Diritto e Fisco | Editoriale

Il vaccino MPR trivalente contro il morbillo causa l’autismo nei bambini?

12 giugno 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 giugno 2013



A distanza di circa un anno dalla famosa sentenza del Tribunale di Rimini esistono ancora molti dubbi sulla possibilità che il vaccino MPR causi l’autismo infantile.

Nel 2012 il Tribunale di Rimini, con una sentenza shock [1], ha accertato che il vaccino MPR (vaccino c.d. trivalente contro morbillo, parotite e rosolia) aveva provocato, con effetto quasi immediato, l’autismo in un bambino di 15 mesi. I giudici avevano così riconosciuto il danno da vaccino sulla base delle perizie medico legali dalle quali risultava il nesso di causalità tra vaccino e malattia.

La sentenza, oltre a spaventare migliaia di genitori, ha animato le critiche di numerosi medici. Il panorama medico-scientifico italiano si è, infatti, diviso tra chi approva l’orientamento seguito dai giudici e chi lo contrasta affermando che si tratti di un “falso scientifico”, non essendo possibile che il vaccino MPR causi l’autismo.

Qual è la verità? Se lo chiedono tutti i genitori, i quali hanno il diritto di conoscere i rischi dei vaccini per poter scegliere, consapevolmente, se somministrarli o meno ai loro piccoli. Si ricorda che il vaccino MPR, in Italia come in altri Paesi, non è obbligatorio.

Purtroppo non è dato sapere con certezza se esiste davvero una correlazione tra vaccini e autismo tanto da potersi rivolgere al giudice per ottenere il cosiddetto indennizzo da vaccino da parte dello Stato [2]. La risposta non è certa perché deve tener conto delle opinioni divergenti dei medici, anche di quelli di primo piano.

Da un lato è appurato che il vaccino, pur potendo avere effetti collaterali, ha salvato nel corso del tempo migliaia di bambini da malattie gravi. Tuttavia, dall’altro lato, non è certo se gli effetti collaterali siano tali da colpire il cervello, interrompere lo sviluppo del bimbo e provocarne l’autismo.

Il Dipartimento della Salute ha affermato che l’MPR rimane la migliore protezione contro morbillo, epatite e rosolia, è riconosciuto dall’Organizzazione mondiale della sanità come un vaccino sicuro e c’è una grande quantità di studi che dimostrano che i bambini che lo hanno ricevuto non sono più a rischio di autismo rispetto a quelli a cui non è stato somministrato. Dall’altro lato alcuni medici di spicco hanno accertato che, in assenza di altri disturbi, esiste una ragionevole probabilità scientifica che la somministrazione del vaccino MPR possa scatenare l’autismo.

A questo punto viene spontaneo chiedersi: se la medicina non è chiara, i giudici come si orientano? Su quali basi il Tribunale di Rimini ha deciso che Valentino (il bimbo protagonista della vicenda), a nove anni, non riesce più a parlare, a impugnare una matita e a stare con gli altri bambini per colpa del vaccino somministratogli a quindici mesi e che pertanto lo Stato deve risarcirlo?

In realtà, i giudici non possono mai prendere posizioni di assoluta certezza in quanto la certezza, in campo biopatologico non esiste. Esiste, semmai, un grado di ragionevole probabilità in base al quale il giudice accerta, con l’ausilio di uno o più medici, la correlazione tra la malattia e l’elemento che l’ha scatenata.

Il grado di ragionevole probabilità del nesso causale è, infatti, prescritto dalla legge come condizione essenziale per il riconoscimento del danno da vaccino. I periti medici e il giudice, esaminando la vittima, considerano raggiunto il grado di ragionevole probabilità ricorrendo spesso al cosiddetto criterio di esclusione: se dalle analisi mediche risulta che non ci sono altri elementi che hanno causato la malattia (per es. disturbi preesistenti nel soggetto), ne deriva che questa è stata causata dalla somministrazione del vaccino. Si tratta, dunque, di analisi delicate che devono considerare la particolarità di ogni singola vittima.

In questo modo, prima ancora del Tribunale di Rimini, hanno deciso, sempre con riguardo al legame vaccini-autismo, il Tribunale di Urbino [3] e quello Busto Arsizio [4]. Entrambi hanno accertato che il vaccino somministrato al ricorrente era stato la causa dell’autismo sulla base di una “ragionevole probabilità scientifica”.

La “ragionevole probabilità” è un concetto che allarma. Pensare che esiste la probabilità che il proprio bimbo diventi autistico per colpa di un vaccino disincentiva i genitori a recarsi all’azienda sanitaria per vaccinare i figli ritenendo che sia meglio un morbillo che l’autismo. Questa conseguenza è disastrosa per la prevenzione dei più piccoli e la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) avverte che una sentenza non può minare la fiducia nelle vaccinazioni.

Il dubbio persiste e, nell’attesa di risposte più rassicuranti, proprio di recente è stata proposta un’interrogazione alla Commissione Europea in cui si chiede maggiore chiarezza riguardo alla possibile sussistenza di un nesso causale effettivo tra autismo e vaccinazioni [5].

note

[1] Trib. di Rimini sent. n. 148 del 15.03.2012.

[2] L. n. 210/1992.

[3] Trib. di Urbino sent. n. 219/2011.

[4] Trib. di Busto Arsizio sent. n. 413/2009.

[5] Interrogazione parlamentare E-005186 dell’8 maggio 2013.


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3 Commenti

  1. È ridicolo il modo in cui i poteri legislativo e giudiziario italiano ignorino la scienza e si credano al di sopra di essa.
    Da ultimo l’Italia è stata umiliata e sbeffeggiata su tutte le pubblicazioni scientifiche di fama mondiale con riferimento alla questione Stamina.

    E prima ancora con la questione Di Bella:

  2. Avevo inserito alcuni link, ma probabilmente il filtro antispam non li ha graditi.
    Comunque qui (http:// medbunker.blogspot .it/) si trovano numerosi articoli completi sugli argomenti di cui parlavo, trattati in modo razionale e citando grandi quantità di fonti autorevoli.

  3. mio dio, da come mi descrivi il concetto di “criterio di esclusione” se il bambino insieme al vaccino ha preso una cocacola adulterata (faccio per dire) non lo sapremo mai, e avremo dato la colpa al vaccino che invece ha salvato milioni di vite.
    Beh, a mio parere la giurisprudenza italiana non ha mai brillato per razionalità.

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