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Matrimonio nullo: è dovuto l’assegno di mantenimento?

27 maggio 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 27 maggio 2018



Matrimonio nullo: l’assegno di mantenimento non deve più essere corrisposto all’ex coniuge. Ecco i dettagli e la nuova pronuncia della Cassazione

Siamo abituati a sentir parlare di assegno di mantenimento dell’ex coniuge in ambito di separazione o divorzio (per tutti i dettagli e le novità sul punto, leggi: Assegno di divorzio: di nuovo in base al tenore di vita?) Ma cosa succede nel caso in cui il matrimonio viene dichiarato nullo? In caso di intervenuto riconoscimento della nullità del matrimonio l’assegno di mantenimento deve essere corrisposto all’ex coniuge? A tanto risponderemo nel presente articolo. Prima però cerchiamo di fare chiarezza su alcuni aspetti di fondamentale importanza.

Matrimonio concordatario: cos’è?

Con l’espressione “matrimonio concordatario” si fa riferimento al matrimonio celebrato dinanzi al Ministro di culto cattolico (matrimonio religioso), vale a dire dinanzi al parroco, al quale la legge [1] riconosce, oltre agli effetti religiosi, anche quelli civili. Il matrimonio concordatario differisce, dunque, dal matrimonio civile che non ha alcun rilievo in ambito religioso ed è assoggettato alla sola normativa del codice civile e delle leggi speciali.

Quindi, mentre il matrimonio civile ha solo rilevanza giuridica; il matrimonio celebrato con il solo rito religioso acquisisce anche rilievo giuridico, a condizione che:

  • il parroco legga, durante la celebrazione, gli articoli del codice civile inerenti i diritti e gli obblighi dei coniugi;
  • vengano redatti due originali dell’atto di matrimonio;
  • l’atto di matrimonio venga trascritto nei registri dello stato civile.

Matrimonio: quando è nullo?

In determinate ipotesi il matrimonio religioso può essere dichiarato nullo. In pratica, il matrimonio nullo è come se non fosse mai stato celebrato.

I principali motivi di nullità del matrimonio possono esser così riassunti:

  • errore sull’identità della persona;
  • incapacità di assumere ed adempiere agli obblighi essenziali del matrimonio;
  • ignoranza, errore su una qualità dell’altra persona;
  • dolo, errore sull’unità o indissolubilità o dignità sacramentale del matrimonio;
  • violenza o timore, impedimenti dirimenti;
  • matrimonio rato e non consumato, impotenza.

In presenza delle condizioni predette, può essere instaurato un giudizio canonico, davanti al Tribunale competente che è quello del luogo di residenza o di domicilio dei coniugi, affinché il vincolo venga dichiarato nullo. Per produrre i suoi effetti nell’ordinamento civile, alla sentenza di nullità, deve seguire il decreto di esecutività del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e la delibazione da parte della Corte d’Appello competente.

Matrimonio nullo: la sentenza ecclesiastica di nullità

La sentenza ecclesiastica di nullità matrimoniale, emessa dal Tribunale della Chiesa, per essere riconosciuta nello Stato Italiano necessita della cosiddetta delibazione da parte della Corte d’Appello [2]. Con il termine “delibazione” è da intendersi quella procedura giudiziaria mediante la quale, in un determinato Stato, viene riconosciuta efficacia giuridica ad un provvedimento emesso da un’autorità giudiziaria di un altro Stato. Tra detti provvedimenti vi  rientrano anche le sentenze ecclesiastiche di nullità matrimoniale emesse dall’ordinamento giudiziario canonico.

La domanda di delibazione può essere presentata da un solo coniuge nei confronti dell’altro, oppure congiuntamente e deve essere sottoscritta da un legale. Successivamente al deposito della domanda e di tutta la documentazione richiesta, la Corte d’Appello, eseguiti tutti gli accertamenti del caso, verifica la sussistenza delle condizioni per rendere esecutiva la sentenza ecclesiastica.

La delibazione, per produrre i suoi effetti, ovvero il riconoscimento dell’efficacia civile alla sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del vincolo matrimoniale, deve essere poi trascritta nei registri dello stato civile. Con tale provvedimento, gli effetti civili del matrimonio vengono meno dal giorno della sua celebrazione e, nel caso in cui non sia ancora intervenuta, fa venir meno l’esigenza di esperire la domanda di divorzio.

Matrimonio nullo: spetta l’assegno di mantenimento?

