanto segue:

  • la manutenzione, la gestione e la pulizia delle strade, delle loro pertinenze e arredi, nonché delle attrezzature, impianti e servizi;
  • il controllo tecnico dell’efficienza delle strade e relative pertinenze;
  • l’apposizione e manutenzione della segnaletica prescritta.

I danni che conseguono a tali dissesti sono riconducibili, nel nostro ordinamento, alla cosiddetta responsabilità da cose in custodia [2]. Ciò significa che sarà l’ente proprietario della strada, in qualità di custode, ad essere chiamato a rispondere degli eventi dannosi verificatisi in caso di incuria e strade dissestate, fatto salvo il caso fortuito.

Non è stato sempre così però.  In passato, infatti, la giurisprudenza tendeva a ricondurre tali danni alla cosiddetta responsabilità per colpa da fatto illecito [3], con la conseguenza  che il danneggiato doveva dimostrare di aver effettivamente subito un danno a causa della condotta della Pubblica Amministrazione.

Questo cambio di rotta ha sicuramente giovato tutti coloro che, sfortunatamente, subiscono danni in conseguenza di un’anomalia stradale, i quali, ai fini dell’ottenimento del risarcimento richiesto, sono tenuti a dare unicamente prova della connessione tra l’evento dannoso (caduta o incidente) e l’insidia stradale. Ciò, perché trattasi di una forma di responsabilità nota giuridicamente come “oggettiva”, che prescinde, dunque, dall’accertamento di un comportamento colposo da parte del custode (ad esempio, il Comune) in quanto risulta sufficiente la prova dell’esistenza del nesso causale fra cosa ed evento.

Responsabilità da cose in custodia e strade dissestate

La responsabilità da cose in custodia, è bene precisare, non sussiste sempre e comunque, ma solo in presenza dei seguenti presupposti:

  • l’alterazione della cosa deve, per sua stessa natura intrinseca, configurare l’insidia o il trabocchetto;
  • la situazione di pericolo per l’utente deve essere data dall’imprevedibilità e dall’invisibilità dell’alterazione per il danneggiato.

Caduta su strada dissestata: quando spetta il risarcimento

Conformemente a quanto precedentemente detto, l’ente proprietario del tratto stradale può ritenersi responsabile dell’evento dannoso riconducibile ad un suo carente esercizio dell’obbligo di custodia ed è tenuto, pertanto, a risarcire i danni che conseguono al danneggiato.

In concreto però, cosa deve provare il danneggiato al fine di dimostrare la responsabilità dell’ente proprietario nella causazione dell’evento ed il proprio diritto ad ottenere il risarcimento dei danni?

Caduta in strada: come ottenere il risarcimento?

Ebbene, per ottenere il risarcimento il danneggiato è tenuto a dimostrare che l’evento lesivo si sia verificato come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, della cosa.  In altre parole, il danneggiato deve dimostrare il legame (noto tecnicamente come “nesso eziologico” o “nesso di causalità”) tra la cosa in custodia (tratto stradale) ed il danno subito. Chi vuole ottenere il risarcimento, inoltre, deve dimostrare che lo stato dei luoghi presentasse un’obiettiva situazione di pericolosità idonea a rendere molto probabile, se non addirittura inevitabile, il danno [4].

Diversamente, l’ente può esimersi dalla responsabilità a lui imputata, dimostrando che il danno lamentato non fosse affatto riconducibile alle condizioni della cosa in custodia.

Caduta su strada dissestata: spetta il risarcimento se conosco la strada?

E’ bene fare attenzione però: non sempre i danni che conseguono, ad esempio, da una caduta possono essere ricondotti ad un’incuria dell’ente proprietario e quindi ad una sua responsabilità. Molte volte, infatti, le cadute capitano per disattenzione del danneggiato.

Sul punto, la Suprema Corte di Cassazione è stata chiarissima, distinguendo due concetti,  vale a dire:

  • la prevedibilità dell’evento dannoso;
  • il dovere di cautela da parte del danneggiato.

