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Accesso agli atti amministrativi: se l’ente non risponde nei termini

23 Agosto 2013
Accesso agli atti amministrativi: se l’ente non risponde nei termini

Quanto tempo ha la pubblica amministrazione per rispondere alla richiesta di accesso agli atti amministrativi e cosa succede se non risponde nei termini?

Ogni cittadino che vanti un interesse personale, può presentare richiesta (anche con raccomandata a.r.) alla pubblica amministrazione di visionare atti e documenti onde esercitare un proprio diritto.

La legge [1] riconosce, infatti, a chiunque vi abbia interesse per la tutela di situazioni meritevoli di tutela [2], il diritto di accesso ai documenti amministrativi, al fine di “assicurare la trasparenza dell’attività amministrativa e di favorirne lo svolgimento imparziale”.

La P.A. ha trenta giorni di tempo per rispondere alla richiesta.

Ma che succede se l’ente non risponde nei termini? Decorso inutilmente il termine dei trenta giorni dalla richiesta, questa si intende respinta.

Contro il diniego espresso o tacito della pubblica amministrazione sul diritto di accesso è possibile ricorrere, entro 30 giorni, al tribunale amministrativo regionale (Tar), il quale decide entro 30 giorni dalla scadenza del termine per il deposito del ricorso, uditi i difensori delle parti che ne abbiano fatto richiesta. La decisione del tribunale è appellabile, entro 30 giorni dalla notifica della stessa, al Consiglio di Stato.

Il ricorrente può stare in giudizio personalmente senza l’assistenza del difensore e l’amministrazione può essere rappresentata e difesa da un proprio dipendente, purché in possesso della qualifica di dirigente, autorizzato dal rappresentante legale dell’ente.

In caso di totale o parziale accoglimento del ricorso, il giudice amministrativo, sussistendone i presupposti, ordina l’esibizione dei documenti richiesti.

Relativamente alla richiesta di un eventuale indennizzo, è possibile avanzare una specifica richiesta (anche dinanzi al giudice di pace) per “danno esistenziale” che costituisce una sorta di zona grigia tra il danno biologico e quello morale. Infatti, il danno esistenziale, che ha già trovato esplicito riconoscimento nel panorama giurisprudenziale, non è altro che la lesione di qualsiasi interesse giuridicamente rilevante per il cittadino, risarcibile nelle sue conseguenze non patrimoniali.


note

[1] Art. 25, comma 4, Legge 241/1990.

[2] Cons. St., sent. n. 3551 del 26.06.2002 e n. 1248 del 1.10.1999.


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