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Successione: come sbloccare il conto corrente del parente defunto

12 Giugno 2013 | Autore:
Successione: come sbloccare il conto corrente del parente defunto

La burocrazia opposta dalle banche a chi desidera entrare in possesso dei risparmi di un parente deceduto è a volte insopportabile. Vediamo quali sono i documenti e le pratiche da svolgere per ottenere il dovuto.

Quando muore il titolare di un conto corrente o di un deposito amministrato di titoli e fondi, le banche sono solite tenere un comportamento di estremo rigore nella gestione e nel rilascio dei risparmi agli eredi. Spesso, infatti, gli istituti di credito si rifiutano di compiere qualsivoglia operazione sui conti già intestati al defunto, adducendo la mancata dimostrazione, da parte degli eredi, di una valida giustificazione per operare sui fondi medesimi.

È necessario sapere innanzitutto che la banca può non essere informata dell’intervenuto decesso di un proprio correntista senza che nessuno glielo abbia comunicato. Pertanto non è lecito operare sui conti di quest’ultimo senza prima metterla a conoscenza della morte del congiunto, altrimenti ci si espone a possibili denunce da parte dell’istituto di credito stesso nonché degli altri eredi che potrebbero lamentare la sottrazione di beni ereditari.

Che fare quindi per rientrare in possesso dei risparmi del defunto in maniera lecita e il più rapida possibile?

Prima cosa da farsi è informare, di persona o tramite raccomandata A/R, della morte del proprio congiunto la banca depositaria dei risparmi di quest’ultimo.

Ricevuta la notizia molti istituti bloccano il conto corrente e gli altri titoli e non consentono alcuna operazione su di essi. Niente paura: si tratta di una normale procedura atta a garantire la banca, da un lato, e i chiamati all’eredità, dall’altro, contro il rischio di occultamento in via fraudolenta del denaro e dei beni ereditari.

Per rientrare in possesso dei risparmi depositati si deve consegnare all’istituto di credito una copia registrata presso l’Agenzia delle Entrate della dichiarazione di successione, ossia quel documento riportante tutti i beni di proprietà del defunto al momento della morte, coi i relativi valori (leggi l’articolo: “Dichiarazione di successione: come, chi e quando”).

Tuttavia, ancor prima è necessario chiedere alla banca di fare i conteggi di tutte le posizioni già intestate al defunto e in essere alla data del decesso, nonché di consegnare agli eredi un documento riepilogativo di tali calcoli contenente gli importi dei conti correnti, dei titoli, fondi ecc. rivalutati alla data dell’apertura della successione. Questo documento servirà per la compilazione della dichiarazione di successione e andrà allegato a quest’ultima nel momento in cui verrà depositata per la registrazione all’Agenzia delle Entrate.

Una volta consegnata alla Banca la dichiarazione di successione, quest’ultima rilascia i risparmi agli eredi, svincolando i conti correnti e i depositi amministrati contenenti tutti i titoli come ad esempio le azioni, le obbligazioni, i fondi comuni di investimento ecc.

Attenzione! Si consiglia, una volta informata la banca della morte del proprio congiunto, di consegnare a questa anche un certificato di morte rilasciato dal Comune presso il quale è intervenuto il decesso. Ciò in quanto le banche sono enti privati e nei loro confronti non opera il principio dell’equivalenza delle autocertificazioni fatte dal cittadino in merito ad atti o fatti di sua conoscenza rispetto alle attestazioni rilasciate direttamente dagli enti, cosa che invece è prescritta dalla legge nei confronti degli enti pubblici (come ad esempio l’Agenzia delle Entrate).

Alcune banche poi, magari in virtù dei rapporti di lunga data con il defunto e i suoi familiari, sono solite consentire la movimentazione dei risparmi agli eredi anche prima della presentazione della dichiarazione di successione, spesso per piccole operazioni (come il pagamento delle spese funerarie). Si tratta di una prassi spesso legata alla circostanza che gli eredi già possiedono la firma sui conti della persona deceduta. Tuttavia non è consentito generalizzare a causa delle diverse politiche adottate in merito dai vari istituti.



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