La Suprema Corte, infatti, ha precisato che l’utente deve essere messo nelle condizioni di poter prevedere e percepire, con l’uso dell’ordinaria diligenza, la situazione di pericolo e, consecutivamente, di prestare maggiore attenzione (“dovere di cautela”) [5].

Pertanto, l’utente che apprende dell’esistenza di un qualsivoglia dissesto del manto stradale, facilmente visibile e percepibile e, nonostante ciò, non si appresti a transitare con massima cautela, non potrà ottenere il risarcimento dei danni, poiché, in queste ipotesi, i danni non possono ricondursi all’ente proprietario della strada, ma alla disattenzione ed imprudenza da parte dell’utente.

Caduta su strada: l’obbligo di prudenza

In merito alla risarcibilità dei danni derivanti da caduta su strada dissestata, gli orientamenti più recenti e consolidati affermano che la responsabilità dell’ente o del danneggiato deve essere riconosciuta sulla base di un bilanciamento tra obbligo di custodia ed obbligo di prudenza.

Per meglio comprendere: il danneggiato dovrà provare non solo  il fatto dannoso e la sussistenza del legame tra la cosa in custodia ed il danno, ma anche la pericolosità obiettiva dello stato dei luoghi, a tal punto da rendere probabile, se non inevitabile, il verificarsi del fatto dannoso.

Inoltre, il danneggiato dovrà dare prova di aver tenuto un atteggiamento prudente in virtù della presenza del rischio percepito.

In presenza di tali elementi, vale a dire:

  • la prova del fatto;
  • del legame tra evento e danno;
  • della pericolosità dello stato dei luoghi e della probabilità ed inevitabilità del verificarsi del fatto dannoso;
  • della massima prudenza impiegata nell’accedervi;

allora, il danneggiato ha buone speranze di ottenere il risarcimento dei danni subiti.

E’ bene, pertanto, fornire un buon fondamento probatorio alla domanda risarcitoria avanzata. Diversamente, il danneggiato rischia di vedersi addebitare l’esclusiva responsabilità per non avere avuto l’attenzione richiesta, necessaria per superare l’ostacolo facilmente evitabile e conosciuto. Si parla in proposito di responsabilità per disattenzione, che facilmente viene riconosciuta in capo all’utente qualora l’evento si verifichi in un tratto conosciuto al danneggiato, perché dallo stesso percorso frequentemente, magari per giungere a casa o a lavoro, e dunque non di certo inaspettato.

Caduta su strada dissestata conosciuta: niente risarcimento

A tal riguardo, giova citare un recentissimo caso che ha visto l’applicazione di quanto finora detto, avente ad oggetto un danno conseguito ad una caduta causata da un dislivello della pavimentazione del marciapiede, non compatta e composta da lastre di calcestruzzo appoggiate su di un terreno. La Suprema Corte, con una recentissima pronuncia [6],  ha riconosciuto che l’anomalia esistente, rappresentata dal dislivello, fosse da considerare caratteristica della pavimentazione ed inidonea a cagionare la caduta di un passante normalmente attento. Ciò in quanto l’ostacolo era facilmente evitabile e superabile con l’ordinaria attenzione richiesta, soprattutto in quanto conosciuto dal soggetto infortunato che percorreva quel tratto, in quanto essere il solo esistente, per raggiungere la propria scuola di ballo.

Dunque, bisogna prestare molta attenzione quando si cammina su una strada conosciuta. Si presume, infatti, che chi conosce la strada sia in grado di evitare eventuali ostacoli con la dovuta attenzione.

note

[1] Art. 14 Codice della Strada.

[2] Ai sensi dell’art. 2051 Cod. Civ.

[3] Ai sensi dell’art. 2043 Cod. Civ.

[4] Cfr. Cass. Civ., sentenza n. 2660 del 05.02.2013

[5] cfr. Cass. Civ., sentenza 23919/2013; Cass. Civ., sentenza n. 999/204; Cass. Civ., ordinanza n. 4661/2015 e n. 13930/2015.

[6] Cass. Civ., sez. VI, ordinanza n. 11024/2018.

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