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Matrimonio annullato per mancata consumazione: no all’addebito del divorzio

11 Giugno 2013 | Autore:
Matrimonio annullato per mancata consumazione: no all’addebito del divorzio

Nessun addebito del divorzio all’ex coniuge se il Tribunale ecclesiastico ha annullato il matrimonio per mancata consumazione.

L’ex non può chiedere l’addebito della separazione se il matrimonio è già stato annullato per mancata consumazione del rapporto coniugale, accertata dal Tribunale ecclesiastico [1].

La mancata consumazione del rapporto coniugale è causa di scioglimento del matrimonio canonico in quanto rappresenta, per la Chiesa, la volontà di non generare la prole, alla quale il matrimonio è preordinato [2].

L’annullamento viene pronunciato dal Tribunale ecclesiastico e la pronuncia scioglie il vincolo coniugale solo davanti alla Chiesa. I coniugi che vogliono annullare il proprio vincolo anche davanti allo Stato, possono rivolgersi al Tribunale ordinario per ottenere la cessazione degli effetti civili del matrimonio.

No è però possibile chiedere, successivamente, al giudice civile, l’addebito del divorzio per mancata consumazione del rapporto coniugale in quanto il matrimonio già sciolto, anche solo dal punto di vista canonico, non dà diritto all’addebito. La legge, infatti, prevede l’istituto dell’addebito solo per la separazione e non anche per il divorzio.

Il coniuge può, semmai, chiedere al giudice di disporre un assegno di mantenimento, ma a condizione che versi in uno stato di effettivo fabbisogno economico.

Con la sentenza in commento, la Cassazione ha respinto la richiesta di addebito di divorzio per mancata consumazione del matrimonio e di assegno di mantenimento proposte da un’ex moglie economicamente benestante.


note

[1] Cass. sent. n. 14196 del 5.06.2013.

[2] Can. 1061 Cod. canonico : “Il matrimonio valido tra battezzati si dice solamente rato, se non è stato consumato; rato e consumato se i coniugi hanno compiuto tra loro, in modo umano, l’atto per sé idoneo alla generazione della prole, al quale il matrimonio è ordinato per sua natura, e per il quale i coniugi divengono una sola carne”.


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