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Clandestino: no espulsione se deve eseguire cure essenziali in Italia

11 Giugno 2013 | Autore:
Clandestino: no espulsione se deve eseguire cure essenziali in Italia

Sezioni Unite: non si può espellere il clandestino se nel suo Paese mancano i farmaci che servono a curarlo.

Anche al clandestino va garantito il diritto alla salute: pertanto egli non può essere espulso se sta svolgendo, in Italia, cure essenziali con farmaci che non troverebbe nel proprio Paese di origine. È infatti necessario garantire anche ai clandestini la continuità delle terapie urgenti ed essenziali, che assicurino il ciclo terapeutico completo.

A sancire il principio ci hanno pensato le Sezioni Unite della Cassazione con una sentenza di ieri [1] con cui ha accolto il ricorso di un extracomunitario che era stato rimpatriato dal questore nonostante si stesse sottoponendo alle cure contro l’Aids.

La legge [2] garantisce, ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, anche se non sono in regola con le norme relative all’ingresso ed al soggiorno, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, anche continuative, per malattia e infortunio.

In particolare, sono garantiti la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive.

La garanzia del diritto fondamentale alla salute del cittadino straniero che comunque si trovi nel territorio nazionale impedisce quindi l’espulsione nei confronti di colui che dall’immediata esecuzione del provvedimento potrebbe subire un irreparabile pregiudizio. Tale garanzia ricomprendere non solo le prestazioni di pronto soccorso e di medicina d’urgenza ma anche tutte le altre prestazioni essenziali per la vita.

Secondo la Suprema Corte, per “cure essenziali” si devono intendere le prestazioni sanitarie anche se relative a patologie non pericolose nell’immediato e nel breve termine, ma che nel tempo potrebbero determinare maggiore danno alla salute o rischi per la vita (complicanze, cronicizzazioni o aggravamenti). Dunque, il concetto di “urgenza” viene interpretato in senso abbastanza largo.


note

[1] Cass. S.U., sent. n. 14500 del 10.06.2013.

[2] Art. 35, 3° comma del D.l.vo n. 286/1998.


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