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Conto cointestato: equivale ad una donazione?

22 Mag 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 22 Mag 2018



Conto corrente cointestato: di chi sono i soldi? Cointestare un conto equivale a donare la metà della somma presente sul conto all’altro cointestatario?

Generalmente, ogni conto corrente ha un solo titolare che può disporre della somma depositata dall’apertura del conto fino alla scadenza dello stesso. Non è raro, tuttavia, che due o più persone decidano di cointestarsi un conto. Il conto corrente cointestato è uno strumento molto comodo soprattutto per le famiglie: si pensi a tutte le spese che moglie e marito affrontano nell’interesse di entrambi o, comunque, a favore del nucleo familiare. Aprire un conto corrente cointestato, inoltre, può tornare utile anche per esigenze di lavoro: si pensi a due o più soci che si dividono in parti uguali il lavoro ed i proventi dello stesso.

Come ogni cosa, però, ci sono i pro e i contro. Ed infatti, in caso di conto corrente cointestato, i maggiori problemi pratici e le più insidiose criticità vengono a galla soprattutto in due ipotesi:

Conto cointestato: di chi sono i soldi?

Come anticipato, dunque, vero è che molte volte aprire un conto cointestato  può rivelarsi una comodità. L’altro lato della medaglia, però, è che spesso il deposito del denaro su un unico conto crea confusione. La legge “risolve” il problema stabilendo che il denaro depositato su un conto corrente cointestato si presume di proprietà dei titolari in parti uguali, a meno che non si riesca a dimostrare diversamente. Dunque, i soldi presenti in un conto intestato a due persone sono al 50% di un cointestatario ed al 50% dell’atro. E allora ci si pone la seguente domanda: cointestare un conto equivale a donare la metà della somma presente sul conto cointestato all’altro cointestatario? In altre parole: il conto cointestato equivale ad una donazione?

Pensiamo al caso di chi decide di cointestare il proprio conto corrente alla moglie, al  figlio o al nipote, ma lo fa solo per consentire a queste persone di aiutarlo a prelevare i soldi o a pagare le bollette. Ebbene, i cointestatari del conto possono, per ciò solo, considerarsi proprietari della metà delle somme presenti sul conto stesso?   A rispondere è stata la Corte di Cassazione con una recentissima sentenza [1]. Vediamo come.

Cointestare un conto: equivale a una donazione?

Immaginiamo il caso di una persona di età avanzata che cointesta il conto corrente a uno dei due figli. Il figlio cointestatario, poi, alla morte del genitore, pretende di avere per sé la metà dei soldi contenuti nel conto corrente, senza dividerla con gli altri eredi. Può farlo? Ebbene, nel momento in cui una persona cointesta il conto corrente ad un’altra, si presume che le abbia voluto donare metà dei soldi ivi depositati o che vi saranno in seguito depositati. Questo significa che se uno dei cointestatari del conto corrente muore, l’altro resta proprietario del proprio 50%, che non dovrà dividere con gli eredi; se poi il cointestatario è anche erede, allora potrà succedere con gli altri e concorrere alla divisione del residuo 50% del conto.

In sostanza: in presenza di un conto cointestato ed in mancanza di prova contraria, ciascun cointestatario è titolare della metà dei soldi presenti nel conto e ne può fare quello che vuole.

Tuttavia, ciò vale fino a prova contraria. È possibile cioè provare che la contestazione del conto era volta soltanto ad una migliore gestione del denaro ivi depositato, in questo caso, non si potrà più parlare di donazione ed il conto si presume di proprietà di una sola persona, nonostante la contestazione o la delega alla firma. In cosa consiste, dunque, la prova contraria? Si può dimostrare ad esempio che il conto corrente è alimentato dai redditi di uno solo dei due cointestatari e che l’altro ne ha sempre disposto per curare gli interessi del primo, riscuotendo la pensione o pagando le utenze o le imposte.

note

[1] Cass. sent. n. 77 del 04.01.2018.

Autore immagine: pixbay.com


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