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Chi ripaga il prestito in caso di morte?

31 Maggio 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 31 Maggio 2018



Chi è tenuto a rimborsare il prestito alla banca in caso di morte del beneficiario? Facciamo chiarezza per comprendere eventuali rischi in capo agli eredi

Quando si decide di chiedere un prestito bisogna considerare numerosi aspetti, tra questi anche chiedersi chi ripaga il prestito in caso di morte. Infatti è sempre bene tenere conto di qualsiasi eventualità quando si progetta l’accesso al credito per cifre consistenti, soprattutto in considerazione degli eventuali rischi che potrebbero poi ricadere sugli eredi.

Prestito: chi lo rimborsa in caso di morte del beneficiario?

La domanda su cosa accade al prestito in caso di morte del beneficiario può avere molte risposte a seconda della tipologia di prestito. Nel caso di cessione del quinto dello stipendio o della pensione, per esempio, non c’è da preoccuparsi atteso che come abbiamo già detto in Cessione del quinto: cos’è e come funziona? l’erogazione di questo finanziamento è infatti subordinata alla sottoscrizione di un contratto assicurativo rischio vita, che tutela sia il beneficiario e i suoi familiari, sia l’ente erogatore. Nel caso dei prestiti con cessione del quinto, infatti, l’assicurazione sul prestito è obbligatoria per legge. Per questo tipo di finanziamento, in cui la rata mensile viene rimborsata tramite trattenuta di non oltre il 20% della busta paga o della pensione, è richiesta una polizza assicurativa obbligatoria contro il rischio vita e il rischio impiego.

In realtà, la stipula di una polizza assicurativa ricorre nella maggior parte dei casi: all’atto di stipulazione del prestito, vengono inserite delle coperture assicurative, che servono a tutelare la banca o la società finanziaria dal rischio d’insolvenza del cliente, e a garantire il titolare del prestito e i suoi eredi in caso di morte. In mancanza di assicurazioni sui finanziamenti, gli eredi che non abbiano rinunciato all’eredità sono chiamati a saldare i debiti del defunto.

Prestito: le polizze assicurative

Come anticipato, mentre nel prestito con cessione del quinto la copertura assicurativa è obbligatoria, negli altri casi di prestiti personali queste sono facoltative. In generale, le coperture assicurative che è possibile associare ai prestiti sono di due tipi:

  • le polizze a copertura del credito, dette anche Cpi (Credit Protection Insurance);
  • le polizze accessorie.

In presenza di una di queste polizze, in caso di decesso, l’assicurazione provvede a rimborsare la banca. Nel momento in cui si verifica questa situazione, l’assicurazione Cpi provvede all’estinzione completa e anticipata del prestito.

Naturalmente il costo delle polizze deve essere incluso nel calcolo del Taeg (Tasso annuo effettivo globale), ossia quel valore che indica il costo complessivo del finanziamento e che consente di valutare la convenienza tra diverse proposte di prestito. Il pagamento della polizza Cpi può avvenire sia in un’unica soluzione, all’inizio del finanziamento, sia a rate, con una quota mensile che va a sommarsi alla rata del prestito.

All’atto della stipula del contratto, l’assicurato sottoscrive una autocertificazione sul proprio stato di salute. Se però l’importo del prestito richiesto supera un determinato limite (attualmente circa 50mila euro) oppure se l’età  del richiedente è avanzata allora l’assicurazione può richiedere la compilazione di un certificato dettagliato da parte del medico dell’assicurato.

Finanziamento: i rischi esclusi dalle polizze

Fermo quanto detto sinora, è bene sapere, però, che esistono casi in cui l’assicurazione non copre il rischio morte. Questi casi sono:

  • suicidio dell’assicurato nei primi 24 mesi dalla data di stipula;
  • quando risultino importanti elementi di rischio clinico (ad esempio malattie gravi, tumori ecc.) sottaciuti nell’autocertificazione al momento della stipula;
  • nel caso di partecipazione dell’assicurato a eventi dolosi che ne hanno causato la morte.

Prestito: gli obblighi degli eredi

Come detto, però, in mancanza di assicurazioni sui finanziamenti, gli eredi che non abbiano rinunciato all’eredità sono chiamati a saldare i debiti del defunto. Il codice civile, infatti, stabilisce che i debiti lasciati da una persona, alla sua morte, si trasmettono agli eredi che hanno accettato l’eredità in proporzione alla quota di ciascuno. Se un debito grava sulla massa ereditaria, questo si riversa inevitabilmente su coloro che hanno accettato l’eredità.

L’unico modo per evitare di pagare il prestito del de cuius è rinunciare all’eredità. L’eredità può essere accettata o rifiutata nel termine di 10 anni dall’apertura della successione (ossia dal decesso). In alternativa, l’erede può accettare l’eredità con beneficio di inventario: questo tipo di accettazione determina una separazione tra il patrimonio ereditato e quello proprio dell’erede, sicché i creditori del defunto potranno pignorare solo i beni passati in successione e non quelli personali dell’erede stesso. Se, per esempio, un erede, già titolare di due immobili, ottiene con la successione una terza casa, in presenza di una accettazione con beneficio di inventario, la banca insoddisfatta potrà pignorare solo quest’ultima e non le due già intestate all’erede.


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