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Bollette del telefono: i 10 costi nascosti e come difendersi

14 Mag 2018


Bollette del telefono: i 10 costi nascosti e come difendersi

> Business Pubblicato il 14 Mag 2018



Telefonia: ecco le 10 voci di costi occulti in bolletta. Così Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb guadagnano sulle spalle dei consumatori. Vediamo allora come difendersi

Uno dei temi più dibattuti di quest’ultimo periodo è stato sicuramente quello concernente la fatturazione a 28 giorni. Stiamo parlando del famosissimo “trucchetto” ideato da molte compagnie telefoniche, tra cui Tim, Wind, TreVodafone e Fastweb e anche dalla pay tv Sky, per lucrare ai danni degli utenti, che – del tutto ignari – hanno contribuito a gonfiare le tasche delle aziende telefoniche svuotando le proprie.

La bufera delle bollette a 28 giorni non è ancora stata sopita, poiché si è risolta sostanzialmente in una beffa per gli utenti (leggi sul punto: Bollette beffa: a 30 giorni, ma con aumenti. Che fare?), che è già scoppiata un’altra bomba: quella dei costi occulti delle bollette del telefono. A lanciare l’allarme è stata l’Unc, l’Unione nazionale consumatori, che travolta di segnalazioni da parte degli utenti, ha deciso di denunciare l’accaduto all’Antitrust. Nell’occhio del ciclone sono finite Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb per “addebiti oscuri per la fruizione di vari servizi”.

Vediamo allora quali sono le 10 voci di costi occulti in bolletta e come Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb guadagnano sulle spalle dei consumatori. Si tratta di voci che procurano risorse infinite alle compagnie telefoniche. È bene allora conoscerle per sapere come difendersi.

Bollette beffa: ChiamaOra, Ti ho cercato, Chiamami

Forse non tutti lo sanno, ma ChiamaOra, Ti ho cercato, Chiamami e, quindi, tutti i servizi di notifica delle chiamate perse sono a pagamento. Il prezzo è di:

  • 0,12 euro al giorno, in caso di utilizzo del servizio per Vodafone;
  • 0,19 a settimana per Wind;
  • 1,50 al mese per Tre;
  • 1,90 al bimestre per Tim;

Costi occulti: il servizio di segreteria telefonica

Il servizio di segreteria telefonica non è gratuito. Anzi, ha un costo ben preciso:

  • La Tre richiede ai propri clienti 0,20 euro per ogni chiamata alla segreteria, a prescindere dalla durata, o dall’ascolto dei messaggi;
  • La Tim fa ascoltare le comunicazioni nella inbox con un costo diverso in base al proprio piano tariffario;
  • Vodafone richiede 1,50 euro al giorno (solo in caso di utilizzo) sia per chiamare la segreteria, ascoltare i messaggi pervenuti o personalizzare le impostazioni;

Costi occulti in bolletta: i piani tariffari base

Anche i piani tariffari base hanno un costo, che per Tim, Vodafone e Wind è di 0,50 centesimi a settimana. Tim in alcuni casi, inoltre, attiverebbe l’opzione automatica “TIM Base” gratis per i primi trenta giorni. Solo disattivarla ci costa 3 euro.

Bollette del telefono: costi d’incasso o “altri costi”

Secondo l’Unc (Unione nazionale consumatori) tutti gli operatori addebiterebbero, a prescindere dalla modalità di pagamento prescelta, i costi d’incasso. Tuttavia, sebbene questi costi compaiano sempre in bolletta, non è per nulla chiaro il motivo dell’addebito. Fastweb ad esempio richiede 1,81 euro al mese sotto la voce “altri costi”, senza precisare di cosa si tratti. Mistero!

Bollette beffa: il finto tutto incluso

Molte volte la formula “tutto incluso” è fasulla. Tim ad esempio richiede il pagamento a consumo di chiamate verso altri operatori (di sicuro verso Fastweb) anche se il contratto sostiene siano incluse nel pacchetto. Le formule “all inclusive”, dunque, molte volte nascondono tranelli o comunque non sono chiare.

Costi occulti in bolletta: antivirus a pagamento

Vodafone ha introdotto il servizio Rete sicura, che viene inserito automaticamente all’attivazione della sim. Ebbene, questo servizio è gratis per i primi tre rinnovi, poi costa un euro ogni quattro settimane, ma nessuno lo sa.

Bollette beffa: le penali per il recesso

Chi recede prima della scadenza del termine minimo di durata del contratto da un abbonamento poiché non accetta una variazione proposta dalla compagnia, non deve nulla. Attivare la tariffa “Tim Special Medium” costa 5 euro in promozione, ma se si passa ad altro operatore prima di 24 mesi la penale prevista è di 39 euro. Lo stesso vale per Wind che prevede una penale di 16 euro per il recesso prima di 24 mesi e per Tre, che richiede 49 euro se si disdice il vincolo di “All-In Prime Special” prima del termine. Infine chi ha sottoscritto “Vodafone Smart”, ma ci ripensa prima di aver ricaricato il conto almeno di 180 euro, dovrà sborsare 26 euro di penale.

Sforamenti in bolletta: il cellulare non è un modem gratuito

Alcune compagnie telefoniche, come ad esempio la Vodafone (che è stata anche diffidata dall’Agcom per questo motivo), non informano  in modo chiaro i propri clienti che la navigazione in modalità ‘tethering’, che trasforma cioè il telefonino in un modem internet per altri dispositivi, ha un costo ulteriore rispetto alla tariffa base. Attenzione, dunque, a usare il telefonino come hotspot, pratica che potrebbe prosciugare il credito residuo.

Sul punto, inoltre, è bene sapere che telefonare quan­do si è esaurito il traffico incluso nel proprio piano tariffario può costare fino a 29 centesimi al minuto (Wind e Tre), e per­fino prevedere uno scatto alla risposta di 20 centesimi (Vodafone e Tim).

Per navigare si arriva al costo supplementare di 2 euro ogni 20 megabyte (come per Wind, Tre e Vodafone): una cifra spropositata se si pensa che esistono offerte delle stesse compagnie telefoniche che garantiscono 30 giga — cioè un quantitativo di traffico millecinquecento volte maggiore — al costo mensile di 10 euro. 

Controllo credito residuo a pagamento

Per sfuggire al pericolo di sforamenti, allora, non resta che controllare spesso il credito residuo. Ebbene: ci sono ­provi­der che hanno trovato il modo di lucrare anche su questa pratica, classificando questa operazione come servizio a pagamento. Vodafone, ad esempio, fa pagare la chiamata per sapere quanto credito è rimasto 19 centesimi al minuto, con un scatto alla risposta di altri 20 centesimi.

L’addebito di costi di attivazione delle Sim nei negozi

Secondo le segnalazioni pervenute all’Unc, tutti gli operatori richiederebbero agli utenti che intendono attivare una sim nei punti vendita, oltre che il costo della scheda (di solito 5 euro), un ulteriore costo una tantum per la sua l’attivazione: dai 3 ai 5 euro indebitamente richiesti, visto che online la stessa attivazione è gratuita.

Bollette del telefono: costi aggiuntivi per servizi non richiesti

Per non parlare, poi, dell’ampio spettro di costi aggiuntivi riguardanti i servizi non richiesti che l’utente trova già attivati sulla Sim al momento della sottoscrizione del contratto. Alcuni possono essere successiva­mente bloccati, è il caso del servizio “ti ho cercato” o della segreteria telefonica, ma le disattivazioni sono rese spesso macchinose. Ci sono poi gli abbonamenti che si possono attivare inav­vertitamente mentre si naviga online o si utilizza un’app. A volte basta solo esercitare sullo schermo un po’ di pressione in più nel posto sbagliato e il gioco è fatto. Risultato? Credito prosciugato.

Si tratta di voci occulte in bolletta che procurano risorse infinite alle compagnie telefoniche, per le quali è spesso più conveniente pagare una multa (benché salatissima) all’Antitrust, piuttosto che rinunciare ad ingentissimi guadagni. Dunque, per gli utenti l’unico modo di difendersi è conoscerle.

note

Autore immagine: Pixabay.com


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