Ciò posto, possiamo rispondere alla domanda che ci siamo posti ad incipit del presente articolo, vale a dire: in caso di matrimonio dichiarato nullo spetta l’assegno di mantenimento all’ex coniuge?

Sul punto, è bene sapere che nel corso del tempo si sono sviluppati diversi orientamenti giurisprudenziali.

Secondo una prima interpretazione [3], permane l’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento anche se il matrimonio viene dichiarato nullo.

Tale conclusione è nata dal fatto che quanto disposto dal giudice in sede di divorzio, con particolare riferimento alla sfera economica e patrimoniale, diventa, dopo il passaggio in giudicato della sentenza [4], intangibile. Ciò prescinde dalla sopravvenuta dichiarazione di invalidità originaria del matrimonio.

La Suprema Corte ha precisato che seppure le sentenze che hanno ad oggetto la cessazione degli effetti civili del matrimonio siano suscettibili di modifica [5], in presenza di mutamenti delle condizioni originarie, la nullità del vincolo non consentirebbe di apportare alcun mutamento, come quello di esonerare l’ex coniuge dal corrispondere l’assegno di mantenimento, perché tale circostanza non rientrerebbe tra quelle previste per legge (nel dettaglio, quelle idonee ad alterare l’assetto economico fra le parti o di relazione con i figli).

Pertanto, secondo questo orientamento, in presenza del riconoscimento della nullità del matrimonio religioso, a seguito del riconoscimento degli effetti civili della sentenza ecclesiastica, sopravvenuta ad una sentenza di divorzio, i provvedimenti di natura economica restano gli stessi. L’ex coniuge, pertanto, dovrebbe continuare a corrispondere il mantenimento.

Matrimonio nullo e assegno di mantenimento: la pronuncia della Suprema Corte

A disattendere e ribaltare completamente quanto finora enunciato è stata una recentissima ordinanza della Suprema Corte che si è resa artefice del seguente principio di diritto.

L’obbligo dell’assegno di mantenimento all’ex, stabilito in sede di separazione dei coniugi, viene meno nel caso di delibazione della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio concordatario, anche se la sentenza di separazione è passata in giudicato [6].

In virtù di quanto disposto, un ex marito si è visto accogliere il ricorso con il quale aveva chiesto la revoca dell’assegno, a seguito dell’efficacia riconosciuta dalla corte d’Appello della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del vincolo matrimoniale.

A sostegno di quanto affermato, vi è la considerazione che il contributo ha una natura differente, a seconda se corrisposto al coniuge separato o come oggetto dell’assegno divorzile. Invero, con la separazione il vincolo coniugale permane, così come il dovere di assistenza materiale. Nel divorzio, invece, il rapporto patrimoniale si estingue, e l’assegno di mantenimento ha natura assistenziale rispetto all’ex coniuge che si trova in difficoltà economica.

Ciò posto, è logico affermare che venuto meno il vincolo matrimoniale, vuoi con la sentenza di divorzio passata in giudicato o con la sentenza ecclesiastica riconosciuta efficace, viene meno anche il presupposto dell’assegno di mantenimento.

Diversamente, per la sentenza di separazione passata in giudicato, l’intervenuta nullità non deve essere vista come giustificato motivo o meno di modifica delle condizioni ivi stabilite, bensì come venir meno dell’elemento fondante il corrispettivo, quale il vincolo matrimoniale, dichiarato nullo, ovvero come se non fosse mai avvenuto.

Alla luce di tutto quanto detto, si può concludere come segue.

Chi ha ottenuto un provvedimento dell’autorità ecclesiastica dichiarativo della nullità del matrimonio religioso, non dovrà più:

  • esperire la procedura di divorzio;
  • pagare l’assegno di mantenimento, se la pronuncia della nullità segue una sentenza di separazione/divorzio non ancora definitiva.

note

[1] Concordato Lateranense del 1929 e Accordi di Villa Madama del 1984.

[2] Art. 8 n. 2 Concordato Lateranense.

[3] Cfr. Cass. Civ., sent. n. 4292/2001; Cass. Civ., sent. n. 4795/2005; Cass. Civ., sent. n. 3186/2008; Cass. Civ., sent. n. 12989/2012; Cass. Civ., sent. n. 21331/2013.

[4] Art. 2909 Cod. Civ.

[5] Art. 9 Legge 898/1970.

[6] Cass. Civ., ordinanza n. 11553 del 11.05.2018.

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