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Start up innovative: linee guida per l’iscrizione al registro delle imprese

7 Marzo 2013
Start up innovative: linee guida per l’iscrizione al registro delle imprese

Aumenta la possibilità di costituire start up innovative grazie alle modifiche apportate, in sede di conversione in legge [1], al c.d. Decreto Crescita [2].

La nuova norma [3] considera tali le società che abbiano come oggetto sociale, non più esclusivo, ma anche solo prevalente, “lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico”. Le start up innovative possono essere costituite in qualsiasi forma di società di capitali, purché non siano quotate e abbiano la residenza fiscale in Italia. Tra queste rientra anche la cosiddetta S.r.l. semplificata o a capitale ridotto.

La suddetta modifica, rendendo più flessibile il contenuto dello statuto societario, consente anche alle società già costituite da non più di 48 mesi di usufruire delle agevolazioni previste dalla legge, nonostante per le stesse non fosse stato previsto in origine lo scopo unico di produzione in ambito innovativo.

Altra importante modifica riguarda la detenzione delle azioni o delle quote di tali società. Difatti, nell’originaria formulazione della norma era previsto che le quote o azioni potevano essere detenute esclusivamente da soci persone fisiche. A seguito invece della conversione in legge, è stato previsto che tale obbligo permane fino ai successivi 24 mesi dalla costituzione. Ragion per cui, trascorsi i due anni, si potrà beneficiare della libera trasferibilità delle quote o azioni a favore di altre persone giuridiche.

I seguenti requisiti non sono stati oggetto di modifica ad opera della legge di conversione. In particolare la norma dispone che la start up:

– in caso di società già esistente e operante, non abbia distribuito utili, né ne distribuisca in futuro;

– a decorrere dal secondo anno di attività, abbia un valore della produzione annua, come risultante dall’ultimo bilancio approvato entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio, non  superiore ad euro 5.000.000. In questo caso, il requisito si ritiene riferito al futuro e non al passato, in virtù dell’inciso “secondo anno di attività della start up innovativa”. In altri termini, il rispetto del limite di fatturato dovrà essere verificato a decorrere dal secondo anno in cui la società risponde a tutti i requisiti per essere una start up innovativa;

non derivi da operazioni di fusione, scissione, cessione di azienda o ramo di azienda.

Su questo ultimo punto è auspicabile un intervento del legislatore che chiarisca se anche le operazione di affitto di azienda rientrano tra quelle vietate.

Affinchè tali società siano considerate innovative, oltre ai requisiti di cui sopra, è necessario che posseggano almeno una delle ulteriori tre caratteristiche previste dalla norma:

1) spese di ricerca e sviluppo non inferiori al 20% (e non più al 30%) del maggior valore tra costo e valore totale della produzione;

2) impiego come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, in percentuale uguale o superiore al terzo della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero;

3) siano depositarie (e non necessariamente titolari o licenziatarie) di diritti di privativa industriale.

Le società che soddisfano questi requisiti possono essere considerate innovative e, quindi, usufruire di una serie di agevolazioni di carattere societario, fiscale e giuslavoristico. In particolare:

– totale esenzione dal pagamento dei diritti di segreteria, dall’imposta di bollo e dal pagamento del diritto annuale (tale esenzione dura fino al quarto anno di iscrizione);

– in caso di perdite che superino il terzo del capitale sociale, possibilità di rinviare la decisione di riduzione e contestuale aumento dello stesso alla chiusura dell’esercizio successivo;

– regime fiscale e contributivo agevolato per i piani di incentivazione basati sull’assegnazione di azioni, quote o titoli similari ad amministratori, dipendenti e collaboratori;

– disciplina specifica per i rapporti di lavoro.

Al fine di supportare gli operatori nella costituzione di questa nuova figura  societaria, le camere di commercio hanno predisposto, con il coordinamento del Ministero dello Sviluppo Economico, una guida sintetica che stabilisce le modalità di iscrizione delle stesse nella sezione speciale del registro delle imprese. Si ricorda che la legge prevede tale iscrizione come condizione necessaria per ottenere le agevolazioni [4].

In particolare, per le società già iscritte nella sezione ordinaria del registro delle imprese, è necessario iscriversi nella sezione speciale entro il 16 febbraio 2013, con il deposito dell’autocertificazione che attesti il possesso dei requisiti richiesti dalla legge e presentando il modello informatico S5.

Per le società di nuova costituzione, occorre iscriversi nella sezione ordinaria del registro delle imprese utilizzando i modelli informatici S1 e S, nonché nella sezione speciale utilizzando il modello S5.

di MENNATO FUSCO

note

[1] L. n. 221/2012.

[2] D.l. n. 179 del 18 ottobre 2012.

[3] Art. 25, D.l. n. 179/2012.

[4] Art. 25, commi 8 e 9, d.l. n. 179/2012.


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