HOME Articoli

Le Guide Modifica delle condizioni di separazione e divorzio

Le Guide Pubblicato il 11 giugno 2013

Articolo di




> Le Guide Pubblicato il 11 giugno 2013

I coniugi separati o divorziati che intendano modificare le condizioni della propria separazione possono farlo solo nel caso in cui sopravvengano giustificati motivi.

A uno o entrambi i coniugi che abbiano ottenuto un provvedimento di separazione o di divorzio (sia a seguito di un accordo congiunto, sia a seguito di una causa [1]) è consentito chiedere al giudice di modificare o revocare le condizioni in esso contenute [2].

Requisiti per la richiesta di modifica

La richiesta di modifica o revoca di questi provvedimenti dipende, tuttavia, da alcune condizioni:

– che sussistano giustificati motivi;

– che tali giustificati motivi siano sopravvenuti rispetto all’iniziale provvedimento di separazione/divorzio. Essi, quindi, devono costituire fatti nuovi e non preesistenti alla separazione, anche se non siano stati presi in considerazione in quella sede per qualsiasi motivo;

– che essi modifichino la situazione rispetto alla quale era stata emessa la separazione/divorzio;

– che le nuove circostanze siano definitive e quindi non legate a fatti contingenti;

– che il provvedimento con cui il giudice ha pronunciato la separazione/divorzio sia divenuto definitivo, ossia non sia più impugnabile dalle parti [3].

In presenza delle predette condizioni, questa domanda può essere formulata in ogni tempo.

Oggetto di modifica

La richiesta di modifica potrà riguardare:

– le questioni patrimoniali attinenti alla sola coppia che quelle relativeai figli(come la misura dell’assegno di mantenimento, i criteri di ripartizione delle spese tra le parti);

– le questioni personali, come quelle attinenti alle modalità di affidamento e di visita dei figli.

Ruolo del giudice

Si tratta di un procedimento volutamente basato su un rito piuttosto snello (cosiddetto “in camera di consiglio”) in cui competente a decidere è il Tribunale in composizione collegiale [4].

I giudici chiamati a valutare questo genere di domande, dovranno:

– accertare se, e in che misura, le circostanze sopravvenute abbiano alterato l’equilibrio raggiunto tra le parti;

adeguare l’importo o lo stesso obbligo della contribuzione alla nuova situazione patrimoniale;

rimodulare le questioni diverse da quelle economiche (per esempio: modalità degli incontri genitori-figli) sulla base delle nuove esigenze emerse.

In ogni caso, il giudice dovrà tenere sempre a riferimento principale gli interessi dei figli minori o di quelli maggiorenni non autosufficienti: ciò vuol dire che non potrà mai essere completamente esentato dall’obbligo di mantenere la prole il genitore che si dichiari disoccupato, sempre che egli non dimostri gravi motivi di salute tali da renderlo totalmente inabile al lavoro.

note

[1] Cass. S.U. sent. n.  23866/2013.

[2] Art. 710 cod. proc. civ. 

[3] Art. 9, c. 1, L. n. 898/1970.

[4] Art. 9, c. 2, L. n. 898/1970.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI