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Email: quando vale come prova?

17 maggio 2018


Email: quando vale come prova?

> Business Pubblicato il 17 maggio 2018



L’email può essere una valida prova documentale da utilizzare in causa?  La mail è ammissibile come prova anche senza la firma elettronica qualificata? Scopriamolo insieme

Le dichiarazioni contenute in un messaggio di posta elettronica possono essere utilizzate come mezzo di prova in un giudizio? Se la parte contro la quale viene prodotta una mail non ne disconosce la conformità ai fatti o alle cose in essa contenute, il messaggio di posta elettronica mantiene comunque valore probatorio? Questi i quesiti che andremo ad esaminare ed a risolvere nel corso del presente articolo.

Email: quale valore giurico?

La grande evoluzione tecnologica, che ci ha visti tutti spettatori, ha determinato  non solo un cambiamento delle nostre abitudini, ma anche l’esigenza di adeguare la normativa precedentemente vigente al frutto del progresso, rappresentato dalla nascita di documenti alternativi rispetto a quelli  consueti e per lo più cartacei.

Il Legislatore, pertanto, è stato chiamato ad analizzare e regolamentare la validità dei documenti informatici, lavoro quest’ultimo che ha trovato concretizzazione con il Codice dell’Amministrazione Digitale (cosiddetto Cad) [1], mediante il quale sono state dipanate diverse dubbiosità, in particolar modo concernenti la natura giuridica delle mail.

Invero, nella fonte richiamata, le e-mail vengono qualificate, a tutti gli effetti, come un “documento informatico”, o meglio, un documento elettronico contenente la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti” [2].

La mail standard vale come documento e, quindi, come prova? 

Le comunicazioni tramite posta elettronica sono divenute, ad oggi, il mezzo più impiegato in diversi ambiti, sia pubblico che privato. Stante tale diffusione, viene da sé chiedersi se le e-mail, trasmesse in forma “standard”, possano considerarsi a tutti gli effetti come un documento informatico sottoscritto.

Per dare una risposta a tale quesito è necessario riprendere due filoni giurisprudenziali contrapposti, i quali si sono espressi in materia.

Secondo un primo orientamento, le e-mail sono da considerarsi quali documenti informatici privi di firma e, pertanto, inidonee ad offrire garanzie concernenti la paternità, a nulla rilevando l’esistenza della presenza della password al fine di accedere alla posta elettronica. Ciò posto, il valore probatorio delle stesse troverebbe fondamento nel principio secondo il quale tutte le riproduzioni fotografiche, informatiche e cinematografiche, nonché le registrazioni fonografiche e ogni altra rappresentazione meccanica di fatti e di cose, sono idonee a provare i fatti e le cose ivi rappresentate, a condizione che colui contro il quale vengano prodotte non le contesti [3].

Di talché, le mail, secondo quanto affermato, risultano essere validi mezzi di prova, purché non ne venga disconosciuta la conformità da parte di colui contro il quale vengano utilizzate.

Contrariamente, un altro orientamento giurisprudenziale ha qualificato le mail come documenti informatici sottoscritti con firma elettronica semplice, liberamente valutabili dal giudice, sia per quanto concerne l’idoneità a soddisfare il requisito della forma scritta sia per il riconoscimento del valore probatorio. Tutto ciò, in virtù delle caratteristiche che le contraddistinguono in termini di qualità, sicurezza, integrità ed immodificabilità [4].

Tale impostazione si fonda sul riconoscimento della Password e dell’User quali mezzi di identificazione informatica, equiparabili alla firma elettronica, così come definita nel nostro ordinamento.

In merito, si rammenta che per firma elettronica vuole intendersi un insieme di dati in forma elettronica, allegati o connessi tramite associazione logica ad altri dati elettronici, impiegati come metodo di identificazione informatica [5].

Proprio la riconducibilità delle e-mail all’indirizzo di posta elettronica, identificativo dell’utente titolare, consente di qualificarla quale documento informatico dotato di firma semplice, il quale valore probatorio è rimesso alla libera valutazione del giudice.

 

E-mail come prova secondo le ultime pronunce della Cassazione

A dipanare qualsivoglia dubbio, consequenziale alle diverse posizioni assunte in materia di cui sopra, è una recentissima pronuncia della Suprema Corte di Cassazione che, nel riprendere il primo degli orientamenti richiamati, ha inequivocabilmente riconosciuto valore probatorio alla posta elettronica [6].

Nel dettaglio, la sentenza, nel ribadire quando già noto, ovvero la natura di documento informatico contenete la rappresentazione di atti e dati giuridicamente rilevanti delle mail, ha altresì precisato che le stesse debbono essere ricondotte a quelle rappresentazioni meccaniche riconosciute, elencate, seppur non tassativamente, e disciplinate dal codice civile [7], idonee a offrire un valido elemento probatorio in sede giudiziale.

E-mail: quando vale come prova

Conformemente a quanto detto, risulta pacifica l’idoneità delle mail a formare piena prova dei fatti e delle cose ivi rappresentate, indipendentemente dalla mancanza di firma, purché, e questa è l’unica condizione prescritta, il proprio contenuto non risulti contestato da colui contro il quale il messaggio viene utilizzato.

Il principio di diritto enunciato ha portato la Cassazione a riconoscere come provato, dalle mail prodotte in giudizio, il cui contenuto non era stato reso oggetto di alcuna contestazione, il contratto di fornitura intercorso tra le parti ed il conseguente credito azionato dal creditore con decreto ingiuntivo.

note

[1] D.Lgs. n. 82 del 7 marzo 2005

[2] Art. 1, comma 1, lett. p) D.Lgs 82/2005

[3] Art. 2712 c.c., così come modificato ex art. 23 quater CAD

[4] Artt. 20 comma 1 bis e 21 comma 1 del D.Lgs. 82/2005

[5] Art. 1, comma 1, lett. q) D.Lgs. n. 82/2005

[6] Cass. Civ., sez. VI, ordinanza n. 11606/2018

[7] Art. 2712 Cod. Civ.

Autore immagine: Pixabay.com

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