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Pignoramento pensione 2018: limiti e novità


> Business Pubblicato il 30 maggio 2018



Pensione: vediamo come funziona il pignoramento della pensione e le novità del 2018 sul minimo vitale impignorabile

Il soggetto che vanta un credito può far valere il proprio diritto facendo pignorare la pensione del debitore, ma quali sono i limiti e le modalità previste dalla legge a tutela del debitore in pensione? Qual è il minimo vitale che non può essere pignorato ai danni di un pensionato? A tanto risponderemo nel presente articolo. Vediamo allora come funziona il pignoramento della pensione 2018 e quali sono le novità sul minimo vitale impignorabile.

Pignoramento della pensione 

In caso di mancato pagamento delle somme dovute, i creditori (soggetti privati, banche, Agenzia delle entrate, Inps ecc.) possono avviare un’esecuzione forzata e aggredire la pensione del debitore. In proposito, tuttavia, è importante sapere che la legge fissa un tetto massimo entro il quale il creditore può far valere il suo diritto sulla pensione che, a salvaguardia del debitore, non è interamente aggredibile.

Ciò posto, scopriamo insieme cosa prescrive la legge a tutela del debitore e le novità apportate nel 2018 in materia di minimo vitale non pignorabile. Prima, però, chiariamo alcuni concetti di fondamentale importanza.

Esecuzione forzata: cos’è

Il primo passo da compiere, al fine di comprendere le modalità attraverso le quali la pensione può essere resa oggetto di pignoramento, è quello di soffermarci sul concetto di esecuzione forzata.

L’esecuzione forzata è una procedura diretta a sottrarre coattivamente al debitore beni di sua proprietà qualora egli non voglia spontaneamente adempiere alle proprie obbligazioni e a trasformarli in denaro per poi destinarlo alla soddisfazione generica del creditore. Il fine ultimo dell’esecuzione forzata è quello di soddisfare la pretesa del creditore, conformemente a quanto dettato in merito alla responsabilità patrimoniale del debitore [1].

Esistono tre tipologie di esecuzione forzata, ovvero:

  • esecuzione forzata mobiliare;
  • esecuzione forzata immobiliare;
  • esecuzione forzata presso terzi.

La procedura che viene in rilievo in caso di pignoramento della pensione è l’esecuzione forzata presso terzi.

Pignoramento presso terzi: cos’è

L’esecuzione forzata presso terzi si caratterizza per il fatto che ad essere aggrediti sono i beni non ancora nella disponibilità del debitore, bensì di un terzo soggetto (terzo pignorato) [2].

In altre parole, quando un debito non viene pagato nella misura e nei termini stabiliti, il nostro ordinamento prevede la possibilità per il creditore di fare ricorso ad una misura specifica, quale il pignoramento presso terzi.

Rispetto alle altre procedure di pignoramento, quest’ultima si distingue in quanto vede il coinvolgimento non solo del debitore e del creditore, ma anche di una terza persona che ha nelle proprie mani i beni o le somme del debitore o, diversamente, intrattiene con il predetto un rapporto tale per cui lo stesso sia a sua volta creditore.

Pignoramento presso terzi: come funziona

Il pignoramento presso terzi inizia con una “comunicazione” inviata sia al debitore che al terzo pignorato (vale a dire, la banca, il datore di lavoro, l’Inps) che è appunto l’atto di pignoramento. L’atto di pignoramento, dunque, deve essere notificato al terzo ed al debitore e deve necessariamente contenere l’ingiunzione a non compiere atti dispositivi sui beni e sui crediti assoggettati al pignoramento [3].

Nell’atto di pignoramento, inoltre, debbono essere riportati:

  • l’indicazione delle cose e delle somme dovute;
  • l’intimazione al terzo di non disporre dei beni se non per ordine del giudice;
  • la dichiarazione di residenza o elezione di domicilio nel Comune in cui ha sede il Tribunale competente;
  • l’indicazione dell’indirizzo pec del creditore;
  • la citazione del debitore a comparire dinanzi al Giudice competente, indicando un’udienza nel rispetto del termine dilatorio di pignoramento [4];
  • l’invito al terzo di rendere entro 10 giorni al creditore procedente la dichiarazione di quali cose o di quali somme è debitore o si trova in possesso [5], in caso contrario, dovrà renderla in udienza.

Pignoramento della pensione

Ciò detto, non ci resta che tornare sulla questione centrale che qui ci interessa, vale a dire quella concernente il pignoramento della pensione.

Ebbene, mediante il pignoramento presso terzi, l’assegno previdenziale del debitore può essere pignorato, anche se lo stesso ancora non è ancora nella disponibilità del debitore.

L’esecuzione forzata può essere richiesta da qualsiasi creditore: da un privato, una banca, dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione e via discorrendo; ma ad una condizione, che la procedura di esecuzione sia stata disposta da un giudice.

Pignoramento della pensione: come funziona

La pensione del debitore può essere pignorata nelle forma che seguono:

  • aggredendo la pensione del debitore direttamente presso l’ente erogatore, dunque, direttamente presso l’Inps o altro ente previdenziale, prima che l’importo venga corrisposto al pensionato;
  • aggredendo la pensione del debitore dopo che la stessa venga accreditata sul conto corrente bancario o postale del pensionato.

In tali casi, ovviamente, il creditore si rivolgerà alla banca o alla posta, quali terzi pignorati.

A seconda che il trattamento previdenziale venga accreditato prima o dopo la notifica del pignoramento, vigono diversi limiti da rispettare. Vediamo quali sono.

Pensione: minimo vitale e limite pignorabile

Così come stabilito dalla legge in tema di pignoramento dello stipendio, anche per quanto riguarda la pensione esistono dei limiti dettati a tutela del debitore, al fine di garantirgli un minimo vitale che gli consenta di poter almeno sopravvivere. Non a caso le regole dettate per il pignoramento dello stipendio, seppur differenti per alcuni versi, sono affini a quelle applicate per il pignoramento della pensione.

Per quanto concerne i limiti, dunque, sia per lo stipendio che per la pensione, vi è la necessità di garantire un “minimo vitale” al debitore.

Nel dettaglio, la legge ha prescritto che le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità o di altri assegni di quiescenza, non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale aumentato della metà [6]. Il limite pignorabile della pensione è comunque pari ad 1/5. Ma cerchiamo di fare chiarezza.

Pignoramento pensione: il calcolo del minimo vitale

Per calcolare il minimo vitale, quale parametro per stabilire la parte impignorabile della pensione, occorre prendere come riferimento l’importo dell’assegno sociale (sussidio economico destinato a persone che hanno redditi inferiori alle soglie minime stabile per legge) ed aumentarlo della metà.

Per meglio comprendere: nell’anno corrente 2018 l’assegno sociale riconosciuto per legge ammonta ad euro 453,00.

Pertanto, conformemente a quanto detto, il minimo vitale sarà pari ad euro 679,50:

453:2 = 226,50

453,00+226,50 = 679,50.

Pensione: ecco il limite pignorabile

Per il calcolo della parte pignorabile della pensione bisognerà detrarre il minimo vitale dall’importo della pensione.

Supponendo una pensione di anzianità pari ad euro 1.500,00 mensili si avrà quanto segue:

1.500,00 – 679,50 di minimo vitale = 820,50.

Si giunge alla conclusione, dunque, che la parte pignorabile della pensione è pari ad euro 820,50.

Orbene, ogni mese il debitore vedrà pignorati dalla pensione circa euro 164,00 (vale a dire 1/5 dell’ammontare pignorabile) fino al saldo del debito.

Il calcolo muta nel caso in cui la pensione venga accreditata sul conto corrente del debitore prima che gli venga notificato l’atto di pignoramento.

In tale specifico caso, infatti, si potrà pignorare solo 1/5 della parte eccedente a tre volte l’assegno sociale, o meglio:

453 (assegno sociale) x3= 1359

1500 (importo pensione supposto) – 1359 (minimo vitale) = 141

Orbene, la parte pignorabile sarà di euro 141,00. Il debitore, dunque, vedrà pignorarsi 1/5 della pensione mensilmente, pari ad euro 28,20, fino a che non arrivi all’importo del debito.

Pensione: pignoramento da parte dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate – Riscossione può, in virtù di un credito esattoriale vantato, procedere al pignoramento presso terzi della pensione del debitore.

Il limite pignorabile, però, in tali specifici casi, varia a seconda dell’importo della pensione, ovvero:

  • 1/10 per importi fino ad euro 2.500;
  • 1/7 per importi compresi tra euro 2.500 ed euro 5.000;
  • 1/5 per importi superiori ad euro 5.000.

note

[1] Art. 2740 Cod. Civ.

[2] Art. 543 Cod. Proc. Civ.

[3] Art. 492 Cod. Proc. Civ.

[4] Art. 501 Cod. Proc. Civ.

[5] Art. 547 Cod. Proc. Civ.

[6] D.L. n. 83/2015.